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Con l’arrivo della seconda ondata della pandemia di coronavirus, l’Europa si è trovata di fronte ad una nuova sfida nei rispetti della quale si è fatta trovare ancora una volta impreparata sotto molteplici fronti. Sia sotto il punto di vista sanitario – con gli ospedali di mezza Europa che già sono prossimi al punto di saturazione – sia sotto il punto di vista economico – gli aiuti, sempre che arrivino, non saranno precedenti al 2021 inoltrato – lo schema d’azione europeo è stato chiaramente rivedibile.

Se la scorsa primavera però si poteva trovare la scusante dell’evento epocale, questa volta quello a cui si andava incontro era chiaramente di pubblico dominio. Ma nonostante questo, le criticità che si sono dovute e si dovranno affrontare non sono state debitamente affrontate, mettendo in ginocchio soprattutto quei Paesi che, storicamente, convivono con una serie di problemi strutturali ed economici maggiori. Tra questi, il Portogallo, la Spagna, la Grecia e anche la nostra Italia. E l’Europa, sotto questo punto di vista, sembra essersi dimenticata ancora una volta delle economie maggiormente in difficoltà.

La penisola iberica è in ginocchio

Mentre durante la prima fase della pandemia era stata l’Italia a dare inizio allo spauracchio che si è poi trasformato in tragedia continentale, questa volta sono stati Spagna e Portogallo a lanciare per la prima volta l’allarme. Complici le minori restrizioni mantenute nel periodo estivo anche per dare manforte all’economia ed un turismo che ha inciso sulla diffusione del patogeno, gli ospedali iberici sono stati i primi ad essere presi d’assalto. E di conseguenza, gli stessi due Paesi sono stati obbligati ad attuare anzitempo misure di contenimento che ancora una volta hanno danneggiato la propria tenuta economica, storicamente già piuttosto fragile.

Sebbene in questi giorni, soprattutto in Portogallo e nella capitale spagnola Madrid, la situazione sembra volgersi verso un graduale – seppur timido – miglioramento, la sensazione però è che sia troppo presto per abbassare i livelli di guardia. Soprattutto con l’inverno alle porte, soprattutto con l’arrivo di un periodo di feste religiose particolarmente sentite in larga parte della penisola iberica. E in questo scenario, dunque, la luce in fondo al tunnel sembra ancora molto lontana per essere effettivamente intravista.

La Grecia e il viatico della Bce

Situazione analoga è quella che viene vissuta anche in Grecia, dove la situazione pandemica si è rivelata decisamente peggiore rispetto a quella vissuta nella scorso primavera quando Atene si dimostrò essere uno dei più solidi Paesi europei. Certo, in quell’occasione impossibile non sottolineare come il fattore clima giocò un ruolo importante, ma il lockdown anticipato e le misure messe in campo dal governo contribuirono a non far sfuggire la situazione di mano. Questa volta – e per i medesimi motivi della Spagna e del Portogallo – lo scenario si è evoluto in modo differente, destinando il Paese ad una nuova serie di difficoltà economiche.

Ad ogni modo, se la penisola ellenica è stata sino in questi momento in grado di attutire il colpo è stato grazie all’ingente piano di sostegno messo in campo dalla Banca centrale europea e che ha dato le liquidità alla Grecia di estendere un piano d’aiuti economici diretti sino al prossimo dicembre. Tuttavia, anche in questo caso la sensazione però è che ci si trovi davanti ad un periodo di criticità ben più lungo del previsto e, presto o tardi, sarà il tempo di saldare anche i debiti che si sono purtroppo contratti. E in questo scenario, però, la tenuta della Grecia – e soprattutto del suo sistema bancario – è tutt’altro che scontata.

Il caos Italia

Diversamente da quanto attuato in altri Paesi, l’Italia ha scelto di muoversi per regioni ed in relazione ad una serie di parametri relativi alla tenuta strutturale del sistema sanitario per permettere di tenere aperte almeno a mezzo regime il maggior numero di attività possibili. Tuttavia, nonostante un leggero miglioramento negli ultimi giorni, la sensazione è che anche in questo caso le misure siano state insufficienti, soprattutto quelle attuate nel periodo di “pausa” estivo e che avrebbero potuto mettere il Paese in condizioni migliori per affrontare la seconda ondata della pandemia.

Anche nella più florida delle possibilità, però, le possibilità che l’Italia superi indenne questa nuova stagione di contagi e di chiusure è davvero limitata – e, in fondo, la manovra espansiva per 39 miliardi proposta dal governo non è che l’immagine di un Paese di fronte ad una grave crisi da affrontare. E anche in questo caso, le prospettive di un lungo inverno all’interno del quale ancora di dobbiamo addentrare non fanno altro che peggiorare ulteriormente le aspettative. In uno scenario che, purtroppo, rischia di rivelarsi davvero drammatico.

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