Secondo l’enciclopedia Treccani, da un punto di vista storico, la “libertà personale”, intesa come libertà negativa di non subire ingerenze altrui sul proprio corpo (c.d. libertà dagli arresti), è la prima e la più importante tra le cosiddette libertà civili (Diritti costituzionali), essendo prevista (e tutelata) già nella Magna Charta Libertatum del 1215 (art. 39) e nei documenti costituzionali successivi. Ebbene, la pessima notizia è che la libertà personale è in declino, in tutto il mondo. Lo si evince sfogliando l’Human Freedom Index 2021 realizzato dai ricercatori Ian Vásquez , Fred McMahon, Ryan Murphy e Guillermina Sutter Schneider e co-pubblicato dal Cato Institute e dal Fraser Institute.

Uno studio che con 82 distinti indicatori misura la libertà personale ed economica di Paesi e giurisdizioni (165) che rappresentano il 98,1% della popolazione mondiale. “Su una scala da 0 a 10 – si legge – dove 10 rappresenta il massimo della libertà personale, la valutazione media della libertà umana per 165 giurisdizioni nel 2019 – l’anno preso in esame dallo studio, quindi in era pre-Covid – è di 7,12″. Tra le 162 giurisdizioni per le quali risultano disponibili i dati per il 2018 e il 2019, il livello di libertà generale è rimasto invariato, con 82 giurisdizioni che hanno ridotto i loro rating e 67 che lo hanno migliorato.

La libertà personale è in calo in tutto il mondo

“Confrontando tutte le giurisdizioni per le quali abbiamo gli stessi dati disponibili dal 2008, il livello di libertà globale è leggermente diminuito (-0,01), con più giurisdizioni nell’indice che diminuiscono i loro rating (71) che aumentano (67)” si legge nel rapporto. Nella stessa misura, “l’83% della popolazione mondiale vive in giurisdizioni che hanno visto un calo della libertà dal 2008. Ciò include una diminuzione della libertà generale nei 10 paesi più popolosi del mondo. Solo il 17% della popolazione mondiale vive in Paesi che hanno visto un aumento della libertà nello stesso periodo di tempo”. Fra i 10 Paesi al mondo dove la libertà personale è maggiormente tutelata troviamo Nuova Zelanda, Danimarca, Estonia, Irlanda, Canada, Finlandia, Australia, Svezia e Lussemburgo. L’Italia è al 26esimo posto, decisamente sotto la Germania (15esimo posto) ma meglio della Francia (34esimo posto).

Come spiega il rapporto, le regioni con i più alti livelli di libertà sono il Nord America (Canada e Stati Uniti), l’Europa occidentale e l’Oceania. I livelli più bassi si trovano in Medio Oriente e Nord Africa, Africa sub-​sahariana e Asia meridionale. Le libertà specifiche delle donne, misurate da cinque indicatori, sono più tutelate in Nord America, Europa occidentale e Asia orientale e sono meno protette in Medio Oriente e Nord Africa, Asia meridionale e Africa sub-​sahariana. Aumentano anche le disuguaglianze: i dati dimostrano infatti che esiste una distribuzione ineguale della libertà nel mondo, con solo il 14,6% della popolazione mondiale che vive nei Paesi che godono maggiori libertà e il restante che vive dove le libertà personali sono meno tutelate. Un divario che si è notevolmente ampliato dal 2008 ad oggi.

“Una battuta d’arresto”

C’è un problema: lo studio, come già accennato, prende in esame il 2019 e non gli ultimi anni dove le restrizioni anti-Covid hanno notevolmente ridotto le libertà personali e individuali in molti Paesi al fine di fronteggiare l’emergenza sanitaria. Come spiegano gli autori, “il declino della libertà è ampio. Colpisce Paesi grandi e piccoli, dittature e democrazie e tutte le regioni del pianeta. Le libertà che sono maggiormente diminuite sono la parola, la religione, il diritto di associazione e di assemblea”. L’aspetto positivo, osservano, è che, sebbene in declino, la libertà in tutto il mondo è più tutelata ora che in qualsiasi momento nella storia umana prima della fine del XX secolo, quando la Cortina di ferro cadde liberando centinaia di milioni di persone dalla dittatura sovietica. Eppure, osservando le cinque nazioni in cui la libertà è aumentata maggiormente tra il 2008 e il 2019 – Myanmar, Sri Lanka, Tunisia, Etiopia e Armenia – si può notare come, in soli due anni, la situazione fotografata allora sia drasticamente cambiata. Myanmar e Tunisia da allora hanno subito colpi di stato; gli ex leader dello Sri Lanka, accusati di crimini contro i diritti umani, sono tornati al potere; l’Etiopia è caduta in una sanguinosa guerra civile e l’Armenia ha perso la guerra contro l’Azerbaigian, con possibili ripercussioni anche sulla politica interna.

Ma quali sono le ragioni di una libertà personale in ritirata? Più d’una. “In alcuni casi – osservano gli autori – i leader eletti democraticamente sono diventati aspiranti autocrati, e hanno amplificato il loro potere sopprimendo l’opposizione, la parola, l’assemblea e persino la libertà di religione e di relazione, come nelle Filippine, in Turchia, in Ungheria, in Messico e in Polonia. In altre nazioni, i leader autocratici hanno intensificato i loro attacchi alla libertà. Russia, Cina, Nicaragua, Egitto e Venezuela sono su questa pista”. E poi c’è il Covid-19, che questo studio non prende in esame. “Dal 2019 i governi di tutto il mondo hanno fatto ricorso a misure straordinarie per affrontare la crisi sanitaria, spesso utilizzandole per violare le libertà fondamentali come la libertà di espressione o di riunione” spiegano gli autori del rapporto, da cui si può trarre un prezioso insegnamento, tutt’altro che banale e scontato come può apparire: la libertà non è un qualcosa di acquisito sine die ma un patrimonio che va costantemente tutelato, anche nelle nazioni liberal-democratiche.

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