L’esplosione che ha distrutto il porto di Beirut, causando la morte di più di 200 persone, è stata una catastrofe annunciata. Il Governo sapeva da tempo della presenza del nitrato di ammonio nell’area portuale, persino il premier Hassan Diab ne era a conoscenza, ma nessuno ha mai fatto nulla per spostare il materiale in una zona più sicura. Con le conseguenze che tutti ben conosciamo. Il caso libanese però sembra sia servito da lezione ad altri Governi del Medio Oriente e del Nord Africa.

Secondo quanto riportato dai media locali, le autorità egiziane avrebbero iniziato a spostare del materiale “pericoloso” fino ad oggi conservato negli aeroporti del Paese o in aree residenziali e che costituiva quindi un pericolo per la popolazione civile. Come è facile intuire, Il Cairo non vuole che l’incidente del porto di Beirut si ripeta sul proprio territorio e sta prendendo le dovute precauzioni perché ciò non accada. Il ministro dell’Aviazione civile egiziano, Mohamed Manar, ha inoltre dichiarato che è stata creata un’apposita Commissione che si occuperà di valutare la pericolosità dei container e delle merci che arrivano in Egitto per via aerea, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei viaggiatori e degli impiegati aeroportuali. Compito della Commissione sarà anche quello di esprimere un parere sulle misure di sicurezza esistenti in merito allo stoccaggio di sostanze pericolose e presentare le proprie valutazioni per un eventuale miglioramento degli standard attuali.

Ad aver preso misure simili a quelle de Il Cairo è stato anche Baghdad. Le autorità per il Controllo delle migrazioni e dei confini irachene hanno ugualmente trasferito alcune “sostanze pericolose” presenti nell’aeroporto della capitale. Come riferito dalle stesse autorità, le merci sono adesso conservate in un deposito che ricade sotto la giurisdizione delle Direzione dell’ingegneria militare del ministero della Difesa. Sia nel caso egiziano che in quello iracheno, tuttavia, non sono state rilasciate informazioni precise circa la natura delle sostanze “pericolose” rimosse dagli aeroporti e dalle zone residenziali.

L’esplosione del porto libanese ha allertato anche la Lega Araba, che ha lanciato l’allarme in riferimento alla situazione nello Yemen. Il Paese è scosso dal 2015 da una guerra civile che vede contrapposti i ribelli houthi – supportati dall’Iran – e una coalizione a guida saudita che sostiene il presidente Mansur Hadi. Il Segretario generale dell’Organizzazione, Ahmed Aboul Gheit, ha avvertito del pericolo rappresentato dalle petroliere abbandonate al largo delle coste yemenite tuttora sotto il controllo degli houthi. Le navi sono alla deriva da anni, senza che nessuno ne abbia mai curato la manutenzione. La colpa di questa situazione, secondo il Segretario, è dei ribelli filo-iraniani, che avrebbero continuamente rimandato le ispezioni e le relative operazioni di manutenzione delle Nazioni Unite. Il rischio, ha sottolineato Gheit, è che le navi affondino ed esplodano a causa dell’incuria, come era già stato segnalato a metà luglio nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza sullo Yemen.

I rischi relativi allo stoccaggio di materiale pericoloso in aree sensibili, quindi, non è un problema unicamente libanese. Egitto e Iraq sono stati i primi due Paesi a prendere delle misure per evitare che un episodio simile a quello di Beirut possa ripetersi, ma è molto probabile che non siano gli unici Stati mediorientali e nordafricani a dover rivedere le proprie misure di sicurezza.

 

 

IlGiornale.it e InsideOver sono al fianco della popolazione libanese. In questi giorni è partita una raccolta fondi per aiutare chi ha perso tutto nel disastro di Beirut. Chi è interessato a sostenere l’iniziativa può inviare una donazione tramite l’Iban che segnaliamo di seguito:

LB17007500000001140A72559800

Causale: L’Italia per il Libano
Nome del titolare: Charles Georges Mrad
Nome della banca: Bank of Beirut
Indirizzo: Bob – Palais de Justice Branch
SWIFT: BABELBBE

Oppure, con la stessa causale, si può inviare a:

VA35001000000048616001
Nome del titolare: Chiesa S. Maria in Campo Marzio
Conto: 48616001
BIC: IOPRVAVX o IOPRVAVXXXX

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