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L’ultimo video dall’inferno delle carceri brasiliane ricorda i massacri del Rwanda ma, se solo avesse un po’ più di stile hollywoodiano, potrebbe anche essere una fedele rappresentazione delle ultime efferatezze dell’Isis. Invece siamo a Natal, la capitale del Rio Grande do Norte, nella prigione di Alcaçuz dove sono rinchiusi oltre 1050 detenuti in una struttura che potrebbe ospitarne la metà. Nel video choc girato con un cellulare ed immediatamente fatto girare in rete via Whatsapp si vede una piccola folla di detenuti assatanati in pantaloncini corti – fa un caldo dannato nel Rio Grande do Norte, è estate e a 80 Km migliaia di turisti si stanno godendo l’estate nel paradiso della praia da Pipa, una delle più belle spiagge del Nordest brasiliano – che afferrano un malcapitato, lo mettono a testa in giù, gli allargano le gambe e, a colpi di ascia, gliele mozzano, come si trattasse di abbattere due alberi. Sgorga il sangue, le urla della vittima sono strazianti, bestiali i boati di giubilo dei carnefici.

È sabato 14 gennaio e, da qualche ora, è iniziata la vendetta dei leader narcos del PCC, il Primeiro Comando da Capital, contro i rivali del Sindicato Do Crime (SDC), “Sindacato del Crimine” in italiano, oggi un gruppo importante in questa parte di Brasile ma nato appena tre anni fa. Alleatosi con altri cartelli dai nomi tra l’esotico ed il macabro come l’Al-Qaeda di Alagoas, gli Amigos dell’Amazzonia e il Comando Vermelho del Ceará per controllare il locale mercato degli stupefacenti, solo lo scorso anno SDC ha trucidato centinaia di persone, fatto 108 attacchi in 38 città del Rio Grande do Norte e “suicidato” oltre 30 membri del PCC nelle carceri della regione.Nell’ultimo fine settimana il Primeiro Comando da Capital ha organizzato la sua vendetta, trucidando nella prigione di Alcaçuz 26 detenuti, quasi tutti narcos legati al “Sindacato del Crimine”, questo almeno secondo le cifre ufficiali diramate dal governo ma su cui pende sempre il dubbio che siano sottostimate, per non allarmare troppo la popolazione e la stampa internazionale.Quella del 14 e del 15 gennaio scorso, a Natal, è la terza carneficina del 2017, ed il numero di detenuti decapitati/squartati/bruciati vivi è già arrivato a 119 (secondo la versione ufficiale del governo) a testimonianza di come in Brasile sia in pieno corso una guerra tra i cartelli narcos che sembra seguire alla lettera la trama del conflitto messicano che da oltre un decennio insanguina il paese del tequila.“L’obiettivo – spiegano i principali esperti brasiliani di narcotraffico – è il controllo della rotta delle foglie di coca prodotte in Colombia, Perù e Bolivia che poi, una volta trasformate in cloridrato di cocaina grazie all’industria chimica brasiliana, viene esportata soprattutto in Europa”.[Best_Wordpress_Gallery id=”391″ gal_title=”Proteste in Brasile Narcos”]Non è un caso, infatti, che da quattro anni il Brasile sia a detta dell’UNODOC, l’ufficio ONU per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, il paese che esporta più cocaina sul pianeta e che – a detta degli inquirenti – l’80% della polvere bianca sniffata in Europa s’imbarchi dal porto di Santos, nello stato (l’equivalente alle nostre regioni, nda) di San Paolo.Ad iniziare ufficialmente la guerra narcos brasiliana era stato, lo scorso primo gennaio, l’emergente cartello dalla Familia do Norte (FDN) che nel carcere Anísio Jobim di Manaus ha decapitato, bruciati vivi o squartato 56 detenuti, quasi tutti affiliati al PCC, l’organizzazione criminale che sino ad allora dominava incontrastata il miliardario mercato della droga brasiliano e la cui leadership, oggi, è invece sempre più messa in discussione dai nuovi cartelli. Poi, il giorno dell’Epifania, c’era stata a Monte Cristo, nello stato della Roraima confinante col Venezuela, la vendetta del PCC contro la FDN, con 33 morti della “Familia”, 31 dei quali decapitati e/o squartati vivi. Adesso l’ultima carneficina, con i 26 fatti a pezzi a Natal. Altri 19 detenuti sono stati trucidati in altre ribellioni carcerarie “minori”, compresa una del Paraná, nel Sud del Brasile.In totale, secondo una stima fatta dalle autorità al momento sono 27 le fazioni criminali che si contendono il redditizio mercato della droga in Brasile e, se non si arriverà ad un accordo sulla falsariga di quello sancito a metà degli anni Novanta tra le due principali – il già citato PCC e la seconda più rilevante, il Comando Vermelho di Rio – o se lo stato non riuscirà finalmente ad intervenire in modo efficace (assai improbabile rebus sic stantibus) la messicanizzazione del Brasile è solo questione di tempo e, presto, potrebbe uscire dal recinto delle carceri dov’è stata sinora confinata.

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