La pandemia di coronavirus che in poche settimane è diventata di rilevanza mondiale ha spinto i governi e la comunità scientifica ad aumentare i propri sforzi in una corsa contro il tempo per raggiungere una cura o un vaccino efficace che possa mettere la parola fine alla crisi. Stati Uniti, Russia, Cina, Unione europea ma non solo: in tutto il mondo si sta sperimentando ogni strada possibile, con il traguardo che – nonostante tutto – appare però ancora molto lontano.

Tuttavia, non in tutto il Mondo i procedimenti utilizzati sono analoghi e in certi Paesi si stanno cercando soluzioni alternative volte ad accelerare i processi; sebbene la natura morale delle pratiche possa decisamente essere messa in discussione. Come evidenziato da La Stampa del 20 aprile 2020, uno di questi Paesi è infatti l’India di Narendra Modi, che a Mumbai starebbe eseguendo i test relativi al farmaco idrossiclorochina sugli infetti delle baraccopoli di Dharavi e Worli: i focolai dell’epidemia nel Paese.

La cura viene portata per le strade

Nonostante siano state rilevate delle situazioni nella quale il medicinale abbia fatto effetto, non è ancora chiaro come e quanto la idrossiclorochina sia efficace nella lotta contro il Covid-19, almeno nella stessa misura in cui porta risultati nella lotta alla malaria.
La speranza però che questo medicinale possa funzionare ha spinto però alcune comunità scientifiche a spingere nelle ricerche in questo ambito, con l’India che si è fatta trovare – a modo suo – in prima linea. E siccome nel Paese sono già esplosi i primi focolai all’interno delle baraccopoli – e che rischiano di trasformarsi in delle stragi – proprio qui si è deciso ad iniziare con la cura sperimentale.

I medici sono dunque scesi nelle strade per portare il preparato medico alla popolazione: senza sicurezza per quanto riguarda la sua efficacia ma senza porsi problemi riguardo agli effetti collaterali che possa provocare al fisico umano. Ma la parte peggiore, è che buona parte delle “cavie” sono state individuate nei bambini, nonostante la loro fragilità alle terapie e nonostante siano proprio coloro che – eccezioni a parte – sono i meno vessati dalle complicazioni dovute all’infezione da coronavirus.

Le baraccopoli di Mumbai si trasformano in laboratori

Dopo aver visto le luci della ribalta a livello internazionale grazie al capolavoro cinematografico di Bollywood “The Millionaire”, adesso il quartiere popolare di Dharavi si è trasformato anche in un moderno laboratorio sperimentale. In fondo, l’India si è sempre contraddistinta in questi anni per i suoi tentativi a basso costo di tenere il passo dei grandi avversari internazionali: basti pensare al suo programma lunare o alla competizione nel settore tecnologico. E adesso, con la crisi sanitaria che ha colpito il mondo, lo stesso approccio è stato usato anche in campo farmaceutico-sanitario: e se si tralascia la questione morale di fondo, in questo mondo Nuova Delhi potrebbe forse addirittura superare l’Occidente nel contrasto alla malattia.

Già, purtroppo però la questione morale permane e le fotografie che sono state diffuse tutto sono tolto che l’immagine di un Paese che vuole sconfiggere un nemico elevando così il proprio grado di civiltà. E con i bambini in prima linea, i famosi “figli della strada” della periferia della capitale finanziari indiana, alla scena viene aggiunto quel tocco di raccapricciante che farebbe rabbrividire chiunque. Chiunque, a meno che egli non viva in un quartiere dove l’abuso minorile è ai livelli più alti del Mondo, in una situazione in cui, in fondo, qualche “piccolo test” sugli infanti non è che la punta dell’iceberg delle problematiche sociali che vengono vissute dalla popolazione più povera dell’India.

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