Sin dallo scoppio della pandemia di coronavirus avvenuto sul finire dello scorso inverno, la scoperta di un vaccino efficace è stata intravista come l’unica possibilità affinché la popolazione mondiale potesse gradualmente riappropriarsi delle proprie abitudini e della propria quotidianità. E da quando nello scorso autunno i primi vaccini hanno iniziato a concludere il ciclo sperimentale, finalmente si erano potute intravedere le prime luci in fondo al tunnel, sebbene fosse evidente sin da subito come il percorso sarebbe stato potenzialmente molto più lungo del previsto e ricco, purtroppo, di imprevisti.

Tuttavia, sebbene le problematiche nell’approvvigionamento e nella distribuzione soprattutto del vaccino prodotto da Pfizer fossero risultate chiare sin dal principio, la strada intrapresa sembrava gradualmente essersi messa per il meglio, soprattutto per l’Europa. Ma negli ultimi giorni qualcosa è cambiato e, adesso, ciò non solo potrebbe dilungare oltremodo i tempi per la copertura totale della popolazione ma anzi potrebbe rivelarsi anche inefficace. E tutto questo non solo a causa della varianti più resistenti (come pare essere quella brasiliana), ma anche a causa della bassa risposta immunitaria nelle persone anziane, come riscontrato in Germania per il vaccino di AstraZeneca e riportato dalla testata tedesca Der Spiegel.

AstraZeneca non produce gli effetti attesi?

Come messo in evidenza infatti dal quotidiano tedesco, in Germania si sarebbe riscontrato un limitato effetto nella risposta del sistema immunitario soprattutto delle persone più anziane (quelle che, al contempo, sono quelle più esposte alle complicazioni causate dal Covid-19). E in modo particolare, la preoccupazione principale deriva dal fatto che nonostante una larga parte di essi venga sottoposta anche in tempi rapidi al vaccino essi non vengano però adeguatamente protetti contro il patogeno, non essendo così messi nella condizione di potersi immunizzare.

Questa circostanza, però, è un chiaro segnale d’allarme anche per tutta l’Europa che, come Berlino, ha preso accordi con la società britannica che proprio in queste settimane sta portando avanti anche una ingente campagna di vaccinazione in India (ed ha appena concluso un accordo da oltre 15 milioni di dollari con l’Arabia Saudita). E in una situazione nella quale la popolazione più anziana non risultasse sufficientemente protetta dal Covid-19, difficile immaginare degli scenari di riapertura come quelli attesi anche “solo” per il prossimo 2022.

Anche i nostri nonni sono in pericolo

A puntare sul vaccino di AstraZeneca sin dall’annuncio della sua corsa nell’impresa, come sottolineato precedentemente, a livello europeo non era stata la sola Germania. Anche l’Italia, infatti, aveva sin da subito appoggiato anche con entusiasmo e stanziamenti importanti di fondi pubblici la soluzione proposta dalla società con sede a Londra e la quale adesso potrebbe non fornire la risposta adeguata ai bisogni della popolazione più fragile della nostra penisola.

Nonostante AstraZeneca abbia incontrato il favore di Domenico Arcuri e sebbene i dati provenienti dalla Germania siano ancora in fase di studio, la sensazione è comunque quella che anche a seguito del vaccino i nostri “nonni” non si potranno considerare completamente fuori pericolo. Senza scatenare infatti la risposta immunitaria inducendo il corpo a produrre gli anticorpi per il Covid-19, il vaccino di AstraZeneca in assenza di effetti non garantirebbe la copertura totale dal patogeno.

In questo scenario, dunque, anche le speranze di tornare quanto prima alla normalità (o a qualcosa che ad essa si avvicini) sembrano ancora davvero troppo lontane, a ennesima conferma dell’estremo dilungamento che ha avuto la crisi sanitaria non solo nel nostro Paese ma in generale a livello mondiale. E, soprattutto, obbliga a considerare anche come gli effetti stessi della pandemia potrebbero, col passare dei mesi e a causa delle vedute forse troppo ristrette del nostro ceto dirigente politico a comando, essere ben più negativi delle attese iniziali.

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