Il vaccino anti Covid-19? La soluzione istantanea a tutti i problemi provocati dal misterioso agente patogeno. Facile a dirlo, anche se la realtà è molto più complessa per almeno due ragioni. La prima e più importante: da un punto di vista scientifico non esistono ancora certezze sulla possibilità di creare un antidoto efficace contro la Sars-CoV-2.

Da questo punto di vista, sia Christopher Whitty, Chief medical officer britannico, che David Nabarro, professore di salute globale dell’Imperial College di Londra, hanno messo le mani avanti. Whitty ha parlato di ”prove preoccupanti” a sostegno della tesi secondo la quale ”potrebbe essere impossibile stimolare l’immunità al nuovo coronavirus”. Nabarro, prendendo in considerazione le tante zona d’ombra relative al Covid-19, ha invece chiarito che non è sempre possibile ”sviluppare un vaccino sicuro ed efficace contro qualsiasi virus”.

L’altro aspetto da considerare non è tanto di tipo scientifico, ma geopolitico e commerciale. Spieghiamo meglio: ipotizziamo che uno dei laboratori attualmente impegnato a trovare il vaccino del coronavirus riesca, superando ogni ostacolo, a sfornare la ”panacea del XXI secolo”. Dal Regno Unito (con la sponda italiana) a Israele, dagli Stati Uniti alla Cina passando per la Russia: la competizione globale per arrivare primi è serrata. Che cosa significa tutto questo? Il governo che per primo troverà il vaccino potrebbe scegliere come, con chi e se condividerlo con gli altri, in base a relazioni diplomatiche o altri interessi.

Scontro sul vaccino

Ai due problemi sopra elencati c’è in realtà un terzo aspetto da considerare: quello inerente ai colossi farmaceutici che hanno in mano i vaccini. Andiamo con ordine. A parole tutto il mondo è unito contro il coronavirus, ma nei fatti bisognerà vedere se sarà così anche quando si tratterà di condividere l’eventuale antidoto al Covid-19 con il resto del pianeta.

Il primo Stato che otterrà il brevetto sul vaccino del coronavirus, infatti, oltre a esser considerato un vincitore a tutti gli effetti, vedrà aumentare esponenzialmente il proprio peso geopolitico sulla scacchiera globale. Probabilmente farà di tutto per distribuire il vaccino prima ai propri cittadini e, forse, con tutti gli altri abitanti del mondo. Già, perché, sottolinea Il Fatto Quotidiano, fabbricare un vaccino è molto costoso, tanto che alle grosse industrie farmaceutiche conviene più produrre medicinali contro malattie croniche o antivirali.


Per smuovere le acque i governi hanno messo (e dovranno mettere) sul piatto diversi soldi. Il Senato Usa ha approvato lo stanziamento di 12,4 miliardi di dollari (soldi pubblici) per la ricerca di medicinali Covid, mentre la Commissione europea ha ricevuto 7,4 miliardi di euro da 60 Paesi, Italia compresa. Scendendo nel dettaglio, l’Oms ha chiarito che delle 110 società in corsa per il vaccino anti Sars-CoV-2, soltanto 8 sono passate alla fase dei test clinici sugli esseri umani. Si tratta di quattro società situate in Cina, due in Europa e altrettante negli Stati Uniti.

Quattro colossi

A proposito di colossi, bisogna sottolineare che al momento solo quattro multinazionali sono in grado di produrre l’eventuale vaccino nelle dosi necessarie per accontentare la richiesta mondiale. In questa lista esclusiva ci sono la britannica Gsk (GlaxoSmithKline), le americane Merck e Pfizer e la francese Sanofi.

Tre sono le fasi in cui, dietro un’apparente collaborazione, lo scontro tra governi è serrato: la fase di ricerca, di produzione e di distribuzione e consumo. In mezzo a tutto questo c’è poi da considerare lo spinoso nodo inerente al costo dei vaccini. Se vogliamo che i prezzi siano sostanzialmente bassi, è necessario che i governi finanzino il loro intero sviluppo, coprendo le tre fasi citate.

Molti Paesi, al contrario, hanno già lanciato messaggi ambigui. Il ministro della salute britannico, Matt Hancock, riferendosi alla sperimentazione sugli uomini intrapresa dallo Jenner Institute per l’Università di Oxford, ha dichiarato che ”per qualunque vaccino prodotto nel Regno Unito, i cittadini britannici devono essere i primi della fila”. Gli Stati Uniti, per bocca del vicepresidente Mike Pence, non sono da meno; gli americani auspicano ”di sviluppare un vaccino per il popolo degli Stati Uniti”. I riflettori, intanto, tornano sui quattro colossi in corsa per rifornire il mondo del vaccino anti Covid.

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