È ormai dall’inizio di dicembre che la Francia affronta scioperi che paralizzano completamente il Paese. Le proteste, iniziate con gli insegnanti ed i ferrovieri, aumentano giorno dopo giorno, estendendo i settori che si rivoltano alla proposta di riforma del sistema pensionistico voluto dall’Eliseo. Gli organi di rappresentanza dei lavoratori sono decisi a portare avanti le manifestazioni sin tanto che la proposta di legge non sarà ritirata dal governo, arroccandosi sulle proprie posizioni. La difficile gestione della situazione e gli scandali politici legati alla sua persona hanno portato persino alle dimissioni dell’apposito ministro incaricato di seguire la riforma: Jean-Paul Delevoye.

Niente tregua di Natale

Sebbene le proteste stiano sfiancando i lavoratori stessi, l’impressione è che quest potrebbero continuare sino a Natale. La paralisi che ha colpito i trasporti pubblici si è estesa anche ai trasporti su gomma, con gli autotrasportatori che si sono uniti ai colleghi negli scioperi. Con le merci bloccate nei magazzini e le stazioni di benzina che rischiano di terminare il carburante a causa dell’assenza di rifornimenti, Parigi e tutta la Francia rischiano di piombare nel caos più totale.

Tutto questo continuerà se, oltre alle pensioni, non saranno ritoccati anche i salari e se non si otterrà il diritto ad avere la tredicesima, negata attualmente alla categoria. Da domani, si uniranno agli scioperi anche gli insegnati di tutti i livelli di istruzione e gli operatori ecologici, in un clima che sottolinea come ogni giorno che passi peggiori ulteriormente le condizioni che sono richieste al primo ministro francese. Il prossimo incontro tra le parti è stato fissato per la giornata di martedì 17 dicembre, ma le speranze di giungere ad una chiusura in tempi così stretti sono essenzialmente nulle.

L’incubo di Natale di Macron

Lo scenario che si trova di fronte l’Eliseo è catastrofico: non solo l’economia francese rischia di affrontare un mese di sangue, ma la popolazione della Francia si erge ancora oggi a difesa dei lavoratori, nonostante i disguidi che potranno essere arrecati nel periodo natalizio. Sebbene nell’ultimo periodo, secondo le rilevazioni di Elabe, la fiducia verso Macron abbia subito un aumento di due punti percentuali, si assesta solamente al 30%.

Non sono bastate le implorazioni dell’Eliseo ai manifestanti di fermare lo sciopero e la solidarietà espressa dal primo ministro francese verso coloro che dalla riforma ne sarebbero stati danneggiati. Le richieste dei rappresentanti di categoria sono infatti molto chiare: stop alla riforma dell’unificazione dei sistemi previdenziali e mantenimento delle categorie di pensionamento speciali. Senza che una sola di queste due condizioni non venga rispettata, il popolo francese continuerà a scendere in piazza; ogni giorno più folto di quello precedente.

“Il governo non può subire ricatti”

Dure sono le parole di Gèrald Darmanin, ministro per i conti pubblici, nei confronti dei manifestanti. Parigi non può essere tenuta sotto scacco da un gruppo di manifestanti, per quanto estesa sia la protesta. Più diplomatiche le parole invece di Edouard Philippe, cui dichiarazioni si appellano alla bontà d’animo dei ferrovieri e dei trasportatori affinché non rovinino il Natale al popolo francese.

Purtroppo per Macron però le cose stanno davvero in questo modo. La Francia è sotto ricatto e non ha nessun modo di vincere la battaglia. Il 54% del popolo francese sostiene appieno gli scioperi dei lavoratori, nonostante il delicato periodo in cui stanno avvenendo e nonostante i disagi causati. Soltanto il 30% dei francesi si è espressamente dichiarato ostile. Sebbene i numeri siano inferiori a quelli dello sciopero generale del 1995, il tifo del popolo è rivolto chiaramente ad una sua sola delle due fazioni: e non è quella capitanata dal despota repubblicano Macron.

Blackout di protesta

Gli scontri non si limitano però soltanto alle manifestazioni di piazza. L’associazione sindacale degli operatori elettrici ha annunciato di aver provocato un blackout che ha interessato oltre 90mila persone, lasciando gli abitanti senza luce nei pressi di Lione e della Gironda. Senza un accordo, la situazione è destinata a degenerare: i manifestanti hanno intenzione di combattere il presidente Macron con tutte le armi a loro disposizione.

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