La Cina ha tra le mani un ventaglio formato da cinque vaccini sperimentali anti Covid. Si tratta di vaccini, già iniettati a centinaia di migliaia di cittadini cinesi, per i quali si attendono ancora gli ultimi dati per scongiurare l’insorgenza di possibili effetti indesiderati nel lungo periodo. L’attesa potrebbe comunque essere molto breve, visto che, stando alla task force di esperti incaricata di seguire proprio lo sviluppo dei vaccini sotto il Consiglio di Stato, entro la fine del 2020 Pechino potrà contare su 600 milioni di dosi pronte all’uso.

Nel frattempo, i colossi farmaceutici incaricati di produrre il farmaco stanno scaldando i motori. Sinovac Biotech, CanSino, Sinopharm e Anhui ZhifeiLongcom, una sussidiaria di Chongqing Zhifei Biological, sono giunti alla fase finale degli studi clinici. Nessuno di loro ha reso noti i dati di fase 3 necessari per l’approvazione normativa. Dovrebbero tuttavia farlo a breve, ognuno seguendo la propria road map.

Attenzione: il fatto che non vi sia ancora l’ufficialità finale per la commercializzazione dell’antidoto non deve ingannare. Fin dall’estate la Cina ha concesso l’autorizzazione di emergenza per la somministrazione dei primi vaccini sperimentali. Questo significa che alcune province e città dell’ex Impero di Mezzo hanno somministrato il siero ad alcune categorie di persone a rischio.

Autorizzazione locale

Le prime vaccinazioni su base volontaria sono portate avanti dalle autorità locali. L’annuncio ufficiale, se così vogliamo chiamarlo, riguarderà invece il governo centrale e arriverà in un secondo momento. Nella provincia dello Zhejiang molte città hanno iniziato a offrire il vaccino sperimentale ad alcuni membri selezionati del pubblico. È successo a Yiwu ma anche a Jiaxing. Recentemente anche nella provincia del Sichuan è stato approvato l’uso d’emergenza del siero, che riguarderà 12 categorie classificate ad alto rischio.

Il piano locale di immunizzazione prevede che i primi a essere sottoposti a vaccinazione siano operatori sanitari prestanti servizio all’estero, seguiti da medici in prima linea, lavoratori portuali e della filiera alimentare del freddo. Quindi insegnanti e personale di screening Covid-19 e studenti o lavoratori che abbiano la necessità di attraversare i confini nazionali cinesi in entrata o in uscita. Infine il vaccino toccherà agli anziani e alle frange sociali più vulnerabili. I vaccini del Sichuan sono gli stessi adottati anche nello Zhejiang. Ciascuna dose costa poco più di 30 dollari. Dovrebbero essere disponibili per l’intera popolazione dal 12 febbraio 2021, cioè la data del prossimo Capodanno cinese.

Il vaccino cinese all’estero

Dati i contagi interni pressoché azzerati, il governo non ha ancora fatto sapere come, quando e se intraprenderà una campagna di vaccinazione di massa. I vertici del Partito Comunista cinese non sembrano avere alcuna fretta, sicuri di essere riusciti a mettere una museruola al virus attraverso le ferree misure restrittive adottate nei mesi scorsi. Al momento i governi locali hanno “targetizzato” la popolazione per coprire le fasce più a rischio. Per il resto dei cittadini, si vedrà in seguito. Sicuramente dal 2021 in poi.

La Cina ha venduto i propri vaccini ad altri Paesi. Pechino ha stretto accordi, tra gli altri, con Turchia, Indonesia e Brasile ma anche con Paesi del sudest asiatico e del Medio Oriente. Gli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, sono stati i primi a registrare ufficialmente il vaccino anti Covid prodotto da Sinopharm, certificandone un’efficacia pari all’86%. “L’analisi mostra inoltre che il vaccino ha un tasso di sieroconversione del 99% di anticorpi neutralizzanti e un’efficacia del 100% nel prevenire casi moderati e gravi della malattia”, ha scritto l’agenzia stampa ufficiale Wam. Inoltre, non sarebbero emersi gravi problemi di sicurezza.

Il fatto che la registrazione di un vaccino sperimentale cinese sia arrivata da un Paese straniero, e non dal produttore, potrebbe sembrare bizzarro. Ma è pur vero, come detto, che il Dragone si è semplicemente limitato a vendere il proprio siero a chiunque ne abbia fatto richiesta. Ogni acquirente ha quindi valutato il da farsi in base alle proprie esigenze. La Cina pare soddisfatta di essere quasi arrivata all’ultimo step. E non ha più alcuna fretta di bruciare i tempi.

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