L’esempio di quello che potrebbe succedere in caso di mancati accorgimenti arriva dalla Corea del Sud. Seul ha messo sotto controllo l’epidemia di Covid-19 e il suo modello, basato su un mix di tecnologia, organizzazione politica e senso civico, è stato elogiato in tutto il mondo. Da diverse settimane i nuovi casi di pazienti positivi all’infezione crescono a ritmi irrisori e, negli ultimi cinque giorni, hanno superato la soglia delle dieci unità soltanto una volta.

Attenzione però, perché come scrive l’Associated Press, l’ultimo bollettino sudcoreano ha registrato 25 nuovi contagi, 15 dei quali collegati a un paziente di 29 anni. Lo scorso fine settimana l’anonimo untore ha visitato tre locali notturni a Itaewon, popolare quartiere di Seul, prima di risultare positivo al test nella giornata di mercoledì. A quel punto il danno ormai era fatto.

Dalle prime ricostruzioni sembra che all’interno dei nightclub da lui frequentati l’uomo non indossasse alcuna mascherina e, proprio per questo motivo, le autorità si aspettano un aumento nel numero degli infetti mano a mano che gli operatori sanitari tracceranno e testeranno i contatti del contagiato. Giusto per rendersi l’idea dei possibili danni, gli elenchi dei visitatori dei club visitati dal malato parlano chiaro: soltanto sabato hanno ricevuto oltre 1.500 clienti.

I locali notturni in Corea del Sud

Quanto accaduto in Corea del Sud rappresenta una bomba a orologeria che potrebbe presto finire tra le mani dei governi occidentali. Da queste parti era tutto pronto per ripartire. Le scuole avrebbero dovuto riaprire la prossima settimana ma la decisione adesso è oggetto di discussione. ”È ancora presto per dire se dobbiamo rimandare l’apertura delle scuole. Monitoreremo la diffusione del virus ed esamineremo le informazioni”, ha spiegato Jeong Eun Kyeong, direttore dei Korea Centers for Disease Control and Prevention.

Complici gli ottimi numeri epidemiologici, Seul aveva allentato le misure di distanziamento sociale e stava programmando la graduale ripresa delle attività scolastiche. Dopo quanto accaduto il governo teme nuovi focolai e ha consigliato a discoteche, bar, nightclub e luoghi di intrattenimento simili, di chiudere in tutto il Paese per un mese. Al momento non c’è nessun obbligo anche se l’obbligatorietà potrebbe scattare nel caso in cui le infezioni dovessero aumentare.

Il viceministro della Sanità, Kim Gang Lip, ha spiegato che 13 dei nuovi casi erano colleghi di ufficio dell’uomo trovato positivo dopo aver visitato i nightclub di Seul, mentre una dozzina rientravano tra gli amici con cui il paziente aveva trascorso la serata. ”Una goccia d’inchiostro nell’acqua limpida si diffonde rapidamente”, ha detto il viceministro Kim, aggiungendo che ”chiunque può diventare quella goccia di inchiostro che diffonde il Covid-19”.

L’industria del sesso in Giappone

Ricordiamo che l’industria del divertimento notturno abbraccia un settore molto ampio, che comprende locali di ogni tipo. Ci sono le semplici discoteche, i pub, i club ma anche i nightclub nell’accezione occidentale del termine (ovvero locali notturni in cui i clienti possono usufruire di spettacoli erotici) e altri luoghi simili. Al tempo del Covid-19 basta pochissimo per creare i presupposti di un nuovo focolaio.

Spostiamoci dalla Corea del Sud e voliamo in Giappone, dove la situazione è ancora più complessa. Come ha sottolineato Il Foglio, il governo nipponico ha consigliato ai cittadini di stare a casa, senza tuttavia obbligarli. Tralasciando la cultura del lavoro, vale la pena accendere i riflettori sul citato divertimento notturno, formato da tre rami: l’industria del sesso, i luoghi dove si beve e quelli in cui si gioca d’azzardo. Per quanto riguarda questi ultimi, i locali sono stati chiusi con la minaccia di dare in pasto all’opinione pubblica nome e cognome degli eventuali trasgressori. I bar possono lavorare fino alle 20 e hanno imparato ad affidarsi al delivery. E il sesso?

Il discorso è più complesso. Non stiamo parlando soltanto di un divertimento ma di un vero e proprio business, visto che in Giappone, collegato al sesso, c’è un giro d’affari dal valore di 24 miliardi di dollari l’anno. Complice la minaccia del nuovo coronavirus, è difficile per le autorità controllare hotel e strip club, perché i frequentatori difficilmente ammetterebbero di essere stati in quei posti. E allora, anche in un settore ad alto rischio come questo, ecco che sono nate pratiche alternative che permettono – nei limiti del possibile – di ridurre i contatti e garantire protezione delle persone coinvolte. Oltre a fornire mascherine e ai gel igienizzanti agli avventori, si punta sul mantenimento delle distanze di sicurezza, soprattutto quando i clienti chiedono di uscire con le ragazze soltanto per compagnia. Basterà per evitare la tanto temuta ”seconda ondata”?

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.