Una nuova mutazione del virus SARS-CoV-2 è stata scoperta nel Regno Unito e secondo quanto riferito dal Ministro della Salute Matt Hancock potrebbe essere legata al rapido aumento dei casi verificatosi nell’Inghilterra sudorientale. Il Ministro ha chiarito (le sue parole sono riportate dall’Huffington Post) come “nulla sembra suggerire” che la variante possa essere responsabile di forme più severe di Covid-19 o che possa rendere inefficaci i vaccini che sono stati sviluppati per porre fine alla pandemia. Hancock ha affermato che “Le analisi suggeriscono che questa mutazione si sta espandendo più velocemente di quelle esistenti” e che sono stati identificati “più di mille casi ascrivibili alla variante in oltre sessanta distretti del Paese”. Il Ministro ha riferito di aver informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di quanto è accaduto (mutazioni simili sono state individuate in altre nazioni negli ultimi mesi). La Dottoressa Maria Van Kerkhove, uno dei più importanti esponenti tecnici dell’OMS, ha dichiarato che “non ci sono prove che la variante si comporti diversamente (da altre)” e che quest’ultima non è diversa da quella identificata, non molto tempo fa, nei visoni in Europa. La mutazione verrà comunque studiata a Porton Down, dove l’agenzia Public Health England ha un laboratorio di ricerca.

Il parere della scienza

Il Sars-CoV-2 muta come tutti i virus e questa caratteristiche non dovrebbe creare un allarme eccessivo dato che è comune a tutti gli agenti virali. Maria Rosaria Capobianchi, docente di Biologia Molecolare e alla guida del Laboratorio di Virologia dell’Istituto Spallanzani, ha recentemente dichiarato (come riportato dall’Ansa) che “Sars-CoV2 ha un genoma più stabile (e meno sfuggente) di quello che causa l’Aids” e per questo “è più facile sviluppare vaccini che funzionano”. La ricercatrice, il cui laboratorio è stato tra i primi ad isolare il virus in Italia, ha inoltre precisato che “Sars-Cov-2, come tutti i virus a RNA, ha un enzima di replicazione fallace e non preciso ed ha quindi una variabilità che nell’organismo genera una ‘quasi-specie’, uno sciame di virus quasi uguali ma che presentano piccole variazioni fra loro” e che “potrebbe essere un meccanismo di adattamento ed evoluzione alle diverse sedi anatomiche dove il virus si replica”. Secondo uno studio condotto dallo University College of London e realizzato grazie all’analisi di 46mila genomi virali provenienti da tutto il mondo le più ricorrenti mutazioni del virus non risultano aumentare la sua trasmissibilità e non sono dunque responsabili della sua maggiore contagiosità. Nell’ambito di questo studio sono state identificate ben 12.706 mutazioni di cui 400 ricorrono spesso e tra queste i ricercatori si sono concentrati su 185 registrate in occasioni differenti durante la pandemia e classificandole come sostanzialmente innocue.

Il rischio infodemia

La preoccupazione (talvolta ossessiva)  per tutti gli aspetti della pandemia rischia di rivelarsi tanto dannosa quanto i nefasti effetti provocati dal Covid-19. Lo sviluppo di una nevrosi collettiva in materia, fomentata da restrizioni, lockdown e dal ruolo non ottimale giocato da alcuni mezzi di comunicazione, è destinata ad avere gravi ricadute dal punto di vista della salute mentale ed ha già provocato lo sviluppo di patologie psichiatriche in molte persone. La drammatizzazione delle notizie ed i tanti allarmi che, giorno dopo giorno, continuano a susseguirsi sembrano aver scalzato il morbo dal ruolo centrale che, in un certo senso, dovrebbe ricoprire e lo hanno sostituito con un coro di voci evanescenti quanto (talvolta) false. Chiunque, anche in assenza di una qualifica appropriata, si sente ormai in dovere di fare previsioni sulla durata della pandemia, di dipingere scenari spesso drammatici e di far tremare chi ascolta. Per quanto riguarda la nuova variante inglese, come in altri ambiti, non c’è bisogno di preoccuparsi. I nuovi vaccini contro il Covid-19 che sono stati sviluppati possono, in caso di necessità, essere modificati ed aggiornati senza particolari problemi per fronteggiare eventuali minacce. La comparsa di varianti del coronavirus non è una sorpresa e non deve indurre allarme nella popolazione.

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