Il 2020 è stato segnato dallo scoppio della pandemia provocata dal virus SARS-CoV-2 e dal suo dilagare in quasi tutti i Paesi del mondo. Ci sono, però, alcune nazioni che sono riuscite a resistere all’avanzata del contagio riportando pochi o nessun danno. Si tratta, perlopiù, di Stati insulari dell’Oceania, remoti e difficilmente raggiungibili anche in tempi in normali ma anche di Paesi autoritari ed isolati come la Corea del Nord ed il Turkmenistan. Sullo sfondo ci sono anche quelle nazioni che hanno arginato, con efficacia, il virus ed hanno registrato pochissime infezioni.

I segreti dell’Oceania

Le isole Kiribati, Marshall, Nauru, Palau, Samoa, Tonga, Tuvalu, Vanuatu e gli Stati Federati della Micronesia hanno tenuto, almeno sinora, il virus a distanza di sicurezza. La strategia maggiormente applicata è stata quella di chiudere i confini nazionali mentre alcune di queste nazioni, come le Isole Tonga, hanno implementato severe misure restrittive anche in assenza di casi (per evitare che qualche infezione sfuggita alla rete di controllo potesse diffondersi) o dichiarato lo stato di emergenza, come Vanuatu, che durerà sino alla fine del 2020. Non è stata una scelta facile dato che il turismo fornisce un contributo spesso significativo al prodotto interno lordo di alcuni di questi Paesi che sono comunque ben consci dei rischi che potrebbero correre qualora l’epidemia li raggiungesse. A Nauru, ad esempio, buona parte della popolazione soffre di obesità, diabete e problemi cardiaci che, combinati all’assenza di servizi sanitari potrebbe provocare una vera e propria strage. La nazione di Tuvalu, in passato legata al Regno Unito e formalmente una monarchia retta dalla Regina Elisabetta II, ha tratto beneficio dalla sua collocazione geografica. Anche in tempi normali servono più aerei per raggiungerla e lo spostamento, estenuante, dissuade la stragrande maggioranza delle persone dal recarvisi.

Il mistero nordcoreano e quello turkmeno

La Corea del Nord, con una popolazione di oltre 25 milioni di abitanti, non ha dichiarato la presenza di alcun caso di Covid-19 all’interno dei propri confini nazionali. Edwin Salvador, rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel Paese, ha dichiarato che (le sue parole sono riportate dall’agenzia Anadolou) che tutti i test svolti nel Paese sino al 17 settembre (3374) hanno dato esito negativo. Le autorità hanno comunque imposto l’uso delle mascherine negli spazi pubblici e sono state implementate anche altre misure di controllo, come la misura della temperatura corporea in alcune occasioni. Tutti i confini del Paese, compreso quello terrestre con la Cina, sono stati sigillati anche se, nel mese di luglio, si era parlato di un caso sospetto nella città di Kaesong. La vicenda aveva riguardato un uomo, che si era rifugiato in Corea del Sud per poi fare ritorno, i cui test diagnostici avevano dato un risultato indeterminato. Non tutti, data la segretezza che aleggia su Pyongyang, sono realmente convinti che in Corea del Nord non ci siano mai stati o non ci siano attualmente casi di Covid-19 ma, al momento, non ci sono evidenze in tal senso.

Il caso del Turkmenistan presenta diverse incongruenze. I corrispondenti di Radio Free Europe/Radio Liberty, un’organizzazione per la comunicazione fondata dal Congresso degli Stati Uniti, hanno segnalato, ad inizio settembre, che gli ospedali del Paese sono stati saturati da pazienti che mostravano una sintomatologia riconducibile a quella del Covid-19 e che anche i decessi erano in crescita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva espresso preoccupazione, in passato, per l’aumento di casi di polmonite atipica in Turkmenistan ed avevano invitato Asghabat ad autorizzare un monitoraggio indipendente in materia. Il Presidente Gurbanguly Mälikgulyýewiç Berdimuhamedow esercita un rigido controllo sulla vita pubblica della nazione e la sua amministrazione ha confermato l’assenza di casi di infezione nel Paese.

Ecco chi è riuscito a resistere

L’espansione della pandemia ha toccato solo marginalmente alcuni Stati, che hanno segnalato la presenza di pochissimi contagi (numeri confermati dall‘ECDC in data 14 ottobre) . Tra questi, in Asia, ci sono Timor Est, separatosi dall’Indonesia nel 1999 dopo una cruenta guerra civile, con appena ventinove casi di infezione, il Bhutan, isolato dalle splendide cime himalayane e situato al confine tra India e Cina, con 313 casi ed il Petro-Stato del Brunei, con 146 contagi confermati. Cambiando continente spicca il caso della Groenlandia, dove i casi totali sono 16 e buona parte dei Paesi più piccoli nei Caraibi, come Dominica e Grenada, che raramente hanno più di qualche decina di infezioni. Ci sono poi diverse nazioni molto popolose, come il Vietnam, che grazie ad interventi sanitari mirati e radicali e ad un’effettiva politica di controllo hanno messo il virus al tappeto. Hanoi ha avuto appena 1113 casi di contagio mentre la vicina Thailandia le infezioni non hanno toccato quota 3700. L’esempio più noto di contenimento efficace è quello messo in pratica dalla Nuova Zelanda, che ha dichiarato appena 1518 casi e che è riuscita ad eradicare quasi completamente il virus SARS-CoV-2 dal Paese. Il costo derivante dalla chiusura totale rischia però di rivelarsi molto alto e bisognerà vedere, nel prossimo futuro, come si manifesterà.

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