Dalle attività commerciali ai cittadini, passando per i governanti: a causa della pandemia di Covid-19, il 2020 è stato un anno complicato per tutti. L’emergenza sanitaria non è ancora terminata. Anzi: molti Paesi stanno varando nuove misure di contenimento per frenare il ritorno di fiamma del Sars-CoV-2. L’unica soluzione per uscire finalmente dall’incubo, ripetono allo sfinimento gli esperti, è rappresentata dal vaccino. Il siero anti Covid è arrivato da poche settimane e subito sono partiti i piani di vaccinazione all’interno dei vari Paesi.

Le grandi protagoniste sono diventate loro: le case farmaceutiche produttrici dei vaccini. Pfizer, BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Johnson&Johnson, Sanofi e la carrellata potrebbe continuare con altri nomi. Tante sono le aziende che hanno partecipato alla corsa per il vaccino. Una corsa che, stando a un’analisi elaborata dalla società di consulenza Evercore, potrebbe mobilitare un fatturato globale pari a 100 miliardi di dollari, nonché profitti per 40; una pioggia di denaro che andrebbe a travolgere il settore della farmaceutica. Che sia l’anno della definitiva consacrazione per le citate case farmaceutiche? Gli indizi, come detto, non mancano.

Aumentano i prezzi

Se le case farmaceutiche pregustano già i guadagni derivanti dal business del vaccino anti Covid (o meglio: dei vaccini), nel conteggio finale bisogna aggiungere anche il ricavato derivante dall’aumento del prezzo di molti prodotti “standard”. Come ha sottolineato il Wall Street Journal in riferimento al contesto statunitense, proprio come ogni anno, gli americani dovranno fare i conti con un incremento di costi, seppur con un ritmo leggermente inferiore rispetto a quanto registrato negli ultimi due anni.

GlaxoSmithKline (GSK) e Sanofi, entrambe impegnate nello sviluppo di un vaccino anti Covid (quello slittato al quarto trimestre 2021), hanno aumentato mediamente i prezzi di centinaia di farmaci del 3,3%. Pfizer, che assieme a BioNTech ha dato luce al primo vaccino approvato in via emergenziale dall’Oms, ha aumentato i prezzi su oltre 200 prodotti di circa il 5%. Ricordiamo che ogni anno l’industria farmaceutica fissa normalmente per due i prezzi sui propri prodotti: esattamente all’inizio del nuovo anno solare e alla metà dello stesso anno.

È accaduto così anche nel 2021, nonostante la pandemia di Covid-19. Anzi: i più maligni sostengono che proprio le ricerche sul vaccino anti coronavirus abbiano drenato molte risorse, costringendo a inevitabili aumenti. Non è propriamente così visto che, come abbiamo visto, aumenti del genere vengono segnalati praticamente ogni anno.

Stangata sugli americani

Negli Stati Uniti la situazione è particolarmente preoccupante. Stando a quanto riportato da un’analisi di Rx Savings Solutions, le case farmaceutiche avrebbero recentemente aumentato i prezzi su una settantina di prodotti. L’aumento medio del 3,3% includeva modifiche a dosi diverse per lo stesso farmaco. La media di quest’anno è tuttavia inferiore a quella di un anno fa, quando più di 60 aziende aumentarono i prezzi di centinaia di farmaci in media del 5,8%. Attenzione però, perché è emerso che le stesse aziende hanno aumentato i prezzi su almeno il 50% in più di prodotti rispetto allo scorso anno.

Pfizer, ha sottolineato il Wsj, un anno fa ha aumentato i prezzi di una serie di farmaci ed era stata criticata perfino dal presidente Donald Trump per il prezzo raggiunto dai suoi prodotti. Un’analisi di Rx Saving Solutions afferma che tra questi vi sarebbero il trattamento per il cancro al seno Ibrance – che ha venduto circa 4 miliardi di dollari a livello globale nei primi nove mesi dello scorso anno -, la terapia contro l’artrite reumatoide Xeljanz e il vaccino contro lo pneumococco Prevnar. Una portavoce dell’azienda ha spiegato che i suddetti aumenti sono in linea con l’inflazione, nonché necessari per finanziare la ricerca di nuovi farmaci. La casa farmaceutica ha inoltre fatto notare che, negli ultimi tre anni, i suoi prezzi netti sono rimasti invariati o sono diminuiti.

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