La pandemia di Coronavirus ha messo in luce tutte quelle difficoltà alle quali l’Occidente ormai non era più abituato, soprattutto a causa di un periodo di relativa prosperità durato sino ai giorni nostri sin dalla Seconda guerra mondiale. Un solido sistema sanitario, la libera circolazione in – quasi – tutto il Mondo e la possibilità di vivere la propria vita nel massimo delle proprie libertà. È bastata però l’esplosione di una pandemia a rimettere dentro all’incubatore questo nostro modo di vivere, evidenziando quelle difficoltà che credevamo proprie soltanto ormai del Terzo mondo: come la carenza di farmaci utili alla salvaguardia della salute umana.

In Europa scarseggiano i medicinali

È un durissimo allarme quello lanciato dal quotidiano francese Le Monde, focalizzato sulla situazione degli ospedali della Francia ma cui problema si ripropone specularmente in tutto il resto d’Europa e dell’Occidente: la carenza di medicinali. Non si parla però soltanto di quei particolari farmaci utilizzati in contrasto al Covid-19 e “riciclati” dalla lotta alle altre malattie che vessano ancora le popolazioni delle parti più povere del Mondo; anche molti prodotti farmaceutici generici, infatti, sarebbero scarsamente reperibili.

Ciò in realtà è già evidente da oltre un mese, quando gli ospedali hanno iniziato ad aumentare le proprie scorte in quanto consapevoli della bolla che sarebbe esplosa in seguito alla diffusione della pandemia. E con la necessità di continuare le cure anche a tutti quei pazienti affetti da altre patologie gravi e con la crisi produttiva mondiale, alcuni prodotti stanno andando esauriti. Il caso più conosciuto in ambito sanitario è quello dei prodotti composti da morfina, un derivante dell’oppio utilizzato anche nelle fasi terminali di una malattia, che in questo momento è diventato particolarmente arduo da reperire. E nonostante nelle scorse settimane era stato lo stesso presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump a richiedere all’India di continuare la produzione anche sotto le criticità che sta attraversando il Paese, le carenze non sarebbero ancora completamente rientrate.

Cade la globalizzazione

Forse è un paragone un po’ forte, ma sostenere che senza un sistema globalizzato a pieno regime anche l’Occidente possa riscoprirsi soggetto alle carenze del Terzo mondo non è un concetto così sbagliato. Infatti, è proprio dalla crisi delle forniture farmaceutiche che proviene il principale fondamento dell’affermazione, mettendo in evidenza alla popolazione mondiale quali siano gli effetti di un lockdown mondiale.

In questa situazione, l’Europa rischia di trovarsi completamente scoperta proprio a causa delle abitudini passate che – sebbene siano state necessarie per potenziare gli apparati produttivi – mettono in luce tutte le proprie debolezze. Senza avere una solida produzione in loco, in una situazione di confini chiusi le industrie de-localizzate in Asia non sono in grado di rifornire le case madri europee che, di conseguenza, non possono immettere i prodotti sul mercato. E in questa situazione, paradossalmente, rischiamo di scoprirci più poveri ancora di coloro che sino all’altro giorno eravamo convinti di sfruttare.

Mentre questo discorso è estendibile a molte filiere di mercato, la sua tragicità diventa evidente proprio per i suoi risvolti sulla sanità: anch’essa dipendente dalle grandi forniture estere. Come negli Stati Uniti, oltre a dover far fronte ad un numero eccessivo di malati adesso il rischio è di non avere nemmeno gli strumenti idonei per curarli; rendendo inutile anche i promessi potenziamenti delle strutture. E in questo scenario, risulta ancora più evidente la poca lungimiranza dell’Unione europea, forse troppo abituata ad essere seduta sugli allori di un Mondo costruito a immagine e somiglianza del Mondo occidentale, ma riscopertosi quanto mai fragile.

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