La campagna vaccinale europea, seppur tra incertezze e difficoltà, mira a raggiungere l’immunità di gregge nei confronti del Covid-19 entro la fine dell’estate. Il percorso di avvicinamento all’obiettivo è composto da tappe intermedie che consentiranno, ad un numero sempre maggiore di persone, di immunizzarsi nei confronti della malattia. Non è chiaro, però, se e quando questi cittadini, una volta vaccinati, potranno tornare alla normalità prima degli altri. In Germania il tema è stato affrontato dal ministro della Salute Jens Spahn che ha chiarito come le persone immunizzate, una volta che la terza ondata sarà alle spalle e le misure restrittive allentate, potranno viaggiare od usufruire dei servizi senza alcuna restrizione. Il piano di Spahn è basato su una serie di evidenze scientifiche raccolte dal Robert Koch Institute (RKI), un’organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive in Germania e facente parte del ministero della Salute. L’Istituto ha reso noto che le persone completamente vaccinate potrebbero non essere più sottoposte alla quarantena e che hanno un rischio di trasmissione del virus, quindici giorni dopo aver ricevuto la seconda dose, inferiore a quello di chi si è sottoposto ad un test antigenico con esito negativo.

La Scandinavia  è in prima fila

La Germania non è l’unico paese europeo ad aver pianificato una simile iniziativa e tra i sostenitori di questa linea c’è anche la Danimarca. Copenaghen ha  lanciato un passaporto “interno” per il Covid-19 che consentirà ai vaccinati, a chi è guarito dal Covid ed a chi ha un test negativo non più vecchio di 72 ore di accedere ai negozi che verranno via via riaperti entro la fine di maggio. Si parte con parrucchieri e saloni di bellezza per passare alle terrazze dei ristoranti a partire dal 21 aprile e concludere con musei, cinema e teatri a partire dal 6 maggio. Il paese dovrebbe riaprire completamente entro il 21 maggio quando il governo dovrebbe aver vaccinato gli over 50. Il passaporto può essere scaricato in formato digitale oppure essere presentato in forma cartacea mentre le attività economiche ed i clienti che non lo utilizzeranno nella maniera corretta potranno essere soggetti a multe. La Danimarca è una delle prime nazioni del Vecchio Continente ad aver implementato un sistema di questo genere. Il sistema dovrebbe restare in vigore fino al momento in cui tutti gli adulti avranno accesso al vaccino.

Il governo svedese ha annunciato che i cittadini del paese potranno scaricare, a partire da giugno, un certificato vaccinale che potrà essere conservato sui cellulari e che, secondo quanto riferito dal ministro per lo sviluppo digitale Anders Ygeman (le sue parole sono state riportate dall’agenzia Xinhua e citate da Ncfw.com) , “potrebbe essere utilizzato per accedere ad alcuni eventi o servizi in Svezia”. Yegman ha anche chiarito che bisognerà fare in modo di evitare discriminazioni nei confronti delle persone che non potranno essere vaccinate. L’Estonia dovrebbe iniziare a rilasciare certificati digitali, che mostrino la prova della vaccinazione, entro la fine di aprile. Le persone potranno scaricare un codice che gli consentirà di dimostrare che sono stati vaccinati e quante dosi hanno ricevuto. L’Islanda è stato il primo paese europeo ad introdurre, già alla fine di gennaio, i passaporti per i vaccinati. Tra le nazioni in cui il passaporto vaccinale è già realtà c’è Israele, una delle nazioni più avanti . Qui il documento viene già richiesto per accedere a bar, ristoranti, musei e locali.

I timori

I principali dubbi sul passaporto vaccinale riguardano la possibilità di discriminazioni. Il timore è quello di facilitare la nascita di cittadini di prima e di seconda classe, soggetti ad un trattamento divergente e ad una restrizione asimmetrica delle proprie libertà civili. Si rischia, dunque, di alimentare rabbia, tensioni sociali e l’ostilità verso lo Stato manifestata da alcuni segmenti della popolazione. Tra le nazioni più prudenti c’è anche l’Italia che intende allinearsi al passaporto europeo, destinato a facilitare i viaggi, senza  aggiungere alcun tipo di iniziativa interna. Si tratta di una scelta che non faciliterà la vita di palestre e ristoranti, chiusi da molto tempo e che potrebbero beneficiare dell’accesso di chi ha in tasca il certificato vaccinale. L’introduzione di una tessera che certifica la vaccinazione consentirebbe tanto agli operatori quanto ai clienti di poter lavorare e godersi la vita in totale sicurezza ma, almeno per il momento, sembra che non ci siano molte speranze che ciò possa accadere.

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