In Cina Zhang Wnhong non è un dottore qualunque. Direttore del dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Huashan e leader del team anti-coronavirus a Shanghai, oltre la Muraglia il nome del signor Zhang rimanda ai tempi della Sars. Facciamo un passo indietro: a cavallo tra il 2002 e il 2003, Pechino dovette fronteggiare un’epidemia per certi versi simili a quella scoppiata oggi in tutto il mondo.

La Sindrome respiratoria acuta aveva una letalità più alta del Covid-19 (intorno al 9,6%) ma anche una contagiosità molto più bassa, tanto da aver provocato poco più di 8mila contagi in 24 mesi. In ogni caso, proprio come il nuovo coronavirus, anche la Sars fa parte della famiglia dei coronavirus. Che cosa significa questo? Che i due virus, per certi versi, sono simili. L’ipotesi degli esperti è che i loro comportamenti possano assomigliarsi, anche se le certezze assolute stanno a zero.

In ogni caso il dottor Zhang è considerato in patria “l’epidemiologo che ha scoperto la Sars” e che ha “svolto un ruolo vitale nella risposta della Cina” alla malattia. Proprio per questo, e alla luce della sua esperienza sul campo, il governo lo ha spedito in prima linea a combattare il Covid-19. Lui ha risposto presente.

Il luminare cinese

Grazie alla sua forte personalità e a uno stile comunicativo che va dritto al punto, i video di Zhang sono diventati virali su tutti i social network cinesi. Giusto per fare un esempio, uno dei messaggi rivolti alle persone bloccate a casa era: “Ti stai annoiando? Bene, allora stai annoiando a morte anche il virus”. Interviste, commenti, analisi, supposizioni: quello che dice questo dottore ha un risalto quasi nazionale e perfino le autorità lo ascoltano con grande rispetto.

L’ultima ipotesi del signor Zhang riguarda la durata dell’epidemia di nuovo coronavirus (nel frattempo diventata pandemia): quanto durerà? Secondo il luminare cinese difficilmente l’emergenza verrà arginata prima della fine dell’estate. Il ragionamento di Zhang è globale. Se in Cina la situazione è tornata più o meno sotto controllo, lo stesso non sta avvenendo nel resto del mondo, dove il Covid-19 sta invece cogliendo impreparati numerosi Paesi. Per neutralizzare il nuovo coronavirus è richiesta un’azione coordinata, cioè proprio un’azione congiunta del tutto assente, tanto a livello europeo quanto nel rapporto tra Europa e Cina.

Evitare comportamenti da “nuovo Buddha”

Al contrario dell’Europa – a detta del dottore – l’Asia avrebbe quasi stoppato l’avanzare del virus proprio perché qui i vari governi sono stati in grado di collaborare: Zhang fa l’esempio dell’unità d’intenti tra Cina, Singapore, Giappone e Corea del Sud. Insomma, visto che l’Europa è il nuovo epicentro del Covid-19, i Paesi del Vecchio Continente dovrebbero collaborare tra loro anziché seguire ognuno una strada differente.

Per essere più precisi, l’epidemiologo parla di comportamenti da “nuovo Buddha”, un termine usato per indicare soggetti che pensano solo per sé, senza interessarsi agli altri. Al netto di una velata propaganda pro Pechino, con la Cina considerata l’unica capace di arginare il virus (quasi come se questo bastasse a far dimenticare che tutto è partito da Wuhan), le considerazioni del signor Zhang dovrebbero quanto meno essere lette più volte. Il senso che dovrebbe far riflettere i governi europei è uno: è necessario collaborare, allinearsi e seguire la stessa strategia. Altrimenti il rischio più grande è che ogni sforzo fatto possa evaporare come neve al sole.

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