Nuova Delhi potrebbe divenire il nuovo epicentro mondiale dalla pandemia di Covid-19. La capitale indiana, che ha circa 16 milioni di abitanti,  è stata già colpita duramente dal virus e le sue infrastrutture ospedaliere sono state messe a dura prova dal crescente numero di pazienti ricoverati. Il peggio, però, potrebbe essere ancora lontano. Secondo gli esperti il temuto picco di casi è distante settimane e le infezioni potrebbero raggiungere le 550mila entro la fine di luglio. Il governatore Arvind Kejriwal ha annunciato su Twitter come la città sia in grave pericolo ma è l’India, più in generale, a rischiare molto: la sua capitale politica e quella economica, Mumbai, sono piegate dal morbo mentre nelle campagne la situazione è ancora peggiore.

Una capitale allo sbando

La curva dei contagi di Nuova Delhi non lascia ben sperare: le infezioni da Covid-19 hanno superato, nella giornata di mercoledì, quota 31mila mentre 905 persone hanno perso la vita a causa del morbo. Secondo le autorità locali la capitale non avrebbe le capacità di reggere l’onda d’urto della pandemia ed il partito Aam Aadmi, che governa la città e dall’ideologia populista, ha annunciato il raddoppio dei posti letto in 22 ospedali privati della città. La diffusione del morbo ha portato alla creazione di ben 237 zone di contenimento (l’equivalente delle zone rosse italiane) in città: la lotta contro il virus, qui come altrove nel Paese, appare disperata.La densità abitativa, a Nuova Delhi, è altissima e raggiunge gli 11mila abitanti per chilometro quadrato: un terreno di coltura e propagazione formidabile per il virus che, come ben noto, si diffonde con maggiore facilità in presenza di assembramenti. La capitale indiana era stata ideata come città giardino, destinata ad essere popolata da 70mila abitanti. Le cose, poi, sono andate diversamente ed il centro urbano si è espanso in maniera spesso incontrollata. Nuova Delhi è tra le città più inquinate del mondo: la concentrazione media annua di particelle PM 2.5 per metro cubo d’aria ha raggiunto, nel 2019, quota 98.6. Il numero è impressionante ed è più del doppio di quanto fatto registrare, nello stesso periodo di tempo, da Pechino, che si è fermata a 42.1.

Un quadro desolante

L’India è messa alla prova da una triplice sfida: un’ondata di caldo torrido con temperature fino a 50 gradi, l’epidemia di Covid-19 che non accenna a diminuire ed un’invasione di locuste che stanno devastando le colture. L’eccezionale ondata di caldo, che ha fatto registrare una temperatura di 47.6 gradi a Nuova Delhi, è tra le più significative degli ultimi decenni mentre l’assalto delle locuste ha proporzioni enormi e rischia di avere effetti devastanti sul settore agricolo. I casi totali di coronavirus registrati nel Paese sono più di 275mila mentre nell’ultima settimana gli incrementi giornalieri si sono attestati tra i 9mila ed i 10mila. 7719 persone hanno invece perso la vita a causa del morbo.

Le prospettive di crescita economica del Paese sono azzerate: la Banca Mondiale ha stimato che l’economia nazionale si contrarrà del 3.2 per cento nell’anno fiscale 2020-2021 mentre per l’agenzia di rating Fitch il calo dovrebbe toccare, nel periodo preso in esame, il 5 per cento. Il governo centrale guidato da Narendra Modi e gli esecutivi locali non hanno gli strumenti necessari per contenere l’espansione di un virus respiratorio altamente infettivo. Il Covid-19 potrebbe continuare a circolare ancora per molto tempo ed a contagiare un numero sempre maggiore di persone: il risultato finale potrebbe essere il collasso dell’apparato governativo, una serie di rivolte popolari e la riemersione delle tensioni separatiste in alcune regioni. Il conflitto nel Kashmir ed i separatismi del Nord-Est incombono e potrebbero provocare ulteriore scompiglio in un momento in cui il Paese avrebbe invece bisogno di ritrovare l’unità.

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