Un conto è vaccinare qualche decina di milioni di persone. Un altro è pensare di immunizzarne centinaia di milioni. Un altro ancora, infine, è immaginare di fare la stessa identica cosa, ma con 1.4 miliardi di individui. È esattamente questo l’Everest che deve scalare la Cina prima di somministrare il vaccino anti Covid a tutta la sua popolazione. Senza contare l’iniezione delle seconde dosi, cioè il classico “richiamo”, e l’avvio dei futuri, nuovi giri di vaccinazione, visto che, come ripetono gli esperti, sarà probabilmente necessario rinnovare la vaccinazione almeno una volta all’anno per respingere le varianti del Sars-CoV-2.

Per quanto riguarda le vaccinazioni, nelle varie classifiche prese in considerazione dai media internazionali le prime posizioni sono occupate più o meno dai soliti Paesi: Israele, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Regno Unito, Bahrain, oltre alle sorprese Cile e Serbia. Non c’è quasi mai traccia della Cina, relegata nella voce “altre nazioni” o neppure presa in esame. Il motivo è semplice. Il grosso delle graduatorie considera il numero di dosi di vaccino somministrate per 100 persone. È ovvio che uno Stato che sfonda il tetto del miliardo di abitanti risulta penalizzato da un conteggio del genere. Eppure, in proporzione agli altri, Pechino non è affatto rimasto indietro. Anzi, la sensazione è che il Dragone possa presto accelerare bruciando la concorrenza.

Il piano vaccinale cinese

Prendiamo la classifica che registra il numero di vaccini somministrati per 100 persone aggiornata con i dati del 20 marzo. Israele guida la graduatoria con 111.91, gli Stati Uniti sono sesto posto con 36.31 mentre la Cina è nella parte bassissima del quadro con appena 4.86 vaccini inoculati ogni 100 persone. A vedere questi numeri, almeno a prima vista, si potrebbe pensare che Pechino sia in affanno. Basta leggere una classifica più dettagliata per scoprire che non è affatto così. Se consideriamo il numero di dosi complessive di vaccino somministrate, sempre prendendo in esame i dati del 20 marzo, notiamo come gli Stati Uniti siano al comando con 124.44 milioni di dosi iniettate, ma la Cina è al secondo posto con 70 milioni di dosi consumate.

Dai dati diffusi è possibile fare anche un’altra riflessione. Il governo cinese aveva avviato un timido piano vaccinale già in estate, a livello locale, solo in alcune città, e dedicato ad alcune categorie di persone a rischio, come i lavoratori impegnati all’estero o gli addetti alla dogana. I numeri erano pressoché irrisori ma comunque emblematici della situazione che stava attraversando la Cina. Il Dragone, che da mesi aveva ormai messo una bella museruola al virus, non doveva più pensare a ad abbattere la curva epidemiologica. Senza più contagi, e con la quotidianità ormai quasi tornata alla normalità, per le autorità non aveva senso accelerare sulle vaccinazioni interne.

Nel periodo compreso tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, tre-quattro vaccini cinesi erano tuttavia già pronti. Al netto di qualche test ancora da completare, il governo ha pensato bene di dedicarsi all’esportazione dei sieri piuttosto che a un loro massiccio utilizzo interno. Il piano vaccinale cinese, a differenza di quello americano e britannico, è quindi iniziato in anticipo ma in sordina. Una volta pronti i vaccini occidentali, Washington ha però accelerato al massimo, sorpassando Pechino (per dosi somministrate) alla metà di gennaio. Ora, dopo un periodo di sostanziale e lenta crescita, la Cina potrebbe nuovamente accelerare.

Organizzazione ed efficienza

A ben vedere, la Cina può contare su diversi vantaggi rispetto alla concorrenza occidentale: non deve rincorrere il virus, il suo motore economico è ripartito da mesi e non deve fare i conti con pressioni di alcun tipo. A gennaio, i media riportavano che il governo era convinto di vaccinare il 3.5% della popolazione – circa 50 milioni di persone – prima del Capodanno cinese in programma l’11 febbraio. I numeri si sono fermati al 2.8%, circa 40.5 milioni di individui: un numero tutto sommato comunque considerevole. Attenzione però, perché il vero e proprio piano vaccinale della Cina è entrato nel vivo soltanto da poche settimane. Già, perché fino a febbraio, le autorità hanno pensato bene di coprire le categorie a rischio e i gruppi chiave. La vaccinazione di massa per il resto della popolazione inizia sostanzialmente adesso – addirittura prima che in Occidente – e durerà fino a maggio.

L’emittente cinese Cgtn ha raccontato che cosa sta succedendo a Pechino in questi giorni. Il vaccino è ora disponibile per tutte le persone sane di età compresa tra i 18 e i 59 anni. La notizia è riportata pressoché ovunque. In una comunità residenziale situata nel distretto di Tongzhou, sempre nella capitale, gli avvisi sono stati affissi persino sulle porte d’ingresso di ogni edificio. Un residente ha raccontato di aver ricevuto sul proprio smartphone un avviso inviato dalla direzione della proprietà del palazzo. Il messaggio era chiaro: è possibile fissare l’appuntamento per il vaccino usando un Qr Code e recandosi nel luogo designato e nel giorno stabilito, per ricevere le due dosi a distanza di qualche settimana l’una dall’altra.

Stando a quanto comunicato dalla Tongzhou Healthcare Commission, il distretto ha istituito 17 siti per la vaccinazione. Ogni centro può vaccinare più di 20.000 persone al giorno. Nel distretto Chaoyang, almeno 43 siti per la vaccinazione sono stati allestiti in blocchi residenziali. Sono stati adibiti siti di vaccinazione temporanei anche negli edifici che ospitano gli uffici. Giusto per fare un esempio, lo Yintai Center e il Wanda Plaza, due dei centri commerciali e degli edifici per uffici più importanti della zona, stanno funzionando a pieno regime. All’interno dello Yintai Center, uno spazio un tempo utilizzato per le mostre, ci sono quattro aree distinte: una di attesa, dove il personale medico spiega ai cittadini come si svolgono le operazioni; una di registrazione; una in cui si effettuano le iniezioni e, infine un’ultima area di osservazione. Il nuovo obiettivo della Cina? Vaccinare il 40% della popolazione entro la fine di giugno.

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