In base a quanto sta accadendo in giro per l’Europa, viene quasi da pensare che la campagna di vaccinazione orchestrata dall’Italia sia più un’operazione mediatica che non un tentativo di immunizzare la popolazione italiana nel minor tempo possibile. Da qualunque parte lo si guardi, il piano del governo giallorosso mostra limiti e falle. A cominciare dalla tempistica, un aspetto probabilmente trascurato pensando che Bruxelles fosse in grado di dirigere l’orchestra della solidarietà europea dei vaccini anti Covid.

Così non è stato, visto che l’Unione europea, incaricata di trattare con le case farmaceutiche in nome di ogni Paese membro, è inciampata subito su una gaffe non da poco. Secondo quanto ricostruito dai media tedeschi, l’Ue avrebbe commesso un errore di valutazione – se così può essere definito -, compromettendo l’acquisto di 340 milioni di dosi dei antidoti prodotti da Pfizer-BioNTech e Moderna, ovvero i più avanzati in circolazione.

Pare infatti che l’Europa volesse suddividere le fette della torta dei vaccini in modo tale da garantire adeguate quote dell’affare a tutte le aziende farmaceutiche in corsa. Purtroppo i francesi di Sanofi hanno riscontrato un problema con il loro vaccino, hanno alzato bandiera bianca e il castello di carte costruito dall’Europa è crollato all’istante. Al di là di questa faccenda, smentita rigorosamente dalla Commissione europea, c’è chi, tra i Paesi membri, ha ragionato con la propria testa.

Una corsa contro il tempo

È il caso, ad esempio, della Germania. Che, oltre a ricevere un numero di vaccini in linea con quanto previsto dal sistema di quote preparato da Bruxelles (55,8 milioni di unità), ha stretto un accordo bilaterale con Pfizer-Biontech per accaparrarsi 30 milioni di dosi extra ed è riuscita a portare a casa, in vista del V-day, oltre 150mila dosi (a fronte dei 9.750 vaccini simbolici distribuiti alla maggior parte dei Paesi europei).

Per quale motivo Angela Merkel ha rotto il patto europeo di solidarietà? Semplice: gli esperti tedeschi, dopo aver fatto un paio di calcoli, si sono resi conto che, rispettando le modalità di acquisto decise dall’Ue, Berlino non sarebbe probabilmente stata in grado di raggiungere la tanto agognata immunità di gregge entro il prossimo autunno. Da qui, il colpo di coda del governo tedesco.

Strutture e produzione

Sul piano vaccini, l’Italia rischia di restare ferma al palo. Sempre prendendo in considerazione la Germania, il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha annunciato che il governo federale intensificherà la produzione del vaccino Pfizer-BioNTech sul proprio territorio. In altre parole, Berlino farà di tutto per facilitare l’operatività di nuovi impianti. Si è parlato di una fabbrica di Novartis recentemente acquisita da BioNTech in quel di Marburg, in Assia. Quello stabile, al momento in fase di ristrutturazione, tra febbraio e marzo dovrebbe essere capace di sfornare preziose dosi extra.

Tornando all’Italia, il nostro Paese avrebbe potuto cercare di convincere una delle case farmaceutiche in corsa a produrre il vaccino sul territorio italiano. In che modo? Mettendogli a disposizione uno stabilimento produttivo (proprio come sta facendo adesso la Germania). Da quella fabbrica, sarebbero così usciti vaccini per l’Europa ma anche – ovviamente pagando – “dosi extra” per l’Italia.

Certo, per dare vita a un piano del genere sarebbe stato necessario investire alcune risorse; prima per adibire una fabbrica per la produzione, poi per acquistare in anticipo una quantità di dosi (un rischio da correre). Così non è stato fatto. A dire il vero, anche volendolo, l’Italia non avrebbe forse nemmeno potuto contare su un personaggio carismatico in grado di convincere un colosso come Pfizer o Moderna a produrre il vaccino anti Covid in Italia.

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