È destinata a lasciare scalpore la scelta del governo irlandese di riaprire parzialmente il Paese il prossimo 12 aprile, a meno di un mese dalla chiusura imposta lo scorso 16 marzo. In Irlanda, infatti, il termine di quattro settimane è stato dichiarato sufficiente per arginare il propagarsi del Covid-19. E considerando gli impatti della serrata sull’economia, il termine di 28 giorni sembra in questo momento la scelta che porterà avanti l’esecutivo. Nonostante ciò, i dubbi legati alla decisione del governo irlandese rimangono ancora parecchi e fondati soprattutto sulla sottovalutazione del pericolo sanitario da parte di Dublino.

L’Irlanda è davvero pronta per riaprire?

Nel Paese il numero totale di contagiati – circa 2mila – sembra distante dagli altri Paesi dell’Europa, ma bisogna considerare come la popolazione totale del Paese non raggiunga nemmeno i 5 milioni di abitanti. E visto sotto questa luce, diventa evidente come la diffusione abbia toccato soglie simile al resto del Vecchio continente.

Tuttavia, il governo uscente guidato da Leo Varadkar ha già espresso la propria volontà di limitare nell’arco di quindici giorni le misure di lockdown imposte per i cittadini del Paese. Non soltanto calcoli economici: anche la volontà di non imporre alla popolazione delle misure dure che destabilizzano la vita sociale sarebbe alla base della decisione del Taoiseach.

Sebbene però, come espresso dal ministro della salute Simon Harris, la riapertura non sarebbe totale ma graduale e contestuale al decrescere del numero dei contagiati, la sensazione è che al momento sia ancora troppo presto per parlare di riaperture. La nascita di nuovi focolai potrebbe infatti mettere a dura prova il sistema sanitario del Paese, che nonostante a sua solidità rischia di essere oberato alla pari delle controparti europee. E se in ogni caso la riapertura riguardasse proprio i luoghi di incontro pubblico allora la strada intrapresa dal Paese potrebbe essere nuovamente in salita.

Le ragioni dietro alla scelta

Dietro alla scelta di attuare un lockdown limitato a quattro settimane c’è un preciso calcolo legato alle tempistiche della quarantena. In questo lasso temporale i casi conosciuti sarebbero stati infatti completamente trattati ed anche quelli ancora in essere sarebbero sottoposti in via cautelativa sotto confino domiciliare, lasciando la popolazione libera di circolare al sicuro dai contagi. Una volta esauriti anche gli ultimi positivi, la situazione si potrà considerare tornata alla normalità.

Da un punto di vista formale il ragionamento alla base sarebbe anche solido, nonostante però non tenga considerazione di tutti quei casi asintomatici che difficilmente vengono messi alla luce dai tamponi effettuati dalle autorità sanitarie. E il punto di rottura del sistema studiato dal governo irlandese potrebbe proprio essere questo fattore, sottovalutato oltremodo anche nel resto dei Paesi d’Europa.

Una scelta in contrapposizione con l’Europa

Mentre in Irlanda si è deciso di parlare già di riaperture, il resto d’Europa è rimasta cauta sulle tempistiche per tornare gradualmente alla normalità: soltanto la Germania – e in via del tutto ipotetica – ha lasciato intendere infatti come nuove valutazioni potranno essere fatte per il prossimo 20 aprile. In Belgio si è preferito dichiarare sin da subito la durata della serrata in otto settimane, mentre Paesi come Francia, Spagna e Italia procedono cautamente, lasciando comunque pensare ad almeno un mese ancora di contenimento forzato.

Il pericolo della scelta irlandese risiede nel mettere a dura prova lo stesso sanitario europeo considerato nel suo complesso e le capacità di Bruxelles di gestire in modo comune la diffusione del patogeno. Il sistema della serrata è infatti efficace soltanto nella misura in cui tutti aderiscano allo stesso modo, isolando di fatto la popolazione dell’intera Europa. E sebbene geograficamente Dublino sia entità a sé, la semplice possibilità che alla riapertura contagiati asintomatici irlandesi si riversino nelle strade dell’Europa continentale rischierebbe di riproporre da capo il problema.

Ad ogni modo, l’Irlanda sembra intenzionata a procedere per la sua strada nella gestione del Covid-19: mettendo la salvaguardia della cultura e delle proprie abitudini davanti alle necessità dettate dalla diffusione del patogeno. E se la scelta si dimostrerà corretta o sbagliata, in fondo, potrà essere verificato soltanto nelle prossime settimane.

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