L’Unicef lancia l’allarme sulla drammatica condizione dei bambini in Corea del Nord. Secondo le stime che è riuscito a fornire il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia nell’ultima riunione, almeno 60mila bambini si troveranno, in poco tempo, di fronte alla potenziale morte per fame. Una situazione tragica in cui, come confermato dagli stessi funzionari delle Nazioni Unite, le sanzioni decise dalla comunità internazionale, su progetto Usa, incidono in maniera sensibile. Sanzioni che aumentano gradualmente e che, come confermato anche dalle ultime decisioni degli Stati Uniti, colpiscono sempre più aziende e grandi fornitori di materie prime. Secondo le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le forniture umanitarie o le operazioni inerenti alla consegna di beni alimentari di prima necessità sono esenti da sanzioni. Lo ha voluto ricordare anche Omar Abdi, vicedirettore esecutivo dell’Unicef, per far comprendere meglio il problema dell’incidenza del blocco internazionale su questi rifornimenti. Il problema, tuttavia, è che l’assedio finanziario e politico sulla Corea del Nord fa sì che il procedimento diventi lungo, complesso e che molte aziende evitino direttamente di commerciare con Pyongyang per evitare di finire nell’occhio delle sanzioni. “Quello che succede è che, naturalmente, le banche e le società che forniscono beni sono molto attente, non vogliono correre il rischio di essere associate con l’infrazione delle sanzioni”, ha detto Abdi nell’ultima riunione, come riporta l’Asahi Shimbun. “È questo a rendere più difficile per noi il trasporto delle merci. Ci vuole più tempo, soprattutto per ottenere denaro all’interno del paese, ma anche per spedire merci verso la Corea del Nord. Non ci sono molte linee di navigazione che operano in quella zona”. Inoltre, come ha sostenuto Abdi, c’è anche un problema di non poco conto per ciò che concerne il carburante. Le sanzioni sul petrolio raffinato comportano inevitabilmente de tagli alla fornitura delle navi che arrivano nei porti coreani (che sono già poche), e dunque molti evitano di fare rotta verso la Corea del Nord per evitare di avere poi problemi nel momento dello scalo e del rifornimento. Oggi il carburante è poco e molto più costoso – si parla di un aumento del prezzo di circa il 160% – e questo si ripercuote sulla capacità di arrivo delle navi cargo per gli aiuti alimentari.

“Stiamo calcolando che a un certo punto dell’anno, circa 60mila bambini saranno considerati gravemente malnutriti. Questa è la malnutrizione che potenzialmente può portare alla morte: è la malnutrizione proteica e calorica”, ha detto Manuel Fontaine, direttore dei programmi di emergenza dell’Unicef in tutto il mondo. “La tendenza è preoccupante e non sta migliorando”. Secondo le stime dell’Unicef a questi 60mila bambini a rischio di morte per fame, se ne aggiungono 200mila che già soffrono di malnutrizione acuta. Nel 2017, come ha ricordato il portavoce Unicef Cristophe Bulierac, l’Unicef è riuscita a raggiungere almeno 39mila bambini con i programmi di alimentazione terapeutica, ma le sanzioni stanno rendendo praticamente impossibile anche questo procedimento. “La diarrea legata alle scarse condizioni igienico-sanitarie e alla malnutrizione acuta rimane una delle principali cause di morte tra i bambini”, questo l’appello lanciato martedì scorso dal portavoce Unicef nei confronti dei donatori. L’Agenzia Onu ha bisogno di circa 16,5 milioni di dollari – una cifra sicuramente colmabile da parte degli Stati che ne fanno parte, visto quanto viene speso per altri futili motivi – per fornire nutrizione, salute e acqua ai nordcoreani. Il problema è che l’Unicef paga un contesto politico negativo, in cui le sanzioni obbligano ad affrontare “sfide operative” non indifferenti. E il problema risulta ancora maggiore se si pensa che l’Unicef sia l’unica agenzia internazionale ad essere autorizzata dal governo nordcoreano ad operare all’interno del suo territorio.

Il problema è che, nell’attuale situazione internazionale, non sembrano aprirsi spiragli per un allargamento della rete sulla Corea del Nord. Ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito l’intenzione di premere sul governo di Pyongyang e ha ripreso in mano tutta la sua retorica più bellicista nonostante il periodo di apparente tregua. E nelle ultime settimane, le accuse nei confronti di Cina e Russia di aggirare le sanzioni imposte sulla Corea del Nord sfruttando armatori privati per rifornire di carbone e petrolio i nordcoreani, stanno rendendo sempre più difficile la possibile che Mosca e Pechino si azionino per allentare le sanzioni internazionale. Sanzioni che anche loro hanno votato al Consiglio di Sicurezza e che dunque sono obbligate a rispettare. Una situazione che non sembra avere una via di uscita e che sta portando a uno scenario forse anche peggiore, per certi, di quello di un’escalation militare: il collasso umanitario della Corea del Nord.

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