Si chiama B.1.526, è una nuova variante del Sars-CoV-2 e si sta diffondendo a macchia d’olio a New York. Se si trattasse di una semplice mutazione del virus, probabilmente la notizia passerebbe quasi in secondo piano. Anche perché abbiamo imparato a conoscere almeno tre varianti – inglese, sudafricana e brasiliana – senza contare le infinite trasformazioni “di contorno”. E perché gli esperti avevano spiegato fin da subito che questo virus, proprio come tutti gli altri, sarebbe andato incontro a varie mutazioni, di pari passo con la sua diffusione nel mondo.

Negli Stati Uniti, tuttavia, la situazione deve essere monitorata con la massima attenzione. La variante B.1.526 sembrerebbe esser dotata di una capacità preoccupante, ossia quella di indebolire l’efficacia dei vaccini. I primi studi hanno infatti rilevato una mutazione contenuta nella stessa variante che potrebbe – il condizionale è quanto mai d’obbligo – aiutare il Sars-CoV-2 a bypassare il sistema immunitario.

La nuova variante

B.1.526 è apparsa la prima volta lo scorso novembre in alcuni campioni raccolti proprio a New York. Gli scienziati hanno subito analizzato la nuova variante per capire con che cosa avessero a che fare. Quello che è emerso da due studi in attesa della revisione tra pari – il primo paper realizzato dai ricercatori del Caltech, il secondo, non ancora pubblico, dagli esperti della Columbia University – non lascerebbe presagire niente di buono.

La diffusione della nuova variante è particolarmente rapida. Nell’area di New York, si legge nella prima ricerca, intitolata SARS-CoV-2 lineage B.1.526 emerging in the New York region detected by software utility created to query the spike mutational landscape, sono state rinvenute due versioni del coronavirus in costante aumento: la prima variante conteneva la mutazione E484K, osservata in Sud Africa e Brasile, la seconda la S477N. Entrambe le varianti, che a metà febbraio rappresentavano circa il 27% delle sequenze virali scansionate a New York, sono state raggruppate sotto la sigla B.1.526. L’E484K si ritiene sia in grado di aiutare il virus a “schivare” parzialmente i vaccini, mentre la S477N pare possa influenzare la forza con cui il virus si lega alle cellule umane.

Gli esperti della Columbia University hanno adottato un approccio differente. Hanno sequenziato 1.142 campioni di pazienti transitati dal loro centro medico, scoprendo che il 12% degli infetti era stato contagiato dalla variante che conteneva la mutazione E484K. Queste persone avevano più probabilità di essere ricoverate in ospedale rispetto ai pazienti standard. “Vediamo casi a Westchester, nel Bronx e nel Queens, nella parte inferiore di Manhattan e a Brooklyn. Non c’è un singolo focolaio”, ha dichiarato, come riportato dal New York Times, David Ho, direttore dell’Aaron Diamond AIDS Research Center.

Rischi e preoccupazioni

Le autorità dello Stato di New York sono state prontamente allertate. “Considerando la diffusione di E484K e S477N, e il fatto che la regione di New York presenta una discreta immunità permanente derivante dall’ondata primaverile, siamo di fronte a un fenomeno da tenere d’occhio”, ha spiegato Kristian Andersen, virologo presso lo Scripps Research Institute di San Diego. La mutazione E484K si è manifestata indipendentemente in molte parti del mondo. E questo è un bel problema, visto che diversi studi hanno dimostrato come le varianti del virus contenenti la suddetta mutazione siano meno suscettibili ai vaccini rispetto alla forma tradizionale del Sars-CoV-2.

La mutazione che si sta diffondendo a New York interferirebbe con l’attività di una classe di anticorpi che quasi tutte le persone sono in grado di produrre. Detto altrimenti, è molto probabile che chi ha superato il coronavirus, o è stato vaccinato, possa limitare gli effetti di questa variante, rischiando tuttavia di ammalarsi in forma lieve o di presentare comunque dei sintomi. Peggio ancora, potrebbe infettare altre persone e mantenere il virus in circolazione, ritardando l’immunità di gregge. Insomma, il virus continua a evolversi e, in vista del futuro, i vaccini dovranno essere via via aggiornati.

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