Sputnik V combinato con il vaccino realizzato da AstraZeneca per offrire una copertura migliore a un numero più alto di persone. Sembra un’idea campata in aria, e invece è il mezzo assist che l’account Twitter dell’omonimo siero russo ha indirettamente lanciato ai colleghi dell’azienda anglo-svedese. “I produttori di vaccini dovrebbero collaborare per aumentare l’offerta di vaccini nel mondo”, recita il cinguettio in questione, che prosegue posi sottolineando come il nazionalismo dei vaccini impedisca “l’ottimizzazione della catena di approvvigionamento”.

Chiari i riferimenti, impliciti, alla carenza di dosi diffusa un po’ in tutta l’Europa. Una carenza provocata dai pessimi accordi stipulati da Bruxelles con le singole case farmaceutiche occidentali, le quali stanno sostanzialmente facendo il bello e il cattivo tempo a seconda delle loro esigenze (se non, come ipotizzano alcune indiscrezioni, dei loro interessi). Ma la parte più interessante del tweet è l’ultima frase, con la quale i russi sembrano voler tendere la mano ad AstraZeneca: “Sputnik V può fornire richiami ad altri vaccini per aumentarne l’efficacia e la disponibilità”.

In tal caso, il riferimento va alle reazioni avverse generate dal vaccino AZD1222 registrate un po’ in tutta Europa, con tanto di presunte morti, ancora da chiarire, avvenute temporaneamente dopo la somministrazione del vaccino di AstraZeneca, e potenzialmente collegabili alla somministrazione di quel farmaco.

La proposta russa

La mezza proposta – che, nel caso, dovrà essere formalizzata in altre sedi – ha due differenti chiavi di lettura. Da un lato c’è chi considera il tweet dei russi pura e becera propaganda; un modo, l’ennesimo, di fare breccia nel mercato occidentale che conta, andando oltre le autorizzazioni ottenute in Ungheria, Serbia e qualche altro Paese dell’Est Europa. Dall’altro, troviamo invece chi sostiene che vi sia la reale intenzione di Mosca di collaborare con AstraZeneca in nome di un rapporto di mutuo beneficio.

Dal momento che la prima dose iniettata da AstraZeneca ha causato qualche effetto indesiderato (e inaspettato) di troppo, i russi si sono offerti di usare lo Sputnik da booster dose, ovvero come dose di richiamo. Dunque: vaccino AstraZeneca più vaccino russo per mitigare danni e migliorare l’efficacia. Resta da capire se il mix tra i due sieri citati possa effettivamente rivelarsi efficace. A febbraio, il Gruppo strategico di esperti (Sage) dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle vaccinazioni aveva lanciato la seguente indicazione: “Non sono disponibili attualmente dati sull’intercambiabilità delle dosi AstraZeneca con altri vaccini per Covid-19. Attualmente si raccomanda di utilizzare lo stesso prodotto per entrambe le dosi”.

L’asse AstraZeneca-Gamaleya

Sono in corso dei test per capire se la combo dei due sieri sarà in grado di offrire maggiore protezione ai pazienti, in particolare somministrando prima una dose di AstraZeneca e poi uno dei due componenti dello Sputnik, il vettore adenovirale rAd26-S. In ogni caso, è già da dicembre che l’Istituto Gamaleya di Mosca e AstraZeneca stanno collaborando a una miscela formata dai rispettivi vaccini. Entrambi, infatti, sono simili in quanto contengono materiale genetico della proteina spike Sars-CoV-2.

I due vaccini, insomma, la medesima tecnologia vaccinale e non sono “a mRna”. Come ha spiegato la Bbc, la speranza degli esperti è che una combinazione di sieri differenti possa garantire un’immunità al virus più forte o più duratura. Adesso, proprio mentre l’AZD1222 è finito nell’occhio del ciclone per la vicenda delle reazioni avverse, Sputnik ha risposto presente. Vedremo se la “partnership” tra i due attori proseguirà e, nel caso, dove porterà.

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