Sono quasi tre mesi ormai che la comunità scientifica internazionale ha concentrato i propri sforzi nella lotta al coronavirus: cercando cure, sviluppando i vaccini e collaborando con l’Oms, oppure prendendo strade alternative e parallele come nel caso degli Stati Uniti. Come accaduto in America, anche un altro Paese in rotta con l’Organizzazione mondiale della sanità ha scelto di proseguire la sua strada: il Madagascar guidato dall’eccentrico leader Andry Rajoelina. E nonostante la soluzione di erbe aromatiche e curative da lui proposta come rimedio low cost per la lotta al coronavirus abbia suscita critiche sia nel suo stesso Paese che nel resto del Mondo, la sua “Covid Organic” sembra aver attirato l’attenzione del continente africano, dove sempre di più si stanno affidando alla “cura miracolosa” del Madagascar.

“L’Africa non può attendere un vaccino”

Sono molte le voci che fino a questo momento hanno circondato il tanto atteso vaccino e spaziano dalle lunghe tempistiche, agli altissimi costi fino ad arrivare alle difficoltà nella sua distribuzione capillare. E a causa delle condizioni sanitarie in cui già versa l’Africa, tutte e tre queste prerogative potrebbero rivelarsi fatali per la gestione della pandemia nel Continente, se si considera l’attuale convivenza già con altre piaghe quali la malaria e le influenze tropicali.

È proprio su questa scia di paura che circonda la medicina tradizionale che il presidente del Madagascar Rajoelina ha deciso di spingere verso un rimedio maggiormente sostenibile sia a livello produttivo sia a livello economico in grado di combattere il Covid-19, dandone accesso a tutta la popolazione del suo Paese ed esportandolo verso l’Africa. Ed è proprio forse per queste sue caratteristiche – unite all’utilizzo di erbe locali che la popolazione già conosce ed assume abitualmente – che nonostante le critiche piovute la bevanda miracolosa ha ottenuto questo rapido successo, infrangendo anche i confini nazionali.

Non ci sono prove scientifiche sul suo funzionamento

Salvia selvatica originaria della Cina, Artemisia annua ravintsara: questa, insieme ad altre erbe aromatiche autoctone dell’isola dell’Oceano Indiano, sarebbe la ricetta della “Covid Organic”, utilizzabile – sempre secondo i suoi creatori – anche nella lotta contro un’altra piaga dell’Africa: la malaria. Alla base della “scoperta”, secondo Rajoelina, ci sarebbero le proprietà benefiche derivanti dall’utilizzo proprio dell’Artemisia, utilizzata come rinforzante per il corpo contro la malaria e – stando alle sue parole – nel trattamento utilizzato in Cina contro la Sars nel 2003. Tuttavia, nonostante le affermazioni del presidente del Madagascar non ci sarebbero almeno al momento elementi sufficienti volti a stabilire il reale funzionamento della pozione, nei confronti della quale la comunità scientifica internazionale si è posta in modo alquanto scettica.

Il Covid Organic ha già conquistato gli africani…

Dopo l’annuncio datato lo scorso 28 aprile di voler somministrare la bevanda a tutti i membri delle forze armate ed ai bambini in età scolastica, l’entusiasmo che ha circondato la vicenda ha spinto molti africani a cercare di accaparrarsi una dose del prodotto. E questa situazione – che per il Madagascar si prospetta essere un’improvvisa ed inaspettata fonte di guadagno e di commercio internazionale – la mancanza di prove certe circa la sua efficacia rischia di diventare un grosso problema per la popolazione di tutto il Continente nero.

Stando alle parole di Rajoelina, infatti, molti si sono convinti circa il fatto che l’assunzione del prodotto elimini completamente le possibilità di essere colpiti dal coronavirus, rendendo di fatto l’organismo immune dal contagio. Dunque, il rischio che la popolazione pensi che le misure di igiene aggiuntive adottate ed il distanziamento sociale divengano inutili è molto alto e potrebbe rivelarsi ben presto un’arma a doppio taglio. Inoltre, il prezzo relativamente basso della bevanda potrebbe spingere ad un utilizzo diffuso persino più elevato della medicina tradizionale, lasciando indietro l’Africa nella lotta al patogeno e soprattutto alimentando una pratica che si configura più come alchimia che come medicina.

… e gli speculatori internazionali

In questo scenario – sebbene la speranza in fondo sia davvero che il Madagascar abbia trovato una cura miracolosa – la situazione rischia di sfuggire ben presto di mano. Soprattutto, considerando come sul prodotto abbiano già riposto la loro attenzione grosse cordate europee ed internazionali del commercio di bevande ed alcolici, pronti a produrre su larga scala l’infuso di erbe malgasce e distribuirle in tutto il Mondo. Ma anche in questo caso e come riportato da Le Monde, Rajoelina è stato molto chiaro: “Quando ti trovi su una barca alla deriva, non ti metti a fare domande circa il funzionamento del giubbotto di salvataggio: lo usi e basta”. E in questa situazione, non resta che sperare che esso sia in grado almeno di galleggiare.

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