“Quando il sangue scorre per le strade è un buon momento per fare soldi”, pare sostenesse Nathan Rotschild. Ma nella nostra contemporaneità sembra essere anche un buon momento per compiere crimini cibernetici, che sotto diverse vesti incombono sulla rete in sovraccarico. E che sempre il “fare soldi” hanno come obiettivo.

L’allarme è stato lanciato dal Federal Bureau of Investigation, che, in quegli Stati Uniti investiti da uno tsunami di contagi da Covid-19 (tanto da essere diventati il principale focolaio mondiale), hanno riscontrato un aumento di “truffe cibernetiche” rivolte a quelli che la Cnn ha descritto come “americani medi”: in larga parte strettamente collegate all’emergenza da virus. Un problema cui si affianca la necessità di blindare le reti delle strutture sanitarie dai malware che potrebbero infettare anche i terminali degli ospedali, facendo piombare nel caos realtà dove è già complesso tenere a bada la situazione.

L’Fbi ha divulgato un‘informativa, stilata in collaborazione con il Dipartimento della sicurezza interna e i servizi segreti (Nsa / Cia), per esortare i cittadini a guardarsi da “un numero crescente di minacce provenienti dal cyberspazio”. Ma le accortezze prese dall’uomo della strada non sono sempre sufficienti ad impedire agli hacker di violare la rete e rubare i dati più sensibili o direttamente il nostro denaro.

“La pandemia di Covid-19 ha portato a un picco nelle imprese di telelavoro per comunicare e condividere informazioni su Internet” – spiega nel suo avvertimento il Bureau – “Essendone a conoscenza, i pirati informatici sono alla ricerca di modi per sfruttare le vulnerabilità del software di telelavoro al fine di ottenere informazioni sensibili, intercettare chiamate in conferenza o riunioni virtuali o condurre altre attività dannose”. Questo può portare a diversi gradi di rischio. Essi si possono “limitare” a trafugare dati relativi a un particolare conto bancario, personale o aziendale, ma anche a compiere azioni di spionaggio industriale e addirittura militare. Un tema non di secondaria importanza dato che, ad esempio, in Italia anche dipendenti della Lockheed Martin che lavorano al programma F-35 sono stati dirottati sullo “smart-working”.

L’Fbi cita specificamente tentativi dei criminali di compromettere, ad esempio, il popolare programma per effettuare videoconferenza Zoom, utilizzato in questo periodo di quarantena per portare aventi progetti che riguardano anche infrastrutture e siti sensibili. “L’Fbi ha ricevuto numerose segnalazioni di conferenze interrotte da immagini pornografiche e / o di odio e da un linguaggio minaccioso”, afferma inoltre l’avviso dell’Fbi. Ma è noto come molti “trojan” vengano iniettati nei nostri dispositivi proprio attraverso siti pornografici e video affini. Per questo il consiglio è stato quello di impostare password per accedere ai desk multimediali dove si effettuano riunioni a tutti i livelli. Ma è chiaro che per coloro che si cimentano nell’hackeraggio di siti governativi, il perforare protezioni di questo tipo di conferenze telematiche rappresenti un gioco da ragazzi.

Non secondario è invece l’uso malevolo di piattaforme sviluppate su internet che, sfruttando l’emergenza coronavirus, possono indurre privati cittadini a fornire tutte le loro informazioni spontaneamente per sottoporti a test fittizi per il contagio o peggio per inviare donazioni di denaro che non finirebbero ad alcun ente benefico, ma fungerebbero solo da “cavallo di Troia” per trafugare dati personali. Un funzionario responsabile dell’informazione della Homeland Security ha rilevato alle Cnn che un’analisi dei siti web di recente creazione associati a Covid-19 dimostrano come quasi un centinaio fra quelli esaminati siano “malevoli”, mentre oltre duemila sono stati considerati altamente “sospetti”. Un ulteriore rischio segnalato è quello di “attori” che attraverso il violazioni cibernetiche potrebbero entrare in contatto con i minori, che come gli adulti sono soggetti alla quarantena e investiranno molto del loro tempo sui social, incombendo nel rischio già estremamente diffuso dell’adescamento per fini pedopornografici. I genitori, suggerisce l’Fbi, dovrebbero “condurre ricerche periodiche su Internet delle informazioni dei minori per monitorare l’esposizione e la diffusione delle loro informazioni su Internet” – “considerare il monitoraggio del furto di credito o identità per verificare eventuali usi fraudolenti dell’identità dei propri figli”.

Gli agenti federali sottolineano come i pirati informatici stiano sviluppando quelle che vengono definite “tattiche di ingegneria sociale” per scegliere più accuratamente i loro bersagli e impiegare di volta in volta le armi più efficaci per compiere le loro malefatte. La crisi globale causata dalla pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che accentuare queste dinamiche, ampliando il campo d’azione dei possibili obiettivi di un cyber-attacco. E il motivo è da ricercare nel fatto che anche chi in precedenza non era particolarmente “attivo” nell’ambito di acquisti telematici, oggi potrebbe aver aperto fino a dieci profili nelle ultime settimane per reperire beni di consumo altrimenti reperiti nei consueti punti vendita. O che potrebbe essersi, per la prima volta, iscritto in social network. Attraverso i social media, gli hacker selezionano i loro obiettivi e poi passano all’azione su quello che potremmo paragonare ad un “grande banco di pesci” nell’oceano telematico. Il tutto giocato sulla paura.

Per quanto questa informativa sia stata sviluppata da un’organizzazione governativa americana per gli americani, nulla deve indurci a credere che i medesimi rischi e le medesime accortezze non debbano verificarsi ed essere applicate nel nostro Paese. Nella guerra al virus e ai pirati informatici che voglio approfittarne, l’Italia non è diversa dagli Stati Uniti d’America. E le minacce che incombono non devono mai essere sottovalutate.

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