L’aborto selettivo in base al sesso continua ad essere una pratica molto diffusa in alcune parti del mondo: tra queste particolare preoccupazione desta la situazione dell’India, dove la nascita di una bambina è ancora visto dalla famiglia e dalla società come un evento nefasto. Il governo indiano ha cercato di mettere fine a questa pratica, ma i risultati fino ad oggi ottenuti si sono rivelati a dir poco deludenti. E il futuro non lascia ben sperare.

La ricerca

Una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Plos One e realizzata dall’Università re Abdullah di Scienze e tecnologie di Thuwal, in Arabia Saudita, ha rivelato che entro il 2030 in India il numero di bambine subirà una drastica riduzione a causa dell’aborto selettivo. Nel Paese, la possibilità di interrompere la gravidanza è garantita entro la ventesima settimana, ma è possibile procedere con l’aborto anche successivamente in caso di pericolo di vita della gestante o di malformazione del feto.

Questa pratica però viene spesso utilizzata in maniera selettiva per evitare la nascita delle bambine e favorire invece il concepimento dei maschi, considerati una benedizione per la famiglia: i figli infatti potranno provvedere al sostentamento dei genitori e in caso di matrimonio non sarà necessario presentare una dote, come invece accade per le ragazze.

La ricerca dell’Università saudita ha analizzato il numero di nascite e il sesso dei bambini in 29 Stati e province indiane corrispondenti ad oltre il 98% della popolazione del Paese. Incrociando i dati su nascite, tassi di fertilità e preferenze del sesso all’interno delle famiglie che hanno partecipato allo studio, gli scienziati hanno previsto che in India entro i prossimi dieci anni ci saranno 6,8 milioni di bambine in meno. Una riduzione sensibile della popolazione femminile si avrà nello stato dell’Uttar Pradesh, considerato tra i più popolosi, in cui ci saranno ben 2 milioni in meno di ragazze. Per capire la gravità della situazione nella regione, basta considerare che nei primi 3 mesi del 2019, in 132 villaggi, sono nati 216 bambini, tutti maschi.

Anche se il tema dell’aborto selettivo è tornato di recente al centro del dibattito nazionale e internazionale, si tratta di un fenomeno che affligge da decenni l’India. È dagli anni Settanta, infatti, che il rapporto tra maschi e femmine risulta sbilanciato a favore dei primi e già nel periodo tra il 1990 e il 2016 ci sono state 15 milioni di bambine in meno a causa dell’aborto selettivo.

La situazione però ha subito un peggioramento negli ultimi anni e il gap è destinato ad ampliarsi, con 3 milioni di nascite (femminili) in meno previste per ogni anno almeno fino al 2050. Inoltre, come riportato dall’ultima ricerca scientifica, la differenza nel numero di nascite tra maschi e femmine entro i prossimi dieci anni sarà così grande da influire sulla società stessa, come già accaduto in altro Stati.

Anche in Cina, infatti, a causa della politica del figlio unico imposta dal Partito comunista e abolita solo di recente, la popolazione maschile ha largamente superato quella femminile, costringendo per esempio gli uomini cinesi a cercare moglie all’estero.

La risposta del governo

Il Governo indiano ha cercato negli anni di mettere un freno alla pratica dell’aborto selettivo, ma il problema è ben lontano dall’essere risolto. Una delle leggi più controverse adottate da New Delhi nel 1994 vietava ai medici di rivelare alla famiglia il sesso del nascituro, così da ridurre il più possibile il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. Il provvedimento però non ha dato i risultati sperati e non ha nemmeno migliorato la vita delle bambine.

La legge aveva infatti dato vita ad un mercato nero dei test per la determinazione del sesso, mentre le ragazze hanno continuato ad essere vittime di discriminazioni e abusi all’interno delle famiglie. Il problema andrebbe affrontato non solo da un punto di vista medico, ma anche e soprattutto culturale, intervenendo sui preconcetti ancora presenti all’interno della società e delle famiglie nei confronti delle donne.

Alla lotta contro l’aborto selettivo si sono uniti anche organizzazioni non governative, attivisti e persino stelle di Bollywood nel tentativo di sensibilizzare la popolazione al tema e limitare il più possibile i danni che tale fenomeno ha e avrà nel prossimo futuro sulla società indiana. La speranza è che la nuova ricerca e la riapertura del dibattito sull’aborto selettivo spinga il Governo ad adottare nuovi provvedimenti e ad ideare migliori strategie per combattere questa pratica, facendo capire che le bambine non sono solo un fardello per le famiglie.

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