Le preparazioni che i Paesi del continente africano avrebbero messo in atto per contrastare la propagazione dell’epidemia di Covid-19 non sarebbero sufficienti per garantire la sicurezza della popolazione africana. Ad affermalo sarebbe la stata la stessa organizzazione mondiale della sanità, allarmata per quanto la questione sia stata presa sottogamba, nonostante i tantissimi problemi del sistema sanitario africano.

“L’Africa deve prepararsi al peggio”

Stando alle parole del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, e come riportate dalla testata francese Le Monde“l’Africa deve essere pronta a prepararsi al peggio” se vuole avere qualche possibilità di uscirne il più possibile indenne. E nonostante sino a questo punto sia risultata molto meno colpita, anche in questo caso il rapido aumento dei contagi evidenzia come le prime contromisure devono essere messe in atto se si vole evitare di sprofondare nella stessa crisi pandemica che sta vivendo l’Europa.

Le maggiori difficoltà riguardo alla prevenzione ed alla lotta al contagio derivano dalle scarse condizioni igieniche diffuse nel continente africano. In questa situazione, limitare la diffusione diventa ancora più difficile e nonostante la popolazione sia stata invitata a cambiare le proprie abitudini igieniche, in molte parti del territorio il semplice accesso all’acqua è già un impresa; avere accesso anche ai disinfettanti diviene per la maggior parte assolutamente impossibile.

Mentre le campagne sopravvivono soprattutto grazie all’agricoltura di sussistenza e gli spostamenti limitati possono essere un fattore a favore, le città rischiano di diventare focolai difficili da controllare, con le strutture sanitarie che non potranno sopportare a lungo l’enorme carico di lavoro. Ed è proprio questo uno dei punti chiave sul quale l’Oms ha posto le sue osservazioni.

Il Covid-19 ha già raggiunto 30 Paesi africani

Allo stato attuale, casi confermati di Coronavirus sono stati riscontrati in 30 Paesi africani su 54 totali, con il loro numero che aumenta giorno dopo giorno. E con 600 contagi avvenuti nell’intero continente, appare chiaro come la situazione debba essere presa in mano il più velocemente possibile.

Dopo il blocco del Maghreb, il Paese più colpito al momento risulta essere il Sudafrica, che proprio pochi giorni fa aveva sbloccato lo sbarco di una nave da crociera sul quale si credeva fossero presenti sei portatori della malattia. E nonostante in questo caso si fosse trattato di un falso allarme, con i passeggeri che presto saranno messi nella condizione di sbarcare, il presidente Cyril Ramaphosa ha deciso di chiudere i porti del Paese, in quanto è giunto il momento di cautelarsi e di prendere provvedimenti contro la diffusione del patogeno.

Gli incontri pubblici e le funzioni religiose procedono

Uno dei problemi più importanti rilevati sul territorio africano riguarda le funzioni pubbliche e religiose che non hanno ancora subito le limitazioni che sono state attuate nel resto del Mondo. Dando luogo ad incontri di persone spesso in numeri superiore al migliaio, tali manifestazioni sono i principali canali di trasmissione del virus e il ritardarne le sospensioni rischia di essere un grave errore che presto o tardi verrà pagato.

Neppure Paesi come il Burkina Faso – dove una persona è già morta a causa del patogeno – hanno per il momento posto limitazione agli incontri pubblici, esponendo la popolazione a grave pericolo. E su questo particolare, l’Oms ha già sottolineato come un intervento tempestivo – più che consigliato – sarebbe necessario.

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