Diventa fotografo professionista con noi
Iscriviti alla masterclass

Il Covid si diffonde a macchia d’olio all’interno dei mattatoi di tutto il mondo. L’ultimo allarme arriva dagli Stati Uniti. Anche qui, proprio come in Germania, i lavoratori contagiati dal virus aumentano giorno dopo giorno. Molti di loro sono morti, altri si trovano in gravi condizioni.

“Quello che sappiamo è che i lavoratori stanno morendo, e stanno morendo anche gli ispettori dei macelli”, ha spiegato Neal Barnard, medico e fondatore dell’associazione Physicians Committee for Responsible Medicine citato dal Corriere della Sera. La domanda che in tanti si fanno è: perché le grandi aziende della carne devono fare i conti con simili stragi? Gli esperti hanno provato a dare una risposta basandosi sulle condizioni di lavoro.

La diffusione dei virus nei mattatoi

Due potrebbero essere i fattori principali. Primo: le scarse misure di sicurezza adottate dagli impiegati, spesso in azione senza indossare i dispositivi di protezione individuale e rispettare le distanze. Secondo: le basse temperature che permetterebbero una maggiore sopravvivenza del virus.

Riguardo quest’ultima ipotesi, anche gli scienziati cinesi sono convinti che gli ambienti refrigerati possano aiutare il Sars-CoV-2 a proliferare. Emblematico il caso del mercato di Xinfadi, a Pechino, dove un focolaio potrebbe aver avuto origine dall’importazione di alimenti congelati. In un primo momento sembrava che il responsabile fosse il salmone proveniente dall’Europa; in seguito il pesce è stato scagionato, anche se i funzionari stanno adesso indagando sulla pista che porta dritta agli imballaggi e alle spedizioni di cibo.

Stati Uniti e Germania: situazione critica

Tornando ai mattatoi, secondo quanto riferito da un rapporto del Farm Animal Investment Risk and Return (FAIRR) ben oltre il 70% “delle più grandi e quotate aziende che commerciano carne, pesce e latticini sono da considerare a rischio elevato nel favorire nuove pandemie di origine zoonotica”.

Un rapporto pubblicato a giugno dal Food and Enviroment Reporting Network ha evidenziato come nella prima parte del mese, in Europa, vi fossero 2670 casi confermati di Covid tra gli addetti degli impianti di lavorazione carne. In questo momento la situazione è particolarmente critica negli Stati Uniti e in Germania.

Negli Usa si contano 24mila contagi e 92 decessi tra i dipendenti dei mattatoi, e questi numeri, nel frattempo, potrebbero già essere aumentati. Nello stato del Dakota del Sud, ha spiegato Barnard, più della metà dei casi di Covid sono stati riscontrati nel macello della Smithfield, una società cinese che possiede stabilimenti anche negli Stati Uniti. “Non è la sola – ha aggiunto lo stesso Barnard – Sta succedendo a macelli di altre società come Tyson o Jbs. Ci sono focolai in oltre 200 strutture sparse in tutto il Paese”.

La situazione non è diversa in Germania, dove pochi giorni fa sono stati riscontrati 650 positività in uno stabilimento Tonnies situato nel Nordreno-Vestfalia. Risultato? Quarantena obbligatoria per più di 7mila lavoratori del gruppo. In questo caso i focolai sono stati collegati al rientro in terra tedesca di lavoratori provenienti dall’est Europa. In ogni caso, fonti di agenzia confermano che ci sono stati diversi focolai nei mattatoi tedeschi nelle ultime settimane, che hanno spinto il governo a imporre regole di sicurezza più rigorose per l’industria e vietare la pratica dell’uso di subappaltatori. E l’aumento dell’indice Rt in Germania (arrivato a 2.88) è un chiaro segnale di quanto possa essere fondamentale la sicurezza di questi centri: necessari per l’alimentazione della popolazione tedesca ma altrettanto centrali nella lotta al coronavirus.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.