L’umanità potrebbe non liberarsi mai dal Covid-19 come è accaduto per molte altre malattie: a dirlo è Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Vaccino o convivenza?

Il Mondo sarebbe destinato a convivere con il coronavirus esattamente come è successo con il virus dell’HIV. Al momento, sono allo studio più di cento differenti formule di vaccini potenziali ma gli esperti dell’Organizzazione sottolineano quanto sia difficile che ne emerga uno solo che sia efficace per tutti e che scongiuri pericolosi effetti collaterali; inoltre, il Covid-19 potrebbe anche fondersi con altri virus che compaiono ogni anno. E anche qualora si trovasse un vaccino, ciò non equivale a debellare la malattia come nel caso del morbillo. Ryan ha inoltre aggiunto un messaggio di speranza “Se troviamo un vaccino efficace e saremo in grado di distribuirlo a chiunque ne abbia bisogno, potremmo puntare a eliminarlo”. Ma quel vaccino dovrà essere sviluppato, prodotto nelle giuste quantità e soprattutto dovrà essere usato: prima di questa pandemia, sottolinea Ryan, l’OMS era alle prese con una crisi devastante legata al morbillo nel Pacifico: molti bambini lì e in altri luoghi non vengono ancora vaccinati. Per Ryan il problema dello scoppio di focolai improvvisi è legato all’esistenza di vaccini efficaci che non vengono usati in modo capillare, come quello del morbillo, e che potrebbero eradicare la malattia.

È questa la ragione per cui l’OMS si dichiara scettica circa le riaperture frettolose mentre il mondo sfiora i 4 milioni di casi e quasi trecentomila morti: quanto mai ora è necessaria estrema cautela per evitare nuovi focolai. Ryan ha affermato che l’apertura delle frontiere terrestri è meno rischiosa rispetto all’agevolazione dei viaggi aerei, una “sfida diversa” da non anticipare in questa fase.

Cinque anni per riuscire a controllare il virus

La pandemia di coronavirus potrebbe continuare lungo tutto il decennio. La dottoressa Soumya Swaminathan, capo scienziato dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato mercoledì scorso, in occasione di un webinar della Global Boardroom del Financial Times che in un arco di quattro o cinque anni, potremmo essere in grado di controllare il Covid-19. Swaminathan ha affermato che un vaccino sembra essere la “migliore via d’uscita” al momento, ma ha avvertito che ci sono molti “se e ma” sulla sua sicurezza, produzione e distribuzione equa. L’emergere di nuovi casi Covid-19 in Corea del Sud e Cina ha aggravato le preoccupazioni circa una seconda ondata di infezioni, proprio mentre molti paesi del Mondo si accingono ad una riapertura e ad allentare le restrizioni.

La parola “lockdown” è diventata un nuovo termine aggiunto ai nostri vocabolari, ma la parola è spesso male interpretata e fraintesa, secondo i funzionari dell’Oms. Tali equivoci possono erodere il sostegno pubblico a importanti misure di sanità pubblica o indebolire la capacità di un paese di combattere efficacemente il virus. Non esiste una definizione universale per ciò che costituisce un lockdown. I blocchi, ha spiegato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell’OMS, sono una serie di misure prese dai paesi che includono restrizioni alla circolazione a livello individuale e comunitario. Possono includere chiusure complete o parziali di diversi tipi di strutture, come scuole o luoghi di lavoro. Non tutti i paesi hanno dovuto chiudere tutti i tipi di strutture, alcuni sono stati in grado di controllare il virus e lasciare ancora posti di lavoro aperti, o persino bar e locali notturni. I blocchi da soli non possono sradicare COVID-19. Fanno parte di una più ampia strategia in sei step che i funzionari dell’OMS hanno delineato a marzo. Queste misure, insieme a test e analisi, possono aiutare a tracciare e rallentare la diffusione del virus. Possono essere applicati da qualsiasi paese, indipendentemente dalla sua fase di trasmissione. “Ci vorrà del tempo per uscire da questa pandemia … che differirà in base al paese stesso”, ha sottolineato Van Kerkhove.

Il Covid spazza via i progressi sulla salute umana

In tutto il mondo, la pandemia COVID-19 sta causando una significativa perdita di vite umane, interrompendo l’afflusso di mezzi di sussistenza e minacciando i recenti progressi nella salute e nello sviluppo globale. Se le persone in tutto il mondo vivono vite più lunghe e più sane, il tasso di progresso è troppo lento per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e ciò sarà ulteriormente aggravato dalla pandemia. Come ha affermato Tedros, direttore generale dell’OMS, “La pandemia evidenzia l’urgente necessità che tutti i paesi investano in sistemi sanitari forti e nell’assistenza sanitaria di base, come la migliore difesa contro focolai e contro le molte altre minacce per la salute che le persone in tutto il mondo affrontano ogni giorno “. Sono questi due punti fondamentali che determineranno, in buona percentuale, il destino sanitario del virus stesso.

Le statistiche sanitarie mondiali dell’OMS – pubblicate alcuni giorni fa, riportano i progressi rispetto a una serie di indicatori chiave di salute e servizi sanitari, rivelando alcune importanti lezioni verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile e lacune da colmare. L’aspettativa di vita e l’aspettativa di vita sana sono aumentate, ma in modo diseguale. I maggiori risultati sono stati registrati nei paesi a basso reddito, che hanno visto l’aspettativa di vita aumentare del 21% o 11 anni tra il 2000 e il 2016: qui è stata fondamentale la lotta all’HIV, malaria, tubercolosi, oppure a malattie tropicali trascurate come la dracunculiasi. Un altro punto fondamentale sarà garantire una migliore assistenza sanitaria materna e infantile, elemento che ha portato a dimezzare la mortalità infantile tra il 2000 e il 2018.

Nel 2017, si stima che oltre la metà (55%) della popolazione globale non abbia avuto accesso a servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro e più di un quarto (29%) mancasse di acqua potabile gestita in modo sicuro. Nello stesso anno, due famiglie su cinque a livello globale (40%) non disponevano di strutture per il lavaggio delle mani di base con acqua e sapone in casa.

Le statistiche sanitarie mondiali evidenziano anche la necessità di sistemi di dati e informazioni sulla salute più solidi. Capacità irregolari di raccogliere e utilizzare statistiche sulla salute accurate, tempestive e comparabili, minano la capacità dei paesi di comprendere le tendenze sanitarie della popolazione, sviluppare politiche appropriate, allocare le risorse e dare la priorità agli interventi, anche nei paesi più sviluppati. Il caos sanitario ingeneratosi nel sistema americano, infatti, ne è una delle prove più evidenti.

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