Da 12 a 18 mesi di ricerca intensa e serrata e investimenti per due miliardi di dollari: sono queste le prime stime del grande sforzo atteso dall’industria farmaceutica e dai governi di tutto il pianeta per ottenere nel minor tempo possibile un vaccino per il coronavirus. Vaccino che, è bene sottolinearlo, tornerà utile in caso di ritorno di focolai del Covid-19 ma non rappresenta una soluzione all’attuale pandemia del virus.

A riportare questi dati è Richard Hatchett, amministratore delegato della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi), un’alleanza internazionale di governi, organizzazioni e industrie del comparto sanitario che lavorano sulla ricerca scientifica e medica, contattato dal Financial Times.

Anche stime più ottimistiche, come quelle della virologa italiana Ilaria Capua, non riducono sotto i sei-otto mesi i tempi minimi per la risoluzione di un vaccino, ma anche se il dato fosse nell’intervallo di tempo prospettato da Hatchett si potrebbe parlare di una vera e propria volata. Per la quale un folto gruppo si sta già attrezzando.

Il prestigioso quotidiano della City che ha citato le stime del direttore del Cepi ha dedicato  infatti un ampio approfondimento alla corsa contro il tempo per la scoperta di un vaccino efficace e distribuibile serialmente contro il Covid-19. La corsa attualmente vede in testa la Moderna, gruppo di biotecnologie di Boston, capace di sviluppare in soli quarantadue giorni dalla scoperta del virus il primo prototipo testabile sul campo.

Il settore del farmaco non parte brancolando nel buio sul coronavirus. I tempi per la scoperta di principi attivi ad uso terapeutico o vaccini in senso stretto, diversamente da quello che si potrebbe immaginare, non sono lunghi perché ad oggi tanti meccanismi biochimici sono ormai assodati. Il problema sta spesso nella sperimentazione necessaria. Come fa notare il Financial Times, la Moderna è in testa a una corsa molto affollata, con 20 diverse compagnie che stanno lavorando e, in certi casi, cooperando in tutto il mondo.

I laboratori di Norwood, Massachussets, sono attivi a pieno regime: la Moderna utilizza una metodologia basata sulla genetica virale che, piuttosto di cercare indipendentemente singoli vaccini per malattie specifiche, mira a costruire piattaforme per avere una base di partenza per uno sviluppo parallelo di più vaccini per malattie affini. Di costruire le fondamenta prima del corpo dell’edificio.

Altrove nel mondo la ricerca fa passi avanti. In Cina la Clover Biopharmaceuticals, campione nazionale del settore, usa metodi d’alta tecnologia basati sulla costruzione di capsule virali “artificiali”. In Australia, invece, si sta muovendo l’Università del Queensland per ricostruire il campo molecolare delle proteine del coronavirus e su di esse basare lo sviluppo del vaccino.

Sul coronavirus le aspettative della comunità scientifica sono alte. Al momento si ha ancora la possibilità di sperimentare sugli organismi viventi per permettere una messa a punto sicura e a regola. Si ha ancora del tempo a disposizione e stanno impiegando tante risorse in tutto il mondo, nel contesto di una ricerca che, come certificato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, fa crescenti passi avanti. 

Oramai il dubbio non è capire se, ma quando si riuscirà ad ottenere un vaccino per il coronavirus. La sfida chiave sarà, al momento dell’entrata in funzione, la gestione della produzione: “Chiunque vorrà il vaccino immediatamente” dopo il via libera alla sua produzione, dichiara al Financial Times Roger Connor, presidente della divisione vaccini del colosso farmaceutico Gsk. “Potrebbe volerci tempo per creare la necessaria struttura e la catena organizzativa”. Gsk si sta già attrezzando siglando un’alleanza commerciale con la Clover, a cui con ogni probabilità seguiranno altri accordi nel resto del mondo. La scienza fa progressi contro il coronavirus: sul campo si impiegano medicinali che hanno già dato buona prova contro Ebola e Hiv, nei laboratori si combatte la battaglia dei vaccini. Ci sono ampie prospettive di assistere un rasserenamento sul fronte medico dell’emergenza coronavirus nei prossimi mesi.

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