Conoscere la lingua cinese è un’impresa ostica visto che per parlare correttamente questo idioma è necessario sapersi orientare in un complicato sistema linguistico. Ma la grammatica cinese è più facile rispetto a quella delle lingue indoeuropee e il motivo è semplice: si basa sulle cosiddette variazioni sintattiche dei termini all’interno delle singole frasi.

I singoli vocaboli che esprimono genere e numero non variano, così come resta inalterata anche la loro coniugazione. Detto altrimenti, non c’è una distinzione tra un nome maschile e uno femminile, tra un singolare o plurale. In certi casi, per enfatizzare l’idea di pluralità, si aggiunge il suffisso 们 (-men) in fondo alla parola desiderata: il gioco è fatto. Per quanto riguarda i verbi, come detto, non hanno coniugazioni e vengono espressi sempre alla forma infinita.

Facciamo un esempio. La frase ”egli va in Cina” si esprime con i seguenti caratteri: 他去中国. Dovessimo tradurre alla lettera, ci troveremo di fronte la seguente costruzione: ”egli-andare-Cina”. Dove si nasconde, dunque, la difficoltà della lingua cinese? Nei suoi caratteri e nei toni. Senza avere la pretesa di scendere nel dettaglio di un argomento accademico e complesso, è importante sottolineare come il cinese non si affidi alle classiche lettere dell’alfabeto, bensì ai cosiddetti caratteri.

Toni, caratteri e radicali

Ci sono più o meno 60mila caratteri nella lingua cinese, anche se per leggere in tutta tranquillità un giornale basta conoscerne circa 3mila. Ogni carattere cinese corrisponde foneticamente a una sillaba e, da un punto di vista morfologico, a un morfema, cioè la parte più piccola unità linguistica portatrice di significato. A proposito di toni, il tono è l’andamento melodico di un morfema.

Ogni carattere rappresenta una parola e ogni parola può essere formata anche da più caratteri. I radicali sono dei ”suggerimenti” che consentono di far comprendere il significato e la pronuncia dei caratteri. Su questo torneremo più tardi. Ciascun carattere è dotato di un certo tono, indicato dall’apposito accento posizionato sulla vocale ”trascritta”. I toni sono quattro: alto, basso, decrescente e crescente. Il quinto viene definito neutro.

Ogni carattere deve essere pronunciato con il proprio tono, perché cambiando toni si modifica anche il significato dell’intera frase. Anche qui ricorriamo a qualche esempio standard utilizzato nei libri di grammatica. La frase 我买几个苹果 può significare sia “compro qualche mela” che “vendo qualche mela”. Tutto dipende dal tono del secondo carattere. Nel primo caso avremo “Wǒ mǎi jǐ ge píngguǒ” mentre nel secondo “Wǒ mài jǐ ge píngguǒ”.

Lingua e cultura

Quanto fin qui scritto serviva per introdurre brevemente il lettore all’interno del sistema linguistico cinese. Già, perché mai come in questo caso la lingua di un popolo ne rispecchia la cultura millenaria. Studiando i caratteri è infatti possibile imbattersi in moltissime curiosità degne di nota, utili anche per capire l’attuale politica estera della Cina. Prendiamo il carattere 国(guó), cioè ”nazione”. È formato dal radicale ⼞ (wéi), ”recinto” e 玉 (yù), ”giada”. Scendendo nel dettaglio abbiamo 王(wáng), ”sovrano” e丶(diǎn), ”punto”. Alla lettera il concetto di nazione è espresso simbolicamente da un territorio delimitato che ospita al suo interno un sovrano, con tanto di sigillo di giada (usato all’epoca per i riti religiosi).

Facciamo un altro esempio: l’ideogramma 好 (hǎo), ”bene” è composto dal radicale 女 (nü), ”donna”, e dal radicale 子 (zì), ”bambino” o ”figlio”. In questo caso il ”bene” è espresso dall’amore di una madre per suo figlio. Ma l’unione dei caratteri regala moltissime altre sorprese letterarie.

Lasciarsi” è formato da 分 (fēn), ”dividere”, e 手 (shǒu), ”mani”: separare le mani, cioè lasciarsi, separarsi. Proseguiamo con i nostri esempi: in cinese ”crisi” si esprime con il termine 危机 (Wéijī): il primo carattere significa ”pericolo”, il secondo ”opportunità” (secondo altri ”punto cruciale”, ovvero qualcosa che inizia o che cambia). Quindi una crisi è un momento pericoloso nel quale gli scenari nascondono opportunità (o, nell’altra visione, iniziano a modificarsi).

Huawei: il ”successo cinese”

Giocando sui toni è interessante analizzare due termini collegati a Huawei, il noto colosso cinese attivo nel campo delle telecomunicazioni. Questo nome è formato da due caratteri: 华 (Huá), ”fiore”, e 为 (wèi), ”azione”. Il primo carattere, oltre a rimandare al simbolo del brand, un fiore, viene utilizzato per riferirsi alla Cina.

Di conseguenza Huawei può essere tradotto come ”successo cinese”. Non a caso l’azienda di Shenzen è uno degli strumenti con il quale Pechino sta cercando di farsi valere sui mercati globali. Sempre riferito a Huawei, vale la pena considerare HarmonyOs, cioè il sistema operativo a cui sta lavorando. In cinese si indica usando i seguenti caratteri 鸿蒙 (Hóngméng ) alla lettera traducibili come ”principio vitale”. Ma basta invertire i toni (Hóngmèng ) e i caratteri significano ”sogno rosso”. Queste parole possono rimandare al capolavoro della letteratura cinese “Sogno del palazzo rosso” ma anche a ”grande sogno” (宏梦). Un’altra possibile interpretazione rinvia invece al Sogno cinese, il termine usato da Xi Jinping. Inoltre Hongmeng, nella mitologia cinese, è anche lo stato del principio del mondo; una sorta di genesi o primo giorno dell’universo. La pronuncia Harmony, infine, rimanda al concetto di armonia.

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