Ian Tattersall, antropologo di fama mondiale, dal 1971 al 2010 è stato curatore della Divisione di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, dove ha fondato la Hall of Human Biology and Evolution. Cresciuto in Africa orientale, ha studiato Archeologia e Antropologia presso l’Università di Cambridge, poi Geologia e Paleontologia dei Vertebrati presso l’Università di Yale, dove ha conseguito il dottorato di ricerca nel 1971. Il suo volume Becoming Human: Evolution and Human Uniqueness ha vinto il prestigioso premio W.W. Howells dell’American Anthropologican Association. Molti suoi libri sono stati tradotti in italiano, tra cui il recentissimo I signori del pianeta: La ricerca delle origini dell’uomo (Codice Edizioni, 2019).

Come riporta il Corriere della Sera, l’esperto ora lancia l’allarme: i livelli demografici tanto elevati implicano rischi
crescenti di gravi contagi e di altre pandemie. Basti pensare che 100 anni fa, quando tra il 1918 e il 1920 scoppiò la pandemia influenzale provocata dalla spagnola, la popolazione mondiale era di 2 miliardi di persone. Oggi più di quattro miliardi di persone in quasi 100 Paesi o territori nel mondo sono costrette o incoraggiate dalle loro autorità a rimanere confinate a casa per combattere la diffusione del Covid-19. La cifra rappresenta più della metà (circa il 52%) della popolazione mondiale, stimata dalle Nazioni Unite in 7,79 miliardi di individui nel 2020.

L’esperto lancia l’allarme: “Densità troppo alta”

Tattersall, intervistato dal Corriere della Sera, spiega che oggi viviamo “in una gigantesca popolazione mondiale che è troppo densa e troppo mobile per ammettere il tipo di innovazione richiesta per migliorare la specie”. A meno che, osserva, “con un costo umano terribile, la nostra enorme popolazione non sia nuovamente frammentata in modo significativo in gruppi più piccoli, come tante isole, a causa di un qualche evento persino peggiore della comparsa di Covid-19”. Noi abbiamo sempre dovuto convivere con i patogeni, rimarca.

Ma nell’ultimo secolo o giù di lì, spiega, “i successi della ricerca avevano alzato le nostre aspettative circa il grado di protezione che la scienza poteva garantirci da simili disastri. Il problema specifico al momento attuale è la densità senza precedenti in cui viviamo. Con quasi otto miliardi di abitanti sul pianeta, per lo più stipati guancia a guancia in città superaffollate, per non dire di quando voliamo da una città all’altra chiusi dentro tubi con le ali, offriamo ai patogeni un serbatoio mondiale incomparabile in cui prosperare. E questo – spiega – è un fatto di cui dovremo essere ben consapevoli quando qualcosa di ancora peggiore di Covid-19 ci colpirà. Ci sono infatti molti altri virus che potrebbero fare il salto di specie” sottolinea Tattersall.

“Gli uomini non imparano nulla dalla storia”

L’altro grande problema, spiega l’esperto, è che raramente gli uomini traggono lezione dalla storia. “l problema – afferma –  è che siamo culturalmente guidati, quindi riluttanti ad abbandonare i modi in cui abbiamo imparato a credere o a comportarci. Gli scienziati ci avevano avvertito da tempo del problema dei salti di specie dei virus e dei mercati con animali vivi, ma i politici sono molto restii a inimicarsi la gente vietando pratiche tenaci, per quanto autodistruttive”. Nella mente umana, osserva, “il calcolo a breve termine supera sempre il vantaggio a lungo termine”.

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