La campagna europea di vaccinazione di massa contro il Covid-19 procede a rilento. Le ragioni di questo sviluppo sono molteplici e perlopiù legate ai ritardi delle aziende farmaceutiche nel fornire le dosi pattuite ed alla farraginosità della macchina burocratica del Vecchio Continente. C’è, però, un terzo fattore che sta complicando le cose ed è legato al preparato sviluppato dall’anglo-svedese AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford. L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ne ha raccomandato la somministrazione a tutte le fasce di età ma alcuni enti regolatori statali, come l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), sono stati più prudenti ed in un primo momento lo hanno consigliato a chi ha meno di 65 o 55 anni. Le sperimentazioni cliniche non hanno incluso un campione rappresentativo di over 65 e ciò ha spinto EMA ed affini a non consigliarlo ai più anziani. Non perché risulti più pericoloso per questa fascia di età che per le altre ma perché in assenza di dati clinici sufficienti si è scelto di privilegiare la linea della prudenza.

Una possibile svolta

La decisione di non raccomandare il preparato di AstraZeneca ai più anziani ha creato gravi problemi alla campagna europea, almeno in questa fase iniziale. Il vaccino, grazie al basso costo ed alla facilità di somministrazione, è stato ordinato in grandi quantità dagli Stati membri dell’Unione Europea che, però, si trovano impossibilitati a somministrarlo ai più fragili ed  esposti al Covid-19. La loro protezione è stata affidata ai prodotti dalle americane Pfizer e Moderna, la cui consegna procede a rilento. Carsten Watzl, presidente della Società Tedesca di Immunologia, ha dichiarato in un’intervista alla BBC che gli enti regolatori dovranno rivedere la decisione di non raccomandare Oxford-AstraZeneca alle persone più avanti negli anni. Il Professor Watzl ha affermato che gli studi clinici condotti in Scozia hanno chiarito che il farmaco è sicuro per queste persone ed ha invitato la cancelliera Angela Merkel a farselo somministrare in diretta televisiva per dimostrarlo all’opinione pubblica. L’analisi delle 1.14 milioni di dosi di Oxford-AstraZeneca (490mila) e Pfizer (650mila) somministrate alla popolazione scozzese tra l’8 dicembre ed il 15 febbraio ha evidenziato come Oxford-AstraZeneca sia risultato efficace negli anziani (a cui è stato somministrato con maggiore frequenza) e come appena due tra quelli che lo hanno ricevuto siano poi stati ricoverati in ospedale. Entrambi i vaccini, in parole povere, funzionano bene.

Sviluppi rischiosi

Lo studio realizzato in Scozia ha spinto alcune nazioni a rivedere le proprie posizioni. Il ministro della Salute francese Olivier Veran ha annunciato che Oxford-AstraZeneca sarà disponibile per chi ha un’età compresa tra i 65 ed i 75 anni, l’Italia ha innalzato l’età massima di chi può riceverlo dai 55 ai 65 anni ed il Comitato Tedesco per la Vaccinazione (STIKO) dovrebbe presto consentirne l’utilizzo per gli anziani. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha consigliato a tutti gli adulti ma una serie di eventi avversi potrebbero aver minato la fiducia dell’opinione pubblica in questo farmaco. AstraZeneca ha comunicato i risultati delle sperimentazioni conclusesi a novembre in maniera confusionaria e poco chiara, in più occasioni ha riportato dati basati su campioni ridotti ed ha testato dosi che non erano previste dalla sperimentazione originaria. Il Sudafrica ne ha sospeso l’utilizzo nel timore che non sia efficace nei confronti della variante ormai dominante nel paese mentre gli Stati Uniti stanno aspettando la conclusione delle sperimentazioni locali prima di autorizzare il farmaco. Sullo sfondo ci sono le polemiche, rinfocolate dagli effetti collaterali maggiori rispetto allo Pfizer, di chi lo considera un vaccino di Serie B. A Roma è andata in scena la protesta di un gruppo di medici liberi professionisti under 55, che hanno comunicato di non volere AstraZeneca perché non lo ritengono adeguato al loro rischio professionale. Nel centro di Chiuduno, che si occupa della somministrazione per i residenti nei comuni sotto osservazione nell’area bresciana-bergamasca, il 30 per cento dei sessantenni ha rifiutato AstraZeneca. La psicosi che si è venuta a creare intorno al vaccino, peraltro non supportata da dati scientifici, ha spinto persino alcuni ospedali a chiedere di farsi inviare dosi di Pfizer o Moderna perchè considerate più sicure.

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