Alcuni Paesi, come Stati Uniti, Italia e Corea del Sud, hanno introdotto un test Covid obbligatorio per tutte le persone provenienti dalla Cina. Altri stanno valutando l’eventualità di attuare regole simili. Il motivo è sempre lo stesso: la rapida diffusione di Sars-CoV-2 oltre la Muraglia che ha generato ondate di timori e preoccupazioni a livello internazionale.

Se molte ansie risultano autentici buchi nell’acqua, è altrettanto vero che ci sono rischi da prendere in seria considerazione. Il più importante di tutti: l’ipotesi che milioni e milioni di infezioni quotidiane possano partorire una variante inedita, capace di bucare l’effetto dei vaccini utilizzati in Occidente. È anche per questo motivo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha chiesto al governo cinese di monitorare la situazione con il massimo rigore e di raccogliere quanti più dati possibile.

In un comunicato, l’Oms ha “nuovamente chiesto la condivisione regolare di dati specifici e in tempo reale sulla situazione epidemiologica – in particolare più dati di sequenziamento genetico, dati sull’impatto della malattia compresi i ricoveri, i ricoveri in terapia intensiva e i decessi – e dati sulle vaccinazioni effettuate e sullo stato di vaccinazione, specialmente per le persone vulnerabili e in quelle di età superiore ai 60 anni”.

Ma come sta andando l’epidemia oltre la Muraglia? Potremmo dire che sta facendo il suo corso dopo l’archiviazione della Zero Covid Policy. Secondo un recente studio, l’ondata di infezioni da Covid che ha attraversato la Cina potrebbe addirittura aver già raggiunto il picco in alcune delle più grandi città del Paese, tra cui Shanghai e Pechino.



Il Covid in Cina

L’analisi in questione, pubblicata il 29 dicembre sulla rivista peer-reviewed Frontiers of Medicine, sostiene che i modelli matematici hanno previsto che l’ultima ondata di infezioni riguarda le principali città cinesi entro la fine del 2022, mentre le aree rurali saranno colpite dall’aumento dei contagi tra la metà e la fine di gennaio. La diffusione potrebbe essere “drammaticamente aumentata” dai viaggi previsti durante il prossimo Festival di Primavera, il periodo di festa nazionale del capodanno lunare, che cade il 22 gennaio, afferma lo studio.

Dal punto di vista sanitario, Asia Times ha acceso i riflettori su quanto sta avvenendo tra le corsie degli ospedali cinesi. I medici hanno affermato che circa il 5% di coloro che hanno cercato cure presso ospedali e cliniche aveva la polmonite. La maggior parte potrebbe riprendersi completamente, ma alcuni hanno elevate probabilità di morire in pochi giorni. Le autorità, intanto, hanno avvertito che sia gli anziani che i giovani pazienti Covid potrebbero doversi trovare a fare i conti con una grave polmonite se non dovessero cercare cure mediche in una fase iniziale.

Al 20 dicembre, la Cina ha informato di aver terminato il sequenziamento del genoma sui campioni di 1.100 pazienti Covid e identificato 12 tipi di ceppi di Omicron, inclusi alcuni comuni come BA.5.2, BF.7 e BM.7, e di non aver trovato nessuna nuova variante.

Caccia alle cure e “polmoni bianchi”

Nel frattempo, “polmoni bianchi” e “ceppi originali” sono tra le principali parole chiave dei motori di ricerca online. Numerosi netizen sospettavano che il sintomo del cosiddetto “polmone bianco” – che si riferisce alle macchie bianche sui polmoni, evidenti nelle radiografie di alcuni pazienti Covid affetti da insufficienza respiratoria acuta – fosse causato dalla variante Delta o dai ceppi originali del virus. I funzionari sanitari hanno tuttavia sottolineato che il sintomo è stato causato da Omicron, e cioè la variante sulla carta meno pericolosa tra quelle in circolazione.

Il virologo cinese Zhang Rongshan ha spiegato che alcuni pazienti hanno avuto “polmoni bianchi” perché hanno contratto batteri Gram-positivi e negativi negli ospedali o nelle case di cura. Altri esperti hanno invece ammesso che era difficile curare le persone con polmonite grave perché queste avevano perso l’opportunità di assumere farmaci antivirali entro i primi 10 giorni dopo aver manifestato i sintomi.

A proposito di medicinali, uno studio pubblicato su Nature ha acceso i riflettori sull’acido ursodeossicolico (Udca), un prodotto solitamente indicato per sindromi biliari ed epatiche (il primo produttore al mondo è un’azienda italiana, la Industria Chimica Emiliana di Reggio Emilia), ma che pare sia in grado di aiutare a prevenire l’infezione da Covid o ad alleggerirne i sintomi. Pur non essendoci ancora prove schiaccianti, in Cina i sanitari hanno iniziato a prescrivere Udca per tutti i pazienti. Risultato: il farmaco è letteralmente introvabile. E le azioni delle due aziende cinesi che ne assemblano il principio attivio, la New China Pharma e la Xuantai Pharma, sono letteralmente volate alla Borsa di Shanghai.

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