A febbraio era stato identificato in sette lavoratori di una fabbrica di pollame, ma le autorità sanitarie avevano subito chiarito che no, quel virus non poteva in alcun modo trasmettersi da un essere umano a un altro, ma soltanto, semmai, da un animale infetto all’uomo. Inoltre, i sintomi presentati dai pazienti rientravano tutti in casistiche lievi, mentre il focolaio iniziale – pare, esploso nella popolazione di uccelli con cui gli uomini avevano a che fare quotidianamente – era stato contenuto con successo, fino alla sua scomparsa.

A distanza di un mese, in Russia si torna a parlare di influenza aviaria, in particolare del ceppo rinvenuto nei lavoratori russi, l’AH5N8, ben diverso rispetto all’H5N1, fin lì l’unico ceppo noto per contagiare l’uomo. Un messaggio lanciato da Anna Popova, direttrice dell’Agenzia per la tutela del consumatore (Rospotrebnadzor), non lascia teoricamente dormire sogni tranquilli. Almeno, in proiezione futura. Già, perché il nuovo tipo di virus dell’influenza aviaria AH5N8 è molto probabile che possa presto mutare, e che possa essere trasmesso non solo da animale a persona, ma anche da persona a persona.

Lo scenario peggiore

“La previsione che ciò accadrà ha un grado di probabilità abbastanza elevato. Ma l’abbiamo identificata prima che si verificassero i problemi”, ha detto Popova all’agenzia russa Tass. Certo, la direttrice di Rospotrebnadzor ha addolcito un po’ la situazione ribadendo che c’è tempo per prepararsi a un tale scenario, ma il discorso dovrebbe comunque far riflettere. Da Mosca, in sostanza, invitano indirettamente a iniziare a sviluppare test e perfino a creare un vaccino per scongiurare nuove pandemie dal sapore di quella provocata dal Covid.

“Se necessario, saremo pronti. Siamo stati in grado di vedere e avvertire l’intera comunità internazionale che c’è una minaccia”, ha aggiunto Popova, secondo la quale, l’individuazione di questo virus negli esseri umani è una “scoperta di livello mondiale” e rappresenta il risultato naturale del lavoro dell’intero sistema di sorveglianza sanitaria ed epidemiologica.

Facendo un calcolo, e ragionando sulle tempistiche fornite dalle autorità russe, a dicembre sarebbe stato rilevato un focolaio in una fabbrica di pollame situata nel sud della Russia. Un mese più tardi alcuni lavoratori della struttura hanno iniziato ad accusare strani sintomi e, dopo i controlli, sono risultati positivi all’AH5N8. Passa un altro mese e fa capolino il rischio che il nuovo ceppo possa mutare ulteriormente e trasmettersi da uomo a uomo.

I rischi rischia per l’Europa (e il mondo intero)

L’avviso proveniente dalla Russia deve senz’altro fungere da monito per tutta la comunità internazionale. Guai abbassare la guarda in quella che gli scienziati hanno soprannominato “epoca delle pandemie”. Stando a un report diffuso dal governo del Regno Unito, tuttavia, al momento il rischio per la salute pubblica rappresentato da AH5N8 è considerato basso all’interno di tutto il Paese, così come basso è il rischio per i residenti dell’Uk che si sono recati nei Paesi in cui è stato rilevato il nuovo ceppo di aviaria.

L’uso di dispositivi di protezione individuale appropriati continua a essere la raccomandazione principale. Coloro che, a causa di motivi di lavoro o altre esigenze, sono coinvolti nell’abbattimento, pulizia o eliminazione di volatili potenzialmente infetti dovrebbero inoltre ricevere una profilassi antivirale.

In generale, il rischio per le persone esposte all’AH5N8 è leggermente superiore a quello corso dalle persone comuni, anche se è considerato basso quando vengono implementati interventi appropriati, come l’uso di DPI e profilassi. Ricordiamo che il ceppo rilevato in Russia, nel corso degli ultimi mesi, è stato riscontrato in uccelli e allevamenti di mezza Europa.

Ben 20 focolai sono stati individuati nel Regno Unito, tra Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord, mentre altre segnalazioni sono arrivate da Romania, Svezia, Croazia, Francia, Danimarca, Polonia e Paesi Bassi. In ogni caso, quanto accaduto in Russia indica che il ceppo dell’aviaria AH5N8 è riuscito a effettuare una prima, rudimentale zoonosi. Ossia, il salto di specie dall’animale all’uomo. Lo stesso percorso fatto dal Sars-CoV-2.

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