Si fa presto a parlare di lockdown. Questa misura estrema, usata da molti Paesi nella fase più critica della prima ondata di Covid per stoppare la crescita dei contagi, può essere attuata in vari modi. Troviamo il lockdown totale, qualcosa di simile a quello impiegato dall’Italia, con la chiusura di tutte le attività non rilevanti e il divieto di spostarsi. C’è il lockdown “a zone” o locale, che coincide con la serrata limitata ad alcune aree più critiche (per maggiori informazioni rivolgersi a Madrid), ed esiste pure il lockdown soft adottato, ad esempio, dal Regno Unito, con strette limitate. Insomma, la scala di lockdown, se così possiamo chiamarla, offre un bel po’ di varianti.

Per quanto riguarda l’Italia, il premier Giuseppe Conte è stato chiaro: questa volta non ci sarà alcun lockdown nazionale. Eppure le parole del presidente del Consiglio non lasciano dormire sogni tranquilli. Anche perché i contagi aumentano giorno dopo giorno e non sempre le mosse del governo riescono a stare al passo del virus. Lo spauracchio, oltre alla serrata totale, è che l’esecutivo possa varare chiusure limitate a città o zone in cui il rischio sanitario è maggiore. In attesa di capire quali saranno le contromisure dell’Italia e degli altri Paesi, sono tornate alla ribalta dubbi e domande in merito a questa draconiana misura di contenimento.

Quale lockdown?

Innanzitutto la comunità scientifica è ancora divisa sull’effettiva utilità del lockdown: funziona davvero? Alcuni esperti dubitano della sua efficacia e preferiscono il modello svedese, mentre altri sono convinti che, in alcuni casi specifici – ad esempio quando il sistema sanitario di un Paese è prossimo al collasso – la serrata nazionale possa essere utile. Attenzione però, perché anche nel caso in cui un governo volesse optare per il lockdown, ci sono dei criteri temporali da rispettare.

Come ha spiegato su Repubblica Enrico Bucci, professore di Biologia presso la Temple University di Philapdelphia, “per massimizzarne gli effetti, il lockdown andrebbe fatto prima possibile“. Considerando il contesto italiano, a detta di Bucci, “dovremo già essere in lockdown, perché se lo si adotterà tra 4 o 5 settimane la discesa sarà molto più lenta”. Detto altrimenti, se Conte dovesse cambiare idea e attuare il lockdown nei prossimi giorni, commetterebbe un grosso errore. Al netto dei benefici del lockdown, come spiegato, la misura deve essere effettuata il prima possibile. Non è finita qui. In caso di lockdown bisognerebbe capire quale modello impiegare: quello totale o parziale? Senza ombra di dubbio il secondo, anche se le incertezze restano tante.

Quale durata?

Un’altra domanda da porsi è: quanto dovrebbe durare un lockdown? Risposta: dipende dal contesto. Il governo italiano ha attuato un lockdown piuttosto lungo, di circa di tre mesi, tra proroghe e divieti allentati. Uno studio dell’Università di Pisa, Fondazione Kessler e Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato un dato da prendere seriamente in considerazione. Non avrebbe senso affidarsi a un lockdown di mesi; potrebbero bastare, almeno in linea teorica, un paio di settimane di serrate.

Secondo i dati raccolti nella ricerca, per quanto riguarda il contesto italiano, la prima settimana di lockdown – dall’11 al 18 marzo – sarebbe stata sufficiente per abbassare la mobilità del 40% e portare il famigerato indice dei contagi (Rt) da 3 a 1. Considerando che l’attuale Rt si aggira intorno a un valore compreso tra 1,2 e 2, lo scenario dovrebbe essere ancora più favorevole.

In contrasto con questo studio troviamo la ricerca realizzata dal team guidato dall’epidemiologo Neil Ferguson dell’Imperial College di Londra, secondo cui sarebbe necessario un lockdown piuttosto lungo ed esteso nel tempo. Attenzione però, perché la serrata non deve essere continuativa ma ad “intermittenza“. Stiamo parlando della strategia rinominata “lockdown a yo-yo“, ovvero di un reset diluito nel corso dei mesi e alternato tra aperture e chiusure. Soltanto in questo modo, a detta di Ferguson, sarebbe possibile frenare la diffusione della pandemia e salvare l’economia. Insomma, a patto di optare per il lockdown è fondamentale scegliere la giusta strada. Quella che l’Italia non ha saputo imboccare.

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