Un grande test nazionale capace di individuare gli anticorpi al nuovo coronavirus presenti nell’organismo di ogni cittadino, così da distinguere due grandi gruppi: i soggetti ancora potenzialmente a rischio contagio e quelli immuni (o quasi). I secondi riceverebbero dalle autorità una sorta di “lasciapassare” che consentirebbe loro di rioccupare, gradualmente i rispettivi posti di lavoro abbandonati a causa del Covid-19.

È questo il piano che sta mettendo a punto la Germania per tornare alla normalità, dopo settimane cariche di timori. L’obiettivo è duplice: salvaguardare la salute dei cittadini ma anche e soprattutto tornare alla vita quotidiana di sempre. Berlino ha fatto un ragionamento molto particolare. Un azzardo che potrebbe però evitare una debacle economica.

Da un punto di vista tecnico, l’approccio diagnostico di massa scelto dai tedeschi sarà orientato dagli anticorpi. Chi dimostrerà di averne, vuol dire che è guarito e che è pronto a tornare operativo; gli altri dovranno attendere ancora un po’.

Come scrive il Der Spiegel, i ricercatori hanno in programma di testare 100mila membri alla volta, rilasciando un apposito certificato a coloro che avranno sconfitto il virus. In un secondo momento gli stessi ricercatori useranno le informazioni raccolte per studiare come porre fine al blocco generale imposto dalla cancelliera Merkel. Se l’esperimento dovesse funzionare, il governo potrebbe riaprire le scuole e garantire la possibilità di effettuare “raduni di massa”.

La strategia tedesca

Certo, il ritorno alla normalità non potrà che essere prudente e graduale. Molto dipenderà dall’esito delle ricerche che gli esperti stanno portando avanti h24 presso il Centro Helmholtz per la ricerca sulle infezioni. Nelle prossime settimane verranno condotti i primi esame del sangue orientati alla ricerca degli anticorpi.

“A quelli che sono immuni potrà essere rilasciato un certificato di vaccinazione che, ad esempio, consentirebbe loro di essere esenti da qualsiasi restrizione, lavoro compreso”, ha spiegato Gerard Krause, l’epidemiologo alla guida del progetto. Il progetto, è bene ricordarlo, non ha ancora ricevuto l’approvazione finale ma dovrebbe comunque proseguire anche ad aprile, con i primi risultati pronti entro la fine del mese.

Un esperimento del genere potrebbe inoltre consentire alla Germania di capire quante persone hanno contratto il virus: un passo fondamentale per scovare e isolare i tanti casi sommersi e gli asintomatici non segnalati dalle statistiche ufficiali sui contagi.

Un approccio interessante

Ma che cosa ne pensano gli esperti di un approccio del genere? La virologa Ilaria Capua, su Twitter, ha abbracciato l’idea tedesca: “Lo dico da settimane. Questa è l’unica strada per un approccio nazionale e non frammentato che dia risultati attendibili al governo. Solo così si potranno prendere decisioni sul ritorno alla normalità”.

Il giornalista Udo Gumpel, dal canto suo, ha spiegato su Twitter che “in Germania istituti di ricerca RKI ChariteBerlin e altri preparano un grande test nazionale per capire quanti sono i tedeschi che hanno già anticorpi Coronavirus nel sangue per capire chi è già protetto da immunità: gli si darebbe un CVPass per tornare alla vita normale”.

Restano tuttavia da sciogliere ancora un nodo fondamentale: non vi è ancora alcuna certezza sul fatto che individui già malati e poi guariti non possano non ammalarsi per una seconda volta. Sarà compito degli esperti tedeschi fare chiarezza sui meccanismi del virus.

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