Le politiche di prevenzione inaugurate da Narendra Modi per contrastare l’espansione del Covid-19 nel paese sembravano funzionare, ma i piani del governo si sono scontrati con un evento pubblico organizzato dall’organizzazione islamista Tablighi Jamaat, che si è rivelato una bomba epidemiologica, alimentando la diffusione del virus in tutto il paese.

Ma l’India non è l’unico luogo in cui gli assembramenti massicci del gruppo, già oggetto di controversie ed inchieste in diverse parti del mondo, si sono rivelati esiziali per la salute pubblica, perché Pakistan, Brunei e Malesia stanno affrontando la stessa situazione.

L’evento della discordia

Nuova Delhi, 3 marzo. Fra le 2mila e le 4mila persone, delle quali almeno 250 provenienti dall’estero, si riuniscono in occasione dell’annuale conferenza di Tablighi Jamaat (TJ) presso la sede centrale di Nizamuddin Markaz Masjid, composta da una moschea e dei dormitori che possono ospitare fino a 5mila persone. Si tratta di uno dei momenti più importanti per i fedeli del gruppo e, ogni anno, dura diversi giorni, poiché la conferenza è soltanto il primo di tanti eventi spalmati nell’arco di una settimana.

Quest’anno, però, quella settimana di eventi non avrebbe dovuto essere celebrata per via delle disposizioni contro il Covid-19 introdotte dal presidente Narendra Modi, ma ha avuto luogo lo stesso e l’incubo del governo si è trasformato in realtà: qualcuno fra i presenti era infetto e l’assembramento continuo ha dato luogo ad un focolaio che, infine, ha colpito il resto della popolazione.

Dei 39 morti per Covid-19 registrati il primo aprile in tutto il paese, 10 avevano preso parte all’evento di TJ, sullo sfondo di almeno 400 contagi accertati, collegati allo stesso, tanto è bastato per convincere le autorità a incriminare la leadership dell’organizzazione, incluso Maulana Saad Kandhalvi, il capo supremo, ai sensi dell’Epidemic Disease Act e per violazione della quarantena imposta dal governo.

Adesso, le autorità indiane sono impegnate in una lotta contro il tempo per rintracciare tutti coloro che, in qualche modo, si pensa abbiano avuto contatti con i partecipanti alla conferenza. Finora, più di 9mila persone sono state rintracciate, sottoposte a test diagnostici e obbligate alla quarantena preventiva.

Nel paese, intanto, che è sempre più dilaniato dalle divisioni inter-religiose, come palesato dalle violenze dello scorso mese, il fatto che TJ sia dietro la diffusione del Covid-19 su scala nazionale sta esacerbando ulteriormente gli animi, sia a livello popolare che politico. Mentre sui social network si diffondono hashtag d’odio come #CoronaJihad, rilanciati dalle stesse emittenti televisive con servizi come “Save the country from Corona Jihad“, la politica sta cavalcando l’onda d’indignazione. Mukhtar Abbas Naqvi, membro del partito di governo Bharatiya Janata, ha definito l’evento “un crimine da Talebani”, mentre Pramod Sawant, ministro nello stato di Goa, ha usato parole ancora più forti: “hanno messo il paese in pericolo consentendo al Covid-19 di diffondersi”.

Dall’India al resto del mondo

La conferenza annuale di TJ aveva attratto almeno 250 predicatori da tutto il mondo e, alcuni di essi, contagiatisi inconsapevolmente, hanno facilitato la diffusione del Covid-19 al rientro nei loro paesi. Sta accadendo in Pakistan, dove a Sukkur si trovano almeno 500 fedeli in stato di quarantena, che salgono a 8mila nell’intero Punjab, ma non si conosce con esattezza la dimensione epidemica anche perché, dopo gli eventi di Nuova Delhi, le autorità di Islamabad sono state allarmate dal fatto che a Lahore, lo stesso mese, aveva avuto luogo un gigantesco evento, atteso da circa 250mila persone, sempre organizzato da TJ, anch’esso poi rivelatosi un focolaio.

I raduni di TJ si sono rivelati dei pericolosi focolai anche in altri paesi, come in Brunei e in Malesia, mentre i predicatori e i fedeli di ritorno dai maxi-eventi organizzati in giro per il mondo hanno trasportato il virus fino alla striscia di Gaza,

Tablighi Jamaat: chi sono

Tablighi Jamaat è un’organizzazione islamica fondata nel 1926 da Muhammad Ilyas al-Kandhlawi, un predicatore wahhabita, il cui centro operativo è in India ma conduce attività in più di 150 paesi in tutto il mondo. Secondo il Pew Research Center sarebbe almeno 80 milioni i musulmani appartenenti all’organizzazione, la cui internazionalizzazione è stata permessa dai capitali forniti dalla Lega Musulmana Mondiale e da altre entità legate all’Arabia Saudita e alle petromonarchie della penisola arabica.

TJ predica la restaurazione dell’islam delle origini, agli adepti viene insegnato come vivere la fede secondo il modello dei puri antenati e viene loro imposto un rigide codice di condotta e una visione del mondo strettamente dualistica, nella quale TJ rappresenta il bene e tutto il resto viene demonizzato. Ed è proprio questa combinazione di integralismo e settarismo ad aver spinto diversi paesi a dichiarare fuorilegge l’organizzazione, poiché ritenuta colpevole di indurre fenomeni di radicalizzazione nei membri più psicolabili e vulnerabili.

In Occidente, dove TJ opera liberamente e legalmente, l’attenzione mediatica è stata tradizionalmente scarsa, controbilanciata, però, dall’allerta costante dei servizi segreti, le cui indagini hanno accertato l’esistenza di legami fra le moschee del gruppo ed il terrorismo. Ad esempio, è acclarato che abbiano ricevuto formazione spirituale da TJ gli attentatori degli attacchi di Londra del 7 luglio 2005 e del 29 giugno 2007, gli organizzatori del fallito attentato all’aeroporto di Glasgow del 30 giugno 2007, e Zacarias Moussaoui, l’unico francese condannato per aver avuto un ruolo negli attentati dell’11 settembre 2001.

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