L’unione tra lo Sputnik V, il vaccino contro il coronavirus sviluppato dall’Istituto Gamaleya di Mosca ed il preparato vaccinale ideato dall’azienda biofarmaceutica anglo svedese AstraZeneca potrebbe fornire una protezione biennale contro il Covid-19. Ad affermarlo, come riportato dal sito Breakingthenews, è stato Alexander Gintsburg, direttore dell’Istituto Gamaleya.  Secondo lo scienziato “L’uso di un vaccino ibrido a due componenti” avrà indubbi benefici a livello immunitario e di conseguenza il preparato “proteggerà i vaccinati non per tre o quattro mesi ma per almeno due anni“. La notizia di una possibile collaborazione tra le due aziende era stata diffusa, alcuni giorni orsono, dal Cremlino che aveva chiarito come fosse imminente la firma di un memorandum di cooperazione tra le parti. Il Fondo sovrano di investimento russo (RDIF) aveva invece reso noto che, nel mese di dicembre, AstraZeneca avrebbe dato il via ad una sperimentazione clinica volta a dimostrare la maggiore efficacia del suo vaccino sperimentale se combinato con lo Sputnik V. Ad oggi non vi è ancora certezza di quale sia il miglior vaccino contro il Covid-19 e quanto potrà durare l’immunità. Per rispondere a questi dubbi sarà necessario attendere le conferme provenienti dalla comunità scientifica.

Un pasticcio problematico

I benefici della cooperazione tra la multinazionale farmaceutica anglo svedese e gli scienziati dell’Istituto Gamaleya sono evidenti dato che entrambi i preparati hanno risentito, pesantemente, della maggiore efficacia comunicativa messa in campo da chi ha già visto i propri vaccini approvati da enti regolatori americani e/o europei, nello specifico Pfizer-Biontech e Moderna. Il vaccino nato dalla collaborazione di AstraZeneca e dell’Università di Oxford si è trovato al centro di una controversia, nel mese di novembre, a causa dei dati difformi in merito alla sua efficacia, il parametro più importante per valutarne la viabilità su larga scala. Il tasso di efficacia del vaccino nel prevenire il Covid-19, alla conclusione degli studi clinici, è stato stimato al 70 per cento ma nei volontari, circa 9mila, che ne hanno ricevuto due dosi piene a distanza di quattro settimane è stato del 62 per centro mentre tra quelli, circa 3mila, che hanno ricevuto prima mezza dose e poi una dose piena è stato del 90 per cento. Il diverso dosaggio nella somministrazione della prima iniezione è stato dovuto ad un errore di fabbricazione ed il garbuglio che si è generato ha messo in imbarazzo tanto le aziende regolatorie americane ed europee quanto gli stessi creatori del vaccino. L’aggravarsi dell’emergenza sanitaria, in particolare modo nel Regno Unito, ha spinto le autorità regolatorie locali verso un’approvazione che dovrebbe essere imminente e da AstraZeneca sono giunte voci rassicuranti in merito alla capacità del vaccino di prevenire il 95 per cento delle infezioni da Covid-19.

I dubbi sul vaccino russo

Il vaccino Sputnik V, la cui registrazione è stata annunciata dal presidente Vladimir Putin nel mese di agosto, sembra non aver conquistato il cuore della popolazione russa. Un sondaggio citato dalla National Public Radio statunitense evidenzia come appena il 38 per cento dei cittadini della Federazione intenda vaccinarsi e che più delle metà dei russi non intenda farlo. La campagna di vaccinazione di massa, iniziata nel mese di dicembre, potrebbe così essere destinata al fallimento ed è la stessa disponibilità del vaccino ad essere carente dato che il processo di produzione non ha ancora raggiunto la piena operatività. La speranza delle autorità è comunque quella di riuscire a vaccinare almeno il 60 per cento della popolazione e di interrompere la crescita esponenziale del virus, che ha sfruttato la stagione autunnale-invernale per espandere il proprio raggio di azione. Il vaccino è stato inoltre acquistato da alcune nazioni legate alla Federazione Russa come l’Argentina, che ha già ricevuto il primo carico di 300mila dosi, il Kazakhstan ed il Venezuela. Secondo svariate voci critiche l’approvazione del vaccino russo è stata eccessivamente veloce dato che è avvenuta prima del completamento delle sperimentazioni. La poca simpatia nutrita da una parte dell’Occidente nei confronti del presidente Putin impedirà, con tutta probabilità, una valutazione oggettiva di quanto Mosca è riuscita a realizzare.

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