Fino a qualche giorno fa la Spagna era considerata il “peggior Paese d’Europa” nella lotta contro il coronavirus. Oggi, nell’occhio del ciclone, è finita anche la Francia. I numeri dei nuovi casi giornalieri fatti registrare da Parigi iniziano a essere preoccupanti: +5.413 in data 30 agosto, +5.453 il 29 e addirittura +7.379 il 28. Quest’ultima cifra rappresenta tra l’altro la seconda rilevazione francese peggiore di sempre alle spalle del +7.578 ottenuto il 31 marzo, in piena emergenza nazionale.

È evidente che oltralpe qualcosa non stia più funzionando come si deve. Sarà tutta colpa delle vacanze estive? Oppure la causa è da ricercare in un abbassamento della guardia collettivo? Certo è che, come ha confermato il primo ministro, Jean Castex, “sta succedendo qualcosa che gli scienziati non avevano previsto”.

Per evitare di tornare nell’incubo, cioè con l’intera nazione in lockdown e le terapie intensive straripanti di pazienti attaccati ai respiratori, il governo ha irrigidito alcune norme. Ad esempio a Parigi è tornato l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, così come in altri centri come Tolosa e Marsiglia. Il numero quotidiano di tamponi è schizzato alle stelle, toccando i 90mila giornalieri. Eppure non può bastare la matematica per spiegare la quadruplicazione dei casi in appena un mese.

Il nodo delle scuole

Al netto dei cambiamenti relativi al modello di trasmissione, con il virus che adesso circola maggiormente tra i giovani (questa, a detta di alcuni esperti, sarebbe la vera chiave di lettura), è impossibile non prendere in considerazione la risposta politica del governo di Emmanuel Macron all’emergenza Covid. Il presidente francese ha da tempo deciso di riaprire le scuole il primo settembre. Tuttavia c’è chi ha chiesto al capo dell’Eliseo di ripensarci.

Un gruppo di medici e scienziati ha pubblicato un appello sul quotidiano Parisien nel quale si chiede al governo di aspettare. Il messaggio di fondo è uno e chiaro: la Francia non è pronta a riaprire gli istituti scolastici. Come ha scritto Repubblica, nel mirino degli esperti troviamo sia la scelta di imporre l’uso delle mascherine solo agli alunni di medie e licei e non anche alle elementari, che la mancanza del distanziamento nelle varie classi. Detto altrimenti, i protocolli di Parigi non sarebbero sufficienti a evitare che le scuole possano diventare i nuovi focolai.

Le voci del governo vanno in tutt’altra direzione. Il ministro dell’Istruzione, Jean Michel Blanquer, ha promesso ai genitori dei ragazzi che si tornerà quasi normalmente a pieno regime. A differenza di quanto sta accadendo in Italia, in Francia il tema dei banchi monoposto non ha mai trovato spazio nel dibattito pubblico. Le armi che avranno a disposizione gli studenti per stroncare i contagi sono due: lavaggio di mani e mascherine, obbligatorie a partire da 11 anni. Nessuna limitazione per il numero di alunni presenti in ciascuna classe.

La risposta di Parigi e i dubbi degli esperti

I problemi non mancano: si va dalle proteste dei sindacati, che evidenziano la mancanza di risorse per puntellare l’organico scolastico, alla responsabilità dei presidi che, nonostante un premio di 450 euro, devono fare i conti con gli orari sfasati delle lezioni e altre “innovazioni” tecniche per evitare il peggio. Insomma, da maggio a oggi il governo francese non si è impegnato più di tanto per trovare soluzioni. Anche perché, come abbiamo visto, neppure il numero di alunni per classe è stato ridotto.

Macron insiste nel voler tornare alla normalità. La convivenza con il virus va però gestita in modo maniacale fin nei minimi dettagli; la dimostrazione di quello che potrebbe succedere in caso di passo falso arriva dalla Corea del Sud, dove Seul è ripiombata in un mezzo incubo di fine estate. Secondo quanto riportato dal quotidiano Le Figaro, il ministro Blanquer ha assicurato che in Francia non ci sarà carenza di insegnanti nelle classi, per la ripresa dell’anno scolastico dopo la crisi del coronavirus.

Il ritorno nelle classi “è stato ben preparato, nonostante la crisi sanitaria. Si sono tenute le gare d’appalto, abbiamo assunto il personale. Nell’istruzione primaria abbiamo reclutato più insegnanti. Quindi non ho preoccupazioni su questo punto, soprattutto perché abbiamo i mezzi per le sostituzioni”, ha concluso il ministro francese. In ogni caso, gli ultimi i bollettini quotidiani indicano che Parigi dovrebbe invertire quanto prima la rotta.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.