La pandemia di Covid? Il suo impatto sul pianeta è stato devastante, non sappiamo quando (e se) arriverà una seconda ondata e molti Paesi, a cinque mesi esatti dalla prima apparizione di questo sconosciuto agente patogeno, stanno ancora contando i morti. Eppure, avvisano gli esperti, il rischio che virus ben più aggressivi del Sars-CoV-2 possano approdare nel mondo umano è altissimo.

Il motivo lo ha spiegato alla perfezione Richard Leakey nel corso di un’intervista rilasciata al settimanale La Lettura. Leakey è uno scienziato di fama mondiale che da anni si batte per la conservazione delle specie animali minacciate di estinzione. Il problema alla base di tutto, lo stesso che provoca sia la comparsa di virus di origine animale che le pandemie, è la pressione dell’essere umano sull’ambiente.

“Un enorme numero di specie sta via via scomparendo – ha affermato Leakey – Non solo elefanti e rinoceronti, ma anche molte altre specie, grandi e piccole, che abitavano le foreste e le profondità marine”. Altro che ritorno al primordiale “equilibrio con la natura”: il processo che si è innescato è ormai “irreversibile” perché “siamo in troppi e vogliamo troppo”. Detto altrimenti, l’uomo ha invaso il regno animale, espandendosi laddove vivevano specie isolate.

Il risultato dell’improvviso contatto ravvicinato, una vera e propria bomba sanitaria, ha facilitato lo spillover (ovvero il passaggio di un patogeno da una specie ospite all’altra) e portato alla luce malattie sconosciute. Covid è solo l’ultima arrivata. Scorrendo indietro nel tempo, notiamo come l’elenco sia piuttosto corposo: Sars, Mers, Zika, Ebola, Aids. Gli animali coinvolti sono altrettanto numerosi, tra certezze, ipotesi e supposizioni: pipistrelli, zanzare, scimmie, cammelli e altri ancora.

L’estinzione degli animali

A causa della pressione umana sull’ambiente – e della conseguente trasformazione degli habitat naturali – molte specie sono costrette a spostarsi per trovare condizioni migliori per la loro esistenza. “La pandemia di Covid-19 – ha aggiunto Leakey – deriva dal fatto che stiamo mettendo pressione su queste creature e le obblighiamo a spostarsi in nuovi habitat. Lo facciamo anche noi, perché non dovrebbero farlo loro?”.

Interferire con la vita degli animali “che fanno da serbatoio” ai virus (o, peggio ancora, mangiarli) comporta inevitabilmente la diffusione degli agenti patogeni che vivono all’interno dei loro organismi. C’è, dunque, un nesso molto forte tra l’attuale pandemia di Covid e la devastazione degli ecosistemi per mano umana. Tornando al Sars-CoV-1, anche se non ci sono certezze assolute, gli scienziati pensano che tutto possa essere partito da un pipistrello; il virus sarebbe quindi passato all’uomo attraverso l’azione di un ospite intermedio (forse un pangolino o chissà quale altro animale), probabilmente esposto su una bancarella di qualche wet market.

“Dobbiamo correggere la nostra arroganza e riconoscere che non abbiamo abbastanza risorse per nutrire tutti. Non possiamo aspettarci che la popolazione mondiale arrivi a 8 o 9 miliardi e viva con le risorse che abbiamo, che sono già di per sé scarse, visto che il cima è meno stabile, c’è più freddo, più caldo e non abbastanza acqua”, ha dichiarato Leakey.

Un futuro pieno di rischi

Un altro enorme problema che contribuisce a favorire il temuto spillover è il traffico di animali selvatici. “Non sono sicuro che potremo mettere per sempre fine a questi commerci, perché si smercia ciò che le persone desiderano. Dovremo tornare alla lezione di base per cui c’è un limite a ciò che possiamo mangiare e desiderare”, ha fatto notare Leakey. Anche in questo caso gli esempi non mancano. Uno dei traffici finito sotto la lente d’ingrandimento delle autorità cinesi – e accusato di aver favorito la diffusione del Covid – è la compravendita di pangolini, un business molto diffuso in tutto il sud-est asiatico.

Per quanto riguarda i nuovi virus, cioè quelli che arriveranno dopo il Sars-CoV-2, lo scienziato ha azzardato una previsione: “I virus mutano e non c’è ragione per cui non possa venirne fuori uno anche più cattivo. Covid-19 non è l’ultima pandemia che vedremo”. Cosa potrebbe succedere? Difficile dirlo, anche se le ipotesi non mancano.

“Per esempio – ha chiarito Leakey – noi sappiamo che le particelle di plastica nell’acqua sono mangiate dai pesci: immaginiamo quali effetti potrebbe avere un patogeno che imparasse a legarsi alla plastica”. Il vaccino? Potrebbe non essere un valido rimedio perché “quando troveremo un vaccino, un minuto dopo ci sarà già un nuovo virus dietro l’angolo, pronto a trovare una via per contagiarci”.

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