L’origine del nuovo coronavirus è ancora avvolta nel mistero. Eppure, più passano i giorni e più emergono dalle tenebre indiscrezioni interessanti; piccoli particolari che potrebbero presto aiutare gli esperti a ricostruire che cosa è veramente successo alla fine del 2019 in Cina.

L’ultimo tassello del mosaico arriva direttamente dal Washington Post, che è riuscito a mettere le mani su due cablogrammi diplomatici classificati come dati sensibili ma non top secret. Ebbene pare che due anni prima che la pandemia del Covid-19 si diffondesse dall’ex Impero di Mezzo al resto del mondo, alcuni funzionari dell’ambasciata Usa a Pechino visitarono un centro di ricerca di Wuhan, città epicentro del contagio mondiale.

All’indomani della loro trasferta nella capitale della provincia dello Hubei, gli americani inviarono due messaggi ufficiali a Washington, in cui esprimevano tutta la loro preoccupazione in merito alle inadeguate misure di sicurezza riscontrate nei laboratori visitati, in cui tra l’altro si conducevano pericolosi studi sul coronavirus nei pipistrelli.

I cablogrammi americani

Va da sé che la notizia ha subito alimentato discussioni accese all’interno del governo statunitense riguardo la possibilità che un laboratorio di Wuhan possa essere stato all’origine del virus. Certo, il quotidiano Usa sottolinea come non vi siano prove definitive, ma intanto il sospetto torna ad aleggiare sulle struttura di ricerca cinesi.

Scendendo nel dettaglio di quanto accaduto, nel gennaio 2018 l’ambasciata americana a Pechino inviò più volte – procedura insolita – i propri addetti scientifici presso l’Istituto di virologia di Wuhan. Lo stesso che nel 2015 divenne il primo laboratorio cinese a ottenere il riconoscimento del massimo livello di sicurezza nella bio ricerca, noto come Bsl-4. In una delle ultime visite, l’istituto pubblicò un comunicato stampa che, sul sito ufficiale, non appare più tradotto in lingua inglese.

Nei messaggi inviati a Washington, la delegazione Usa guidata dal console generale a Wuhan, Jamison Fouss, espresse tutta la sua preoccupazione per la scarsa sicurezza riscontrata in quegli stessi laboratori. In uno dei primi avvertimenti si sottolineava come nel laboratorio si analizzassero i coronavirus dei pipistrelli e si studiasse la loro potenziale trasmissione agli umani.

Entrambi questi aspetti rappresentavano un enorme rischio per una possibile, nuova, epidemia tipo Sars. Il dipartimento di Stato, sottolinea ancora il Washington Post, non ha voluto rilasciare commenti su questo né sugli altri dettagli rivelati dal giornale. In effetti, il laboratorio cinese riceveva assistenza dal Galveston National Laboratory dell’University of Texas Medical Branch ed altre organizzazioni americane, ma i ricercatori cinesi chiedevano ulteriori aiuti. Ed i messaggi dei due diplomatici concludevano che gli Stati Uniti avrebbero dovuto dare questi aiuti perché la ricerca sui coronavirus dei pipistrelli era importante ma anche pericolosa.

Il sospetto sui laboratori di Wuhan

Dire che il virus non è stato creato in laboratorio non significa avere la certezza che questo non possa provenire da una struttura di ricerca. I cablogrammi Usa ci dicono infatti che da tempo vi erano preoccupazioni riguardo alla possibilità che una minaccia alla salute pubblica potesse venire dalla ricerca di questo laboratorio se non fosse stata condotta in modo adeguato e protetto.

Ma i riflettori sono puntati anche su un altro laboratorio di Wuhan, che opera con livelli di biosicurezza 2, quindi molto meno sicuri di quello con livello 4 visitato dai diplomatici americani che chiesero maggiore aiuto ed assistenza agli Usa. Aiuti ed assistenza che al momento non arrivarono, riferisce il Post rendendo noto che, da quando è scoppiata la pandemia, i messaggi di allarme lanciati oltre due anno fa dai diplomatici sono stati recuperati ed hanno iniziato a circolare tra chi, in seno all’amministrazione, sta cercando di ricostruire l’origine del disastro.

Shi Zhengli, a capo del laboratorio di Wuhan, ha negato categoricamente che il suo centro – che è stato il primo il 3 febbraio scorso a riportare pubblicamente che virus noto come 2019-nCov era un coronavirus derivato dai pipistrelli – possa essere stata l’origine della diffusione del virus.

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