La lunga coda del tifone Hagibis, il più potente ad aver colpito il Giappone negli ultimi decenni, si avverte ancora sul Kantō, la regione centrale del sacro arcipelago. Nonostante abbia attraversato l’area centrale del paese nello scorso fine settimana, da allora Tokyo, ferita ma non devastata, è avvolta dalle nubi. Come se il sole fosse ancora un lusso troppo grande da bramare. A differenza della Capitale, intere città sparse soprattutto nella regione centro-settentrionale del paese, il Tōhoku, specie nelle prefetture di Nagano, Niigata, Miyagi, Fukushima, Ibaraki, Kanagawa e Saitama, sono tutt’ora sommerse dalle acque alluvionali che hanno rotto gli argini a causa delle piogge record e dei venti a oltre 200 chilometri orari, costringendo migliaia di persone ad evacuare le proprie abitazioni. Più di 1.700 abitazioni sono state completamente o parzialmente distrutte, mentre oltre 33.000 sono state invase dall’acqua.

La cerimonia di insediamento del nuovo imperatore

Il conto delle vittime provocate dal diciannovesimo tifone stagionale è di 77, con 200 feriti e almeno 12 persone ancora disperse. Sebbene il Giappone abbia più volte in passato dimostrato al mondo una straordinaria capacità di curare le ferite procurate dai cataclismi con forza, dedizione e una rapidità fuori dal comune, la furia di Hagibis sta rischiando di intaccare anche la sfera più intima e sacra del paese.
Durante la sua visita in una delle città più colpite, Marumori, il primo ministro Abe ha ammesso che il governo sta considerando l’ipotesi di rimandare la grande parata di insediamento del nuovo imperatore Naruhito prevista per martedì 22 ottobre, per poter concentrare tutti gli sforzi nell’assistenza alle famiglie colpite da Hagibis, nella ricerca dei dispersi e nel processo di ricostruzione. Sono già iniziate a circolare due ipotesi: il 26 ottobre o più probabilmente il 10 novembre. Gli eventi previsti domenica 20 per festeggiare gli 85 anni dell’imperatrice Emerita Michiko sono già stati annullati.

Tuttavia, al di là dei dubbi sulla Shukuga-Onretsu-no-Gi, la parata di 4,6 chilometri dal Palazzo Imperiale al Palazzo Akasaka con cui il nuovo imperatore (salito formalmente al trono il 1° maggio) entra a contatto il suo popolo, le altre fasi della cerimonia si svolgeranno regolarmente: si chiamano Sokuirei-Seiden-no-Gi (la cerimonia vera e propria che comprende le tre urla “Banzai!”) e Kyoen-no-Gi (i banchetti per i dignitari di oltre 190 paesi del mondo che nel caso dell’intronizzazione di Akihito si erano svolti per tre giorni interi).

La sacralità delle celebrazioni

Le celebrazioni per il nuovo corso dell’era Reiwa prevedono anche una terza e molto discussa fase, il Daijō-sai, o Grande Festival del Ringraziamento, durante il quale l’Imperatore entra in sostanza in simbiosi con la dea del sole Amaterasu, in quella che è di fatto una pratica shintoista che secondo molti minerebbe il distacco tra politica e sacralità.
Il rito si svolge in un modo ben preciso: il nuovo riso raccolto da risaie sacre designate (coltivate da coltivatori locali) viene portato nella capitale il giorno della festa (secondo la tradizione, il secondo “giorno del coniglio”) dell’undicesimo mese lunare. Il riso viene conservato nel palazzo Daijō (una struttura temporanea appositamente costruita e rasa al suolo dopo la cerimonia) dove, dopo un periodo di autopurificazione e di varie astinenze (saikai) l’imperatore ne fa offerta (shinsen) ad Amaterasu, la Grande dea che splende nei cieli, che inviò suo nipote Ninigi-no-Mikoto a pacificare il Giappone, e a lui donò la spada, il gioiello e lo specchio. I simboli che divennero parte integrante della famiglia reale e che vengono tramandati da quando il pronipote di Ninigi-no-Mikoto, Jinmu, divenne il primo imperatore del Giappone.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.