Catapulte, archi e un ponte dato alle fiamme. Sembra la battaglia condotta da Costantino primo su Ponte Milvio, ma invece siamo a Hong Kong, dove gli studenti in rivolta con tra la polizia hanno messo in scena una vera e propri guerriglia urbana con “armi” rudimentali. Negli scontri nelle università occupate – considerate l’ultimo bastione della protesta – i giovani manifestanti hanno raggiunto l’apice della rivolta, e ora si teme il pungo di ferro di Pechino. Le autorità avvertono “pronti a sparare con proiettili veri”.

Quando la polizia ha cercato di forzare i blocchi, lanciando lacrimogeni e getti d’acqua da camion per disperdere i dimostranti, gli studenti hanno reagito con armi improvvisate, compresi archi e catapulte rudimentali. Dal tetto del Politecnico, “arcieri” con il passamontagna e la consueta tenuta “all black” hanno scacciato frecce contro i poliziotti – ferendone uno al polpaccio -, per contrastare i cannoni ad acqua con colorante “blu” per marchiare i sovversivi, i giovani di Hong Kong hanno risposto con a “formazioni” a testuggine romane con gli ombrelli. E sparato contro la polizia con catapulte “rudimentali” e grandi fionde. Gli scontri si sono poi spostati sul ponte dell’Harbour Tunnel. Lì manifestanti hanno appiccato un incendio per impedire l’avanzata della polizia. Frenati dalle fiamme, gli agenti sono stati colpiti all’estremità del ponte – nei pressi di una delle entrate de Politecnico – da un altra pioggia di mattoni, ancora frecce e bombe “molotov”Un blindato ha preso fuoco.

Le autorità hanno denunciato “la grave minaccia” costituita dalle armi improvvisate usate dai manifestanti. E questo fa temere ciò che si è sempre sospettato: che Pechino, raggiunto il punto limite di sopportazione, potrebbe schierare l’esercito come forza di dissuasione nei confronti dei dimostranti che dopo oltre cinque mesi di rivolte, scontri con la polizia, e caos, sembrano non demordere. Rischiando di tornare ai fatti di Piazza Tienanmen. La polizia, infatti, ha già minacciato che se verranno impiegate ancora armi che minacciano la loro incolumità, è pronta a far ricorrere gli agenti a “colpi di arma da fuoco” veri, mettendo da parte i lacrimogeni e i proiettili di gomma (già potenzialmente letali). “Se i manifestanti continuano con azioni pericolose, non potremmo avere altra scelta che ricorrere all’uso minimo della forza, inclusi i colpi di arma da fuoco”, ha detto il portavoce delle autorità, Louis Lau, in una conferenza stampa in espressa in lingua cantonese su Facebook.

Durante la settimana le altre “roccaforti” occupare dai dimostranti – ossia tutti altri campus universitari ad eccezione del Politecnico – sono stati riconquistati dalla polizia. Che ha messo in fuga la maggior parte degli studenti, provenienti dalla Cina continentale, che si sono mossi a Shenzhen. In cinque mesi di proteste mosse da un fervente sentimento “anti-cinese”, e scaturite dall’opposizione alla proposta di emendare la legge sull’estradizione che potrebbe portare chiunque venisse ritenuto colpevole di crimini, ad essere estradato nella Cina continentale con il rischio essere giudicato dalle durissime leggi del governo centrale. Hong Kong fino al 1997 è stata una colonia britannica, e ora, nonostante sia in parte sotto il controllo di Pechino, è comunque una regione a statuto speciale, con una propria moneta, un sistema giudiziario autonomo e un governo locale che si distingue per una maggiore protezione delle libertà civili. Per la popolazione, abituata a vivere in maniera molto diversa dagli altri “cinesi”, la legge di estradizione rappresenterebbe un grande cambiamento. Per questo dopo 5 mesi gli scontro con le autorità non si apprestano a cessare. Da quanto si apprende dalla stampa locale, le università, focolai della rivolta, rimarranno chiuse anche domani, dopo la chiusura della scorsa settimana e dopo gli ennesimi scontri violenti di questo week end. Intanto alle porte degli atenei sono stati avvistati i primi agenti armati di mitra.

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