“Nazioni come la nostra potrebbero fare riferimento più utile a istituzioni come l’Ecdc di Stoccolma oppure all’Ema ad Amsterdam. Ne abbiamo diverse di istituzioni più scientifiche dell’Oms”. Tuonano ancora le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa su InsideOver dal virologo Giorgio Palù quando è intervenuto in merito all’operato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla gestione della pandemia da coronavirus. Ma quali sono le agenzie cui si riferisce?

Il ruolo dell’Ecdc

Con l’acronimo Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie nasce con l’obiettivo di fortificare le difese dell’Europa contro tutte le malattie infettive che minacciano la popolazione. Questa almeno è la “mission” dichiarata anche all’interno del sito istituzionale. Si tratta quindi di un’agenzia preposta a raccogliere le informazioni necessarie, attraverso i propri organi, relativamente al rischio di malattie trasmissibili, che potrebbero creare seri problemi alla salute pubblica. Da qui l’assoluta attualità dell’Ecdc nella fase emergenziale legata al Covid-19 che l’intero vecchio continente sta attraversando a partire da febbraio. In che modo l’agenzia attua il suo delicato ruolo? Esiste al suo interno una fitta rete di organismi nazionali che scambiano informazioni su possibili allarmi di carattere sanitario: una mole importante di dati, i quali vengono poi tutti convogliati nella sede centrale di Stoccolma. Sono tre le principali Agenzie con le quali l’Ecdc interagisce nell’ambito delle proprie funzioni: l’Ema, l’Efsa e l’Oms. L’ultima la si conosce oramai piuttosto bene, la prima invece è l’agenzia europea del farmaco, mentre l’Efsa è l’autorità per la sicurezza alimentare ed ha sede a Parma.

In questo lungo periodo caratterizzato dalla pandemia, l’Agenzia è intervenuta più volte esprimendosi sul grado di pericolosità del virus sotto il profilo scientifico. A tal fine  sono stati redatti anche diversi documenti contenenti le valutazioni del rischio ed elaborate le strategie di difesa considerate più efficaci. La chiave, secondo i principali rappresentanti dell’Ecdc, sta nella comunicazione immediata agli Stati membri, strumento considerato come il più efficace per contenere la diffusione del virus. Una piccola macchia ha però caratterizzato lo svolgimento dell’attività dell’Agenzia poco prima lo scoppio della pandemia. In un vertice di due giorni conclusosi lo scorso 18 febbraio tra i delegati dell’Ecdc sul coronavirus, nel documento redatto e pubblicato da Repubblica ed El Pais il rischio di diffusione del virus è stato ritenuto “sotto controllo”. Tre giorni dopo in Italia è stato individuato il paziente 1.

L’Agenzia Europea per i medicinali

Se da una parte vi è un’Agenzia che vigila sulle malattie infettive che possono colpire le popolazioni europee, dall’altra vi è un’Agenzia che si occupa della supervisione  e del controllo della sicurezza dei medicinali destinati agli uomini o agli animali all’interno dell’Ue. Si tratta dell’Ema, ovvero l’Agenzia Europea per i medicinali. In molti ricordano questo nome in virtù di un braccio di ferro tra Milano e Amsterdam che ha quasi creato un tifo da stadio nel novembre del 2017 quando, dopo la Brexit, è stato necessario trasferire via da Londra l’originaria sede dell’organizzazione. Ad avere la meglio è stata la capitale olandese, che dallo scorso anno ospita i nuovi uffici.

L’Ema tutela la salute dell’uomo e degli animali attraverso l’attività di valutazione della documentazione inviata dalle case farmaceutiche sulle medicine che vogliono portare sul mercato. Come il simile modello americano della Food and Drug Administration (FDA), l’Ema fornisce una supervisione sulla sicurezza dei farmaci senza sostituirsi però alle Agenzie nazionali del Farmaco. La sua è più una funzione di coordinamento. Lo si evince anche dal regolamento europeo, risalente al 2004, messo in campo per dare il via libera a farmaci e vaccini: quando una casa farmaceutica vuol mettere in commercio un medicinale ne fa richiesta a questa Agenzia che ne affida la valutazione ad un comitato scientifico ad hoc. Quest’ultimo si esprime sulla sicurezza del prodotto.

Il percorso per l’approvazione del vaccino

 Gli occhi dell’Europa in questi giorni sono tutti proiettati verso i nuovi uffici dell’Ema. Mai tanta attenzione mediatica era stata riversata sull’attività dell’agenzia del farmaco con sede ad Amsterdam. Proprio da qui usciranno quei verdetti tanto attesi dai governi e dai cittadini del vecchio continente. Il 21 dicembre l’Ema esprimerà il proprio parere sul vaccino prodotto dalla Pfizer-BioNTech. Qualora dalla capitale olandese dovesse arrivare il via libera, allora si aprirebbe definitivamente l’iter conclusivo per la commercializzazione dei vaccini. E sarà una corsa contro il tempo per arrivare già prima di capodanno con le dosi pronte ad essere somministrate in tutta Europa, Italia compresa.

Ecco perché il ruolo dell’Ema in questo caso sta risultando essenziale. La stessa agenzia ha anticipato il giorno della riunione di abbondanti 8 giorni. Inizialmente il parere doveva essere emesso il 29 dicembre ma grazie a nuovi documenti pervenuti dalle aziende interessate, come hanno fatto sapere direttamente da Amsterdam tramite note stampa, ci si riunirà nell’ultimo lunedì prima di Natale. Subito dopo la palla passerà a Bruxelles: qui la Commissione Europea, secondo il meccanismo della procedura centralizzata di autorizzazione prevista dal regolamento 726/2004, dovrà esprimere un ulteriore parere. Dalla sede dell’esecutivo europeo, hanno già fatto sapere che entro due giorni dovrebbe esserci il proprio disco verde. Poi sarà la volta degli Stati nazionali: in Italia il compito di dare il definitivo via libera spetterà all’Aifa.

Oms sempre più ai margini in futuro?

L’attenzione riservata alle attività dell’Ema, così come di altre agenzie europee ed americane, da un lato è dovuta alle attese per le sorti dei vaccini. Dall’altro lato però, essa potrebbe essere premonitrice di un progressivo indietreggiamento dell’Oms nella scala gerarchia del mondo scientifico. Il ruolo negativo avuto dall’agenzia delle Nazioni Unite, gli errori commessi, la confusione perdurante prima e dopo la dichiarazione di pandemia, hanno inciso e non poco sulla sua reputazione. Finita l’emergenza, è la scommessa fatta da buona parte della comunità scientifica, si aprirà una resa dei conti. Sia all’interno dello stesso mondo scientifico che tra le mura della sede dell’Oms.

In poche parole, l’Europa e buona parte della comunità internazionale sotto il profilo sanitario in futuro guarderanno sempre meno verso Ginevra e sempre più verso Amsterdam, Stoccolma e le città che ospitano altre agenzie scientifiche. Non sono pochi i virologi e gli studiosi che in questi mesi hanno ribadito, provocatoriamente e non, che oramai si è pronti a poter fare a meno dell’Oms. Quest’ultima viene vista come un’agenzia più politica che scientifica: “L’Oms è formata da burocrati che rispondono ai propri Paesi e quindi ad istanze politiche più che scientifiche”, ha ricordato su InsideOver lo scorso 9 novembre Giorgio Palù, nel frattempo diventato nuovo presidente dell’Aifa.

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