Siamo ormai abituati da qualche mese a leggere il nome delle stesse case farmaceutiche: Pfizer-BioNTech, AstraZeneca e Moderna. Da poco si è aggiunta alla lista anche Johnson & Johnson, il cui vaccino anti Covid è stato appena autorizzato dall’Agenzia del farmaco europea (Ema) dopo il via libera ricevuto negli Stati Uniti. Non tutti forse sanno che, al netto dei vaccini finiti sul mercato internazionale, i ricercatori di tutto il mondo stanno testando qualcosa come 75 sieri, tra i 42 fermi alla Fase 1, i 30 in Fase 2 e i 21 in Fase 3. Senza contare gli (almeno) altri 78 ancora in fase di sperimentazione attiva sugli animali.

Nei prossimi mesi, hanno ripetuto gli esperti, l’Europa e il mondo intero saranno travolti da una marea di farmaci capaci di debellare il Sars-CoV-2. Non c’è motivo di non credere a tale affermazione, anche e soprattutto alla luce dei numeri sopra riportati. Dunque, con una mole così ingente di vaccini in rampa di lancio, è pressoché scontato attenderci l’entrata in scena di nuovi nomi da memorizzare. Soffermandoci sul contesto europeo, dobbiamo però fare una distinzione tra i vaccini non ancora autorizzati che potrebbero presto ottenere il semaforo verde – è il caso di Sputnik – e quelli, invece, che arriveranno “dal nulla”.

Sputnik e Johnson & Johnson

Appare scontato partire dallo Sputnik, il vaccino russo finito, nelle ultime settimane, nell’occhio del ciclone mediatico. L’Ema ha reso noto di aver avviato l’iter per la revisione del siero. Si dovrà adesso attendere qualche settimana per valutarne la conformità agli standard dell’Unione europea “in materia di efficienza, sicurezza e qualità”. Nel frattempo, le trattative per la produzione del vaccino in Italia sono andate avanti. Lo Sputnik sarà prodotto sul territorio italiano dall’Adienne Pharma & Biotech, azienda farmaceutica italo-svizzera, anche se le dosi non entreranno sul mercato prima della fine dell’anno corrente. Lo ha dichiarato all’agenzia Tass il presidente della società con sede a Lugano, Antonio Di Naro.

“Abbiamo avviato degli scambi di competenze tecnologiche 15 giorni fa, termineremo questo processo in un paio di mesi, quindi effettueremo dei test; a luglio produrremo un lotto per la valutazione che non sarà destinato alla vendita; poi a settembre-ottobre un lotto per la registrazione, raccoglieremo i dati che verranno inviati all’agenzia italiana del farmaco, che a sua volta dovrà controllare la nostra produzione”, ha detto Di Naro, secondo cui “sino alla fine del 2021 l’azienda non produrrà lotti per la vendita”.

Abbiamo poi parlato dell’Ad26.COV2.S , il siero monodose sviluppato da Johnson & Johsnon. È stato autorizzato per l’uso emergenziale negli Stati Uniti e in Europa, anche se nel Vecchio Continente le sue fiale rischiano di non essere disponibili almeno fino alla metà di aprile. Secondo quanto riportato da Politico, i diplomatici Ue temono che le consegne concordate con l’azienda – la quale, ricordiamolo, produce in Usa – possano essere bloccate dal governo americano. Washington sta infatti continuando a seguire la linea vaccinale “America First” impostata da Joe Biden.

Gli altri vaccini

In rampa di lancio troviamo il CvnCoV sviluppato dalla tedesca CureVac e l’NVX-CoV2373 dell’americana Novavax. Il primo ha avviato lo scorso dicembre una sperimentazione di Fase 3, mentre l’Unione europea ha iniziato, a febbraio, il processo di revisione continua del siero. È probabile che la fumata bianca possa arrivare tra aprile e l’inizio di maggio. Intanto CureVac ha già negoziato un accordo per fornire all’Ue fino a 225 milioni di dosi del vaccino.

A luglio il governo americano ha investito qualcosa come 1.6 miliardi di dollari per sostenere le sperimentazioni cliniche e la produzione del vaccino Novavax. A settembre l’azienda statunitense ha lanciato i test di Fase 3. I risultati dovrebbero arrivare ad aprile, mentre il siero – se non dovessero esserci intoppi – potrebbe essere autorizzato dalla FDA americana a maggio. Difficile, tuttavia, pensare che l’NVX-CoV2373 possa essere disponibile per il mercato europeo, almeno in un primo momento.

Interessante, poi, la situazione relativa ad altri due vaccini, già usati nei rispettivi Paesi di produzione. Il russo EpicVacCorona è una sorta di alter ego dello Sputnik. Prodotto dal Vector Institute, come riportato dal New York Times, ha superato i test di Fase 3, anche se deve ancora presentare i risultati della sperimentazione. A gennaio, Mosca ha lanciato una campagna vaccinale che ha incluso anche il suddetto siero.

L’altro vaccino si chiama Covaxin, un prodotto nato grazie alla collaborazione tra l’Indian Council of Medical Researc, il National Institute of Virology e l’azienda indiana Bharat Biotech; al momento, è stato approvato all’uso d’emergenza in India e in Zimbabwe. Infine, tra i vaccini già diffusi in gran parte del mondo, troviamo i sieri cinesi: dal Sinopharm al CanSino, passando per il Sinovac. Anche queste potrebbero  essere altri armi interessanti da poter impiegare nella lotta contro il virus.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.