Le montagne del Nord Kivu nella Repubblica Democratica del Congo rischiano di divenire lo scenario di una catastrofe. La situazione nelle province di Beni, Butembo e poi a nord, anche nella regione dell’Ituri sta sempre più assumendo contorni tragici e disperati.

Da agosto nella zona settentrionale del Paese africano è in corso un’epidemia di Ebola che sta provocando morti e ogni giorno vede aumentare i casi di contagio. E’ la seconda epidemia del virus ebola più letale della storia dopo quella che nel 2014 ha travolto Liberia e Sierra Leone provocando la morte di oltre 11mila persone, ma è la prima volta che l’epidemia di quello che è considerato uno dei virus più pericolosi al mondo si sviluppa in una regione dove è in corso un conflitto armato.

Le aree dove sta sviluppandosi l’epidemia sono infatti il terreno di scontro tra l’esercito regolare e decine di gruppi ribelli. Un guerra che vede un florilegio di sigle di milizie irregolari cercare di accaparrarsi una porzione di territorio e sottosuolo ma a farne le spese, oggi più che mai, è la popolazione dal momento che nel mirino dei ribelli sono finiti anche gli operatori umanitari.

Sino a poche settimane fa erano operative diverse ongche avevano costruito centri di transito e di trattamento dove curare i malati e isolare i casi sospetti fornendo assistenza medica immediata ed adeguata.

Poi però nemmeno gli ospedali sono stati risparmiati dalla furia della violenza che attanaglia la regione. Il 24 febbraio è stato assaltato il centro di trattamento dell’Ebola di Msf a Katwa, l’epicentro dell’epidemia. E in quell’occasione le dichiarazioni dell’organizzazione non governativa Msf alla stampa furono le seguenti: “L’attacco è stato traumatico per i pazienti, per i loro parenti e per lo staff presente nel centro in quel momento” -ha dichiarato Emmanuel Massart, coordinatore di Msf a Katwa – siamo riusciti a trasferire in Centri di trattamento vicini tutti i nostri pazienti, quattro casi confermati e sei sospetti, ma questo attacco ha dato un duro colpo alla nostra capacità di rispondere all’epidemia nel suo attuale epicentro”.

Alle parole di Massart riportate anche dal quotidiano la Repubblica, hanno fatto seguito quelle del direttore generale di Msf Meinie Nicolai che ha aggiunto: “Sebbene le ragioni dell’attacco non siano chiare e tale violenza sia inaccettabile, è evidente che gli attori impegnati nella risposta contro l’Ebola, Msf compresa, non sono riusciti a ottenere la fiducia di una porzione significativa della popolazione. Tutte le realtà coinvolte in questa risposta devono cambiare approccio e confrontarsi seriamente con le proteste e le paure delle comunità locali”.

Trascorsi solo tre giorni ecco un altro assalto contro un’altra struttura di Medici Senza Frontiere. La sera del 27 febbraio nella città di Butembo è stato attaccato e dato alle fiamme il centro di trattamento e al momento dell’agguato nella struttura oltre al personale sanitario erano presenti anche 57 pazienti tra cui 15 casi confermati di Ebola.

Dopo questo episodio l’organizzazione non governativa ha deciso di sospendere le attività e ha spiegato le ragioni attraverso un comunicato stampa: “Questi attacchi alle nostre strutture mediche ci rattristano enormemente. Non mettono in pericolo solo la vita del nostro staff, ma soprattutto quella delle persone più vulnerabili che sono al cuore della nostra risposta: i pazienti. Alla luce di questi due violenti attacchi non abbiamo altra scelta se non sospendere le nostre attività fino a futuri sviluppi. Come medici è molto doloroso essere costretti ad abbandonare i nostri pazienti, le loro famiglie e gli altri membri della comunità in un momento così critico della risposta all’epidemia di Ebola”. Queste sono state le parole di Hugues Robert, responsabile Msf per le emergenze.

Al momento quindi l’ong continua a gestire le attività legate ad Ebola nei centri più sicuri di Kayna e Luberù ma nelle aree di Beni, Katwa e Butembo la situazione è estremamente critica. Le violenze, gli scontri con i gruppi ribelli e la presenza della malattia rischiano di far esplodere la situazione e la possibilità che possa registrarsi un aumento esponenziale dei contagi e quindi anche dei decessi è quanto mai concreta e spaventosa. Il ministero della Salute congolese parla di 894 casi e 561 decessi da agosto ad oggi, ma la fase più drammatica c’è il rischio concreto che inizi ora.

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