A oltre un anno dallo scoppio della pandemia di Covid-19, la Corea del Nord continua a non avere casi di coronavirus all’interno del proprio territorio. Nell’ultimo bollettino settimanale diramato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla situazione coronavirus relativa all’Asia, risalente allo scorso 12 febbraio, la Repubblica Popolare Democratica di Corea non passa affatto inosservata. Pyongyang può vantare ufficialmente zero casi totali, anche se nulla sappiamo di tutti gli altri valori.

Ovvero: casi totali ogni milione di abitanti, morti totali, tasso di letalità, nuovi casi negli ultimi sette giorni, percentuale di nuovi casi e tasso di positività dei tamponi. In sostanza, non sappiamo quante persone sono state sopposte a test. Da oltre cinque settimane la Corea del Nord ha smesso di divulgare il numero di campioni testati. Più o meno da quel momento, i report dell’Oms suggeriscono che soltanto un campione su mille potrebbe essere stato sottoposto a screening per il virus.

Michael Toole, epidemiologo presso il Burnet Centre australiano che si occupa di Paesi in via di sviluppo, ha detto al sito Nk News di essere “molto preoccupato” della situazione epidemiologica nordcoreana. Giusto per fare un confronto con i cugini del Sud, Seul ha testato 119 campioni su mille persone. Quello di Pyongyang, insomma, è un numero assai piccolo in una nazione che conta 26 milioni di abitanti.

Una situazione particolare

L’Oms sottolinea che la sorveglianza nordcoreana contro il Covid è in corso, e che i campioni vengono testati in 15 laboratori, di cui 13 subnazionali. In generale, non conosciamo un bel po’ di dati ufficiali capaci di illustrare nel dettaglio la pandemia in Corea del Nord. Il rapporto dell’Oms relativo alla settimana 53 del 2020 affermava che erano stati effettuati 770 test, e che erano testati dall’inizio dell’emergenza 26.244 campioni di 13.259 persone. Da quel momento in poi, il governo nordcoreano non ha fornito ulteriori dettagli.

Due sono le possibili spiegazioni di quanto sta avvenendo. O la Corea del Nord è veramente riuscita a tener fuori il virus dai confini nazionali, magari grazie a una rapida chiusura dei confini e a misure rigidissime applicate fin da subito, oppure i casi reali ci sono, e anche in quantità piuttosto elevata. Difficile dire con certezza quale delle due spiegazioni sia quella corretta. La verità potrebbe anche stare nel mezzo.

Ossia: visti i legami con la Cina e la vicinanza della Corea del Nord a nazioni che hanno contato un discreto numero di casi, è plausibile che anche Pyongyang abbia dovuto fare i conti con qualche contagio. Senza considerare l’eventualità di aver fatto entrare (o di far entrare in futuro) il virus oltre il 38esimo parallelo attraverso le merci importate da oltre Muraglia. Come se non bastasse, pare che i nordcoreani abbiano tentato di rubare informazioni sui vaccini anti Covid lanciando un attacco informatico all’azienda farmaceutica Pfizer. Non sappiamo se l’attacco hacker sia andato a buon fine. Sappiamo però che entro la prima metà del 2021, Pyongyang riceverà circa 2 milioni di dosi del siero AstraZeneca.

Il Covid in Corea

Anche se ufficialmente il Covid non è presente nel Paese, il governo ha imposto misure preventive. I cittadini non sono sottoposti a nessun lockdown, né sono obbligati a restare a casa. I trasporti ferroviari e con altri mezzi locali sono ripartiti senza limitazioni. Semaforo rosso per la ripresa delle scuole, divieto di formare assembramenti formati da più di cinque persone e obbligatorietà di indossare la mascherina protettiva in pubblico. Per capire meglio la quotidianità che si respira all’interno del Paese, è interessante leggere l’intervista rilasciata da Alexander Matsegora, ambasciatore russo in Corea del Nord, all’agenzia russa Interfax.

Anche se i confini sono stati chiusi a fine gennaio 2020, “è ancora possibile lasciare il Paese, seppur con alcune difficoltà” ma a tutti, compresi i cittadini, “è assolutamente vietato entrare in Corea del Nord”. Sul fronte commerciale, le autorità hanno eretto barriere all’importazione di merci. “Le materie prime vitali per il paese sono entrate nel paese su decisioni speciali dell’amministrazione del comitato antiepidemico di emergenza nordcoreano prima della fine di agosto, ma le importazioni si sono interrotte del tutto dopo i tifoni di settembre”, ha specificato Matsegora.

Dal momento che lo stesso Kim Jong Un ha dichiarato che in Corea del Nord non esiste un sistema sanitario in grado di affrontare la pandemia, “le restrizioni totali imposte all’inizio dello scorso anno non solo sono rimaste in vigore, ma sono state persino rafforzate, anche installando cordoni extra con guardie di sicurezza armate lungo i confini terrestri della Corea del Nord per impedire a chiunque e qualsiasi cosa di entrare”. L’obiettivo è tenere fuori il virus, ammesso e non concesso che non sia già entrato.

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