La nuova “convivenza con il virus” della Cina prosegue in mezzo a mille ostacoli. L’alleggerimento delle rigide misure anti Covid ha generato un’improvvisa ondata di infezioni che, a sua volta, ha alimentato l’ansia dei cittadini.

Le due conseguenze più evidenti, soprattutto a Pechino e nelle grandi megalopoli, coincidono con l’enorme domanda di forniture mediche e delle consegne di cibo a domicilio. Non ci sarebbe niente di male, se non che le farmacie stanno esaurendo i medicinali, mentre gli autisti che alimentano il food delivery si stanno ammalando uno dietro l’altro. Il risultato è che sempre più residenti hanno difficoltà ad acquistare i beni di prima necessità.

Nelle varie app di consegna persino i termometri sono introvabili, come ha raccontato il South China Morning Post. La situazione è ancora sotto controllo ma che cosa succederà nel caso in cui l’epidemia dovesse protrarsi per molte altre settimane?

Basti pensare che, stando ai dati ufficiali, nella sola capitale la scorsa domenica 22mila pazienti hanno visitato le cliniche per la febbre, ovvero un numero 16 volte più grande di soli sette giorni prima. E che già una settimana fa le farmacie avevano quasi esaurito i medicinali occidentali, ed era difficile trovare farmaci correlati al Covid nei negozi online. Per non parlare, poi, delle consegne lentissime.

La seconda lotta di Pechino

Se il primo nemico della Cina si chiama Covid, il secondo fa rima con l’ombra della carenza di beni di prima necessità. Non è un caso che il governo stia affrontando il problema mappando le carenze, distribuendo più scorte e organizzando piattaforme di e-commerce per acquistare medicinali dall’estero.

In seguito all’intervento delle autorità sono riapparsi alcuni medicinali esauriti, come il Lianhua Qingwen, una medicina tradizionale cinese usata per trattare sintomi del raffreddore, ma i farmaci mirati a ridurre la febbre risultano ancora irreperibili. Almeno, non nelle quantità richieste dai migliaia e migliaia di cittadini febbricitanti.

Gli stessi cittadini, abituati come erano, da ormai tre anni, a prevenire il virus più che a conviverci, sono stati risucchiati dal panico. Gli esperti cinesi ripetono che il Sars-CoV-2 è più dannoso per le persone che presentano già malattie pregresse, ed è per questo che è partita la corsa per fare scorta di più farmaci possibile.

La carenza non riguarda tuttavia soltanto le medicine ma anche il cibo. Fare la spesa si sta rivelando un’autentica sfida, visto che lo shopping in negozio comporta teoricamente un maggiore rischio di infezione. Molti cinesi si stanno quindi rivolgendo a piattaforme online per ordinare generi alimentari di ogni tipo. Ma anche qui c’è un problema enorme: non ci sono abbastanza corrieri per evadere gli ordini.

Il rischio da evitare

Gli autisti delle consegne, gli stessi che hanno consentito alla Cina di alleggerire la pressione durante il primo anno di epidemia, nell’epoca dello Zero Covid sono adesso tra i primi ad ammalarsi. Da Pechino a Wuhan, le storie dei residenti sono simili. Le consegne si sono congelate e molti cittadini, o perché febbricitanti o per il timore di essere contagiati, non escono di casa.

L’ufficio municipale del commercio di Pechino ha dichiarato di star supportando le piattaforme di e-commerce per integrare la capacità di consegna favorendo il reclutamento di nuovi lavoratori e istituendo bonus per i conducenti. Dal Ministero dell’Industria e dell’Information Technology hanno invece spiegato che la temporanea carenza di test è il risultato di un basso inventario delle farmacie a causa della bassa domanda precedente, e che la situazione cambierà presto.

Intanto, ha segnalano Caixin, in tutta la Cina si contano sempre più medici contagiati, e questo sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale cinese, costringendo alcuni ospedali a chiedere al personale malato di continuare a lavorare. La Repubblica Popolare Cinese ha dunque due obiettivi: mitigare il virus ed evitare ogni possibile rischio di implosione interna.

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