L’emergenza legata al nuovo coronavirus è scoppiata in Cina soltanto alla fine del 2019, a cavallo tra dicembre e gennaio. Da febbraio in poi l’epidemia di Covid-19 si è espansa praticamente in tutto il mondo, trasformandosi in una pandemia. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il primo caso di origine sconosciuta risale allo scorso 27 febbraio. Un cittadino residente nella contea di Solano, a nord di San Francisco, viene colpito dal virus, pur senza aver viaggiato, aver avuto contatti con malati o frequentato aree in cui erano presenti focolai. In quegli stessi giorni gli Usa stavano gestendo i 60 turisti contagiati rientrati dalla tristemente nota nave da crociera Diamond Princess e altri americani rientrati in Patria da Paesi con focolai in corso.

Negli Stati Uniti l’inferno vero e proprio è arrivato a marzo, quando le autorità sanitarie hanno scoperto il primo infetto nello Stato di New York. La Grande Mela, in poche settimane, diventerà l’epicentro del contagio statunitense. Eppure all’epoca nessuno aveva preso sul serio il rischio di dover fare i conti con il Covid-19. Basti pensare che Andrew Cuomo, governatore di New York, dichiarava che ”non c’è motivo di preoccupazioni infondate” perché ”il rischio generale a New York rimane basso”. Oggi gli Stati Uniti contano oltre 1,5 milioni di pazienti infetti e quasi 100mila vittime, risultando il Paese più colpito al mondo.

I primi malati americani tra dicembre e gennaio?

Una domanda sorge spontanea. Quand’è che il virus ha messo piede per la prima volta negli Stati Uniti? Qui si apre un’enorme parentesi sulle origini del nuovo coronavirus. Nessuno, per il momento, conosce il luogo di origine di questo misterioso agente patogeno. Sappiamo solo che è stato individuato per la prima volta in Cina, nella città di Wuhan.

Gli Stati Uniti addossano al governo cinese la colpa di aver provocato una pandemia, nascondendo le informazioni relative al Covid-19. A detta di Washington, Pechino sapeva del virus ma avrebbe insabbiato la questione. Dall’altra parte i media cinesi ribattono sottolineando come non sia da escludere la provenienza americana del virus. Insomma, siamo entrati nella classica guerra di propaganda tra le due superpotenze del mondo.

In mezzo al fuoco incrociato è però emersa una notizia molto interessante. Stando a quanto riportato da Seattle Times, due residenti nella contea di Snohomish, nello Stato di Washingon, si sarebbero ammalati lo scorso dicembre, proprio negli stessi giorni in cui (nella versione ufficiale) il Covid-19 iniziava a muovere i primi passi nella Repubblica Popolare. Jean, un’infermiera in pensione di 64 anni, è una delle due persone citate.

Due giorni dopo Natale, racconta il giornale, la donna è entrata in contatto con un insetto (particolare che quasi sicuramente non c’entra niente con la malattia del soggetto). Nella settimana successiva accusa una serie di sintomi sempre peggiori: tosse secca, febbre, dolori muscolari e un sibili nei polmoni. Jean va due volte dal medico, effettua le radiografie del torace e inala una soluzione DuoNeb attraverso un dispositivo nebulizzatore solitamente usato per trattare l’asma. Le sue condizioni finalmente  migliorano. Quando, mesi dopo, il Covid-19 si è abbattuto sul Paese, la 64enne – e quelli che come lei avevano accusato problemi simili – si sono chiesti se i loro problemi non fossero casi non diagnosticati di nuovo coronavirus.

Il mistero si infittisce

Eppure Jean non aveva viaggiato all’estero, mentre il primo paziente ufficiale rintracciato nella sua contea è stato individuato tre settimane dopo la sua malattia. All’inizio di questo mese la donna ha ricevuto dal suo medico una sorpresa inaspettata. Dopo aver effettuato un test sierologico, un campione del sangue dell’ex infermiera è risultato positivo agli anticorpi anti Covid-19.

Il caso di Jean potrebbe ora mettere in crisi la timeline ufficiale del governo. In ogni caso non vi sono certezze assolute, visto che un test del genere non individua esattamente quando qualcuno è stato colpito dal virus. Certo, è pur vero che i risultati del test, combinato con i sintomi clinici rilevati a dicembre, soddisfano in tutto e per tutto i parametri dei Centers for Disease Control and Prevention’s (CDC). È

possibile che un paziente zero possa aver portato il virus dalla Cina tra dicembre e gennaio. D’altronde la quantità di viaggi aerei in entrata e in uscita da Wuhan era enorme. Stiamo parlando di migliaia e migliaia di persone. Dunque è probabile che a dicembre ci fossero persone infette già in tutto il mondo. È bene tuttavia usare il condizionale perché i dubbi sono ancora molti.

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